Pubblichiamo, a puntate, l’inchiesta “Film comici spazzatura o salvezza del cinema italiano?” pubblicata su Best Movie di dicembre, in edicola dal 30 novembre. Rispondono i protagonisti: Greggio, Boldi, De Sica, Pieraccioni, Zalone, Bisio, Ficarra & Picone, De Luigi, Brizzi…

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Partiamo dalla cosiddetta “critica”, amata-odiata dagli addetti ai lavori, ma in linea teorica primo strumento dello spettatore per orientare le sue scelte. Inutile negarlo: ai giornalisti cinematografici la commedia italiana dai grandi incassi piace poco. In trent’anni di cinepanettoni, puntualmente ogni anno Christian De Sica & Co. sono sempre stati batostati duramente. E le eccezioni di Checco Zalone e Benvenuti al Sud dello scorso anno, con cui la critica sembra aver attraversato un momento di buonismo, rimangono, appunto, eccezioni.

Il recente fenomeno de I soliti idioti si è conquistato ogni genere di attacco. Addirittura Concita De Gregorio, in un articolo ripreso Aldo Grasso sul Corriere della Sera online, ne fa una grave questione morale lanciando accuse di “vuoto volgare” e invitando a rieducare i figli piccoli («Con i ventenni non ce la faremo più, è troppo tardi» scrive) con qualcosa di più costruttivo. «C’è una puzza sotto il naso tra i critici italiani assolutamente inopportuna» commenta deciso Ezio Greggio. «Il loro ragionamento è: dato che sono critico devo parlare male di molti film, eccetto quelli che non piacciono a nessuno, così giustifico la mia funzione, divento prezioso e temuto. Vedi quel pover’uomo di Paolo Mereghetti, con le polemiche che sono nate a Venezia. Lui ha parlato male del mio film prima di vederlo (Box Office 3D, presentato in pre-apertura al Festival di Venezia 2011, ndr). E vi dimostro la maligna preterintenzionalità: ha scritto tra un insulto e l’altro che non eravamo citati sul programma ufficiale, ma Box Office 3D c’è, per ben tre volte. Vergognati, critico! Ma non basta, ha pure scritto che praticamente nessuno aveva applaudito alla fine della proiezione. Su Facebook uno spettatore presente gli ha risposto postandogli un video della sala piena zeppa che applaudiva per vari minuti, e così l’ha messo a tacere. Devono raccontare per forza una verità diversa dalla realtà. Sono i critici del giurassico, una cricca chiusa nello scantinato che non ha capito che il cinema si è evoluto negli anni, che il pubblico non li legge e se ne fotte delle loro opinioni grette. E che tv e cinema ormai dialogano molto bene. Sono ancora convinti che le loro critiche siano determinanti per il risultato di un film: non è così. Mi capita spesso, ma sarà capitato anche a voi, di vedere film osannati dai critici sui giornali e poi scoprire che sono emerite fetecchie… leggi di capolavori e poi vai in sala e ci sono dentro sei persone di cui due si sono già impiccate per la noia. Un esempio pratico mi riguarda. Quest’anno il mio film e quello bellissimo di Roman Polanski (Carnage, ndr) hanno fatto lo stesso incasso, il che è un onore per me e uno schiaffo ad alcuni critici che ci avevano trattati come pezzenti: cari critici, il giudizio del pubblico vale come il vostro, anzi personalmente ritengo sia il vero e unico giudice. Che poi ti rendi conto che questa è gente che parla di cinema, ma non l’ha mai fatto in vita sua, sono imbottiti di nozionismo. Il cinema, i cineasti devono difendersi da questi soloni fetentoni che spesso sbagliano anche a scrivere le cose (se prendi i libri di Mereghetti ci sono più errori che in un discorso in pseudoitaliano di Di Pietro o in un monologo di Aldo Biscardi)».

La posizione di Greggio, insomma, è chiara: il pubblico ha sempre ragione, la critica no. Condivisibile o meno c’è anche, però, chi pensa che «per me le recensioni negative sono sempre state un punto di partenza». A parlare è Checco Zalone: «Con Che bella giornata abbiamo voluto essere molto ambiziosi, anche se penso che la commedia non debba avere grandissime pretese, né essere pretestuosa. L’arte non deve necessariamente muovere o cambiare il mondo, ma dare un’intenzione, quello sì». Come a dire: il cinema popolare non è quello d’autore, ma un minimo di contenuto forse è meglio mettercelo. E a proposito di cinema d’autore, sarà proprio vero che i cinepanettoni lo “ammazzano”? (Foto Getty Images)

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