(segue da)

A volte la popolarità di un remake e la maestria con cui viene realizzato gli aprono le porte dei film imperdibili della storia del cinema… Pellicole, che in alcuni casi hanno sancito l’inizio di lunghe carriere di successo, come è accaduto a Quentin Tarantino con Le iene (1992), ufficialmente ispirato al film cinese City on Fire (1987) – di fatto un vero e proprio remake, almeno per quanto riguarda la seconda parte -, praticamente sconosciuto in Italia, ma noto in Gran Bretagna e negli Usa. Oltre al soggetto (un agente si infiltra in una banda di criminali, che devono compiere una rapina, che finisce male), dal film di Ringo Lam, Tarantino recupera anche alcune scelte stilistiche, come la violenza che permea tutta la pellicola, e la scena dello “stallo alla messicana” (come si chiama in gergo il triello, visto anche in Il buono, il brutto e il cattivo), dove tre personaggi si puntano a vicenda un’arma addosso.

Sotto il trailer anglofono di City on Fire:

Sotto il trailer italiano de Le Iene con il famoso “stallo alla messicana”:


Dalla Hong Kong viene propiziata la nascita del film Oscar (Miglior film del 2007) The Departed di Martin Scorsese, rifacimento di Infernal Affairs (film del 2002 di Andrew Lau e Alan Mak, che è stato oggetto anche di prequel e un sequel).

Un caso di remake-pretesto è invece La città degli angeli (1998) di Brad Silberling con protagoniste le star Meg Ryan e Nicolas Cage. Il film è un rifacimento a colori del capolavoro francotedesco in bianco e nero di Wim Wenders, Il cielo sopra Berlino (1987, che tra gli altri premi vinse per la Miglior regia a Cannes), con Bruno Ganz e Peter Falk. Sullo sfondo dell’originale una città alla fine della guerra fredda. Lì due angeli, Damiel e Cassiel osservano e immagazzinano informazioni sull’umanità non interagiscono con l’esistenza delle persone (contrariamente al remake), un’attività che svolgono da prima che l’uomo venisse al mondo. Nel remake, invece, il perno della vicenda è la storia d’amore tra l’angelo Cage e la dottoressa Ryan…, che sembra essere l’unico e vero motivo che porta lui a “perdere le ali”, e a cadere (letteralmente) per farlo. Tutto in questo rifacimento viene spiegato didascalicamente all’angelo che diventa uomo, mentre nell’originale la caduta è simbolica, una sorta di viaggio spirituale.

Ecco la scena della “caduta” de La città degli angeli:

Ecco la scena della biblioteca de La città degli angeli:

Ecco la scena della biblioteca de Il cielo sopra Berlino:

D’altra parte, a volte, il remake di un film trascende anche il genere, come è avvenuto nel caso de I magnifici sette. Nel 1960, infatti, John Sturges trasforma il cult giapponese di Akira Kurosawa, I sette samurai (1956), un drammatico-storico, in un western, che avrà anche tre sequel. Nella trasformazione dal giappone feudale alla frontiera americana vengono mantenuti principalmente i temi di fondo: onore, amicizia virile e rifiuto dell’ingiustizia… Anche un altro film di Kurosawa, La sfida del samurai (Yojimbo, 1961), fu fonte d’ispirazione per un western: Per un pugno di dollari (1964) di Sergio Leone.

Tra le cinematografie più “copiate” degli ultimi anni, invece, ci sono quella spagnola e quella scandinava. Dalla prima è stato saccheggiato soprattutto il genere horror (vedi il capitolo ad hoc), mentre la seconda è sotto i riflettori negli ultimi tempi per il remake del vampiresco Lasciami entrare, ovvero Let Me In, che dovrebbe essere rivisto in versione più action rispetto al primo, ma anche e soprattutto per il remake di Uomini che odiano le donne, firmato da David Fincher, che vanta nel cast Daniel Craig nei panni che furono di Michael Nyqvist. La trilogia bestseller da cui è tratto anche il film svedese è da poco approdata negli Usa… E, infatti, il regista ha dichiarato che il suo film sarà più che altro un nuovo adattamento del romanzo, poiché è da lì e non dallo script della prima pellicola, che ha attinto lo sceneggiatore Steven Zaillian. Quale occasione più ghiotta per riproporre in chiave internazionale il film, con un cast di maggior richiamo? D’altra parte i protagonisti della trilogia scandinava, Nyqvist e Noomi Rapace hanno a loro volta conquistato Hollywood. Il primo, infatti, sarà in Mission Impossible IV, mentre la seconda sarà la protagonista femminile di Sherlock Holmes 2. Anche la Danimarca ha recentemente dato alla luce pellicole che hanno attirato l’attenzione delle produzioni americane. Il caso più recente è Non desiderare la donna d’altri (2004) di Susanne Bier, che ha vinto il premio del pubblico al Sundance Festival nel 2005 e che è stato rifatto con il titolo Brothers (il titolo originale del film danese era Brødre), senza cambiare sostanzialmente la trama, da Jim Sheridan nel 2009 con protagoniste tre star: Natalie Portman, Jake Gyllenhall e Tobey Maguire. Ma forse il più noto dei remake di origini danesi è Nightwatch, thriller del 1997 con Ewan McGregor nei panni di uno studente che si mantiene facendo il guardiano di un obitorio e viene sospettato di essere il serial killer che terrorizza la città. Il film è il rifacimento de Il guardiano di notte dello stesso regista Ole Bornedal.

Quando i film rinascono in America

Le fortune del made in Italy

Il caso Hitchcock

Le innovazioni tecnologiche

La rinascita degli horror

I cult della ri-fantascienza

© RIPRODUZIONE RISERVATA