Fumetti italiani e industria del cinema: Box Office indaga sul loro rapporto

Fumetti italiani e industria del cinema: Box Office indaga sul loro rapporto

Nell’ultimo numero della rivista b2b un’inchiesta fa luce sui motivi per cui Tex, Dylan Dog, Diabolik e tanti altri personaggi italiani non vengono trasformati anche in film

di Luca Maragno 16/02/2017
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Tex vende in Italia più di Spiderman in Usa. Di Diabolik fanno anche le cialde per il caffé. Lucca Comics è l’evento di intrattenimento con più pubblico al mondo. Nel Paese di Corto Maltese, Alan Ford, Dylan Dog e decine di altri personaggi noti in tutto il mondo (quasi) nessuno pensa di sfruttarli al cinema. Perché?

Ha provato a rispondere Box Office, rivista b2b sul mercato del cinema, nell’ultimo numero con un’inchiesta firmata dal Direttore Editoriale di Best Movie Luca Maragno.

Intervengono molti personaggi del mercato italiano dei fumetti di cui pubblichiamo alcune dichiarazioni:

Michele Masiero, direttore editoriale Sergio Bonelli Editore:

«L’industria cinematografica all’inizio ci ha cercato poco. E anche Sergio Bonelli era abbastanza restio, perché diceva che non era il nostro mestiere. Oggi le cose stanno cambiando soprattutto perché tra gli interlocutori dell’industria audiovisiva ci sono anche nostri lettori. Capiscono che qua c’è una miniera d’oro, perché abbiamo non so quanti soggetti a disposizione e personaggi conosciuti. Qualcosa si muove e si muove sempre di più».

Mario Gomboli, Direttore editoriale e responsabile della casa editrice Astorina (Diabolik):

«Purtroppo non siamo coinvolti (nella produzione della serie tv di Diabolik di Sky, ndr) e me ne rammarico. (…) «Il film era a buon punto, ma l’avvento dei telefilm ha bloccato certe trattative, perché chi vuol fare il film vuole sapere prima come verrà trattato Diabolik nella serie per non trovarsi con una cosa completamente diversa. Dato che i telefilm dovevano essere pronti due anni fa (adesso la data prevista per andare in onda è il 2018), le trattative per il film sono bloccate».

Roberto Recchioni, uno dei più noti e prolifici autori di fumetti in Italia, nonché autore di Monolith, fumetto e film prodotto da SBE e Sky:

«(…) L’egemonia della tv da una parte e la morte del genere al cinema dall’altra hanno fatto sì che non ci fossero proprio più le strutture nel cinema italiano per fare i fumetti sul grande schermo. I fumetti solitamente sono di genere. E quindi non hai nessuno con cui dialogare, perché il cinema italiano non ha né la curiosità di andare a vedere e indagare un fenomeno culturale di massa né ha più i mezzi per farlo. Siamo ancora con un settore cinematografico che produce sostanzialmente due generi: la commedia ridanciana e la commedia educata. Anche se quest’anno sono andate male entrambe e ci sono dei timidi segnali di un certo ritorno, con alcuni film che commedia non erano che sono andati molto bene come Lo chiamavano Jeeg Robot, Mine, Smetto quando Voglio».

Oltre a dare dei dati di mercato sul fumetto in Italia, che mette in luce un’industria unica al mondo per qualità e quantità, l’articolo affronta tematiche come il target dei lettori, il problema dell’internazionalità dei personaggi, la transmedialità di certi progetti e cerca di orientare sulle proprietà intellettuali a disposizione e di più alto appeal.

Di seguito un estratto, l’articolo intero è leggibile sulla app di Box Office, che potete scaricare cliccando qui:

Se da una parte l’industria del cinema non ha saputo fino ad oggi guardare con attenzione un mercato dei fumetti interno foriero di opportunità, dall’altra il mondo del fumetto ha solo da poco alzato la testa dalla carta stampata. […]

I diritti audiovisivi di Diabolik sono in mano a una società francese e il film è bloccato in attesa della serie che Sky sta sviluppando con tempi biblici. I diritti di Dylan Dog sono ancora nelle mani degli americani che hanno realizzato il film del 2010 e Tex non è controllato direttamente dalla SBE. Quelli di Zerocalcare li possiede l’attore Valerio Mastandrea, ma sembra che il progetto si sia arenato.

Eppure la gestione della proprietà intellettuale dei personaggi è un ottimo business vista la crisi del fumetto in edicola. La stessa Marvel si è trasformata in una casa editrice che vive più degli introiti legati al cinema e al merchandising di quelli derivanti dai fumetti. 

(…) Purtroppo ci troviamo da una parte con una industria di eccellenze (quella del fumetto) che sconta un ritardo nel prepararsi ad affrontare le nuove sfide dell’intrattenimento, con una gestione delle licenze non ottimizzata. E dall’altra un’industria, quella cinematografica, colpevole di non riuscire a guardarsi in casa, di non cercare di intercettare il nuovo pubblico. «È chiaro che un ponte, un dialogo, un cenno di intesa, sarebbe auspicabile da entrambi i fronti.

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