#giffoni50 sylvester stallone

Inarrestabile Sylvester Stallone: in collegamento dal suo studio, con lo sfondo di un dipinto gigante di Rocky che mette al tappeto Ivan Drago, l’icona hollywoodiana anticipa qualche dettaglio di Samaritan, suo prossimo, visionario, progetto. Ai giurati di #Giffoni50, collegati dagli hub di tutto il mondo, spiega le differenze con il dark side mostrato in Dredd – La legge sono io: «Quello era un film che esplorava il lato oscuro con un occhio al futuro, mentre Samaritan racconta di un vecchio supereroe che non vuole più ricoprire questo ruolo e di un bambino dal cuore d’oro. Non ha niente a che fare con i canoni classici del fantasy, un’idea innovativa in cui credo molto. Di solito ad esempio nel filone sci-fi non si trovano tanto emozioni, invece stavolta è come se fosse una versione supereroica di Rocky perché il viaggio del protagonista attraverso il superamento delle difficoltà resta molto simile. Questo lo rende perfetto per il pubblico della mia età oltre che per i giovanissimi e ho già in mente di farci una saga perché ha moltissime potenziali ramificazioni di trama».

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La presenza scenica dell’interprete di Rambo si percepisce perfettamente dall’altro lato dello schermo, mescolata – come sempre – dal suo umorismo dry. Per l’incontro con i giurati dell’evento campano ha ripercorso il picco di carriera con Rocky: «Per me è stato un miracolo e una benedizione – parole sue – perché non immaginavo che i sogni si sarebbero potuti realizzare. I miei desideri li ha esauditi lui, un’ispirazione per tutti i sognatori là fuori che si possono facilmente identificare con la tenacia e la perseveranza di superare gli ostacoli. Fa parte della natura umana e, pur non pensando che sarebbe diventato leggendario, Rocky ha mostrato che la perseveranza nelle prove difficili alla fine fa ottenere risultati».

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Per rafforzare il concetto l’attore impugna la statuetta del Premio Oscar (una delle tre vinte dalla pellicola) e la alza in aria: «Ho raggiunto e superato le mie ambizioni più sfrenate a 30 anni, ormai sono realizzato. Non ho altro da provare, non mi resta che fare da mentore ai giovani perché anche loro raggiungano i sogni nel cassetto”. Con il senno di poi avrebbe voluto che la pellicola fosse stata diretta da uno dei suoi eroi: “Per Rocky avrei visto bene Francis Ford Coppola, per un cinecomic vorrei invece essere diretto dai fratelli Russo o anche da Michael Bay, filmaker che capiscono alla perfezione i movimenti di camera. La storia è piena di grandissimi talenti, ma secondo me dipende molto dal tipo di film che hai in mente. Quello con cui vado più d’accordo in assoluto, comunque, resto io».

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