Ambientato interamente in Cina, Il ventaglio segreto esplora, attraverso le storie di due amicizie al femminile, l’evoluzione di questo paese. Un affresco poetico e di interesse storico-sociale sulla Cina del passato e del presente dove le donne, prima, erano schiave dei mariti e vittime di rituali arcaici come la fasciatura dei piedi mentre ora – almeno nella moderna Shangai – sono emancipate, indipendenti e l’unica circostanza in cui possono aver dolore ai piedi è per i tacchi alti 7 centimetri. Ispirato all’omonimo bestseller di Lisa See (giornalista americana di origini cinesi) e sceneggiato, tra gli altri, da Ron Bass (premio Oscar per Rain Man), Il ventaglio segreto è un film che punta sul fascino visivo delle ambientazioni orientali, destinato a un pubblico occidentale, con una grossa produzione internazionale alle spalle, un cast cinese-americano (oltre a Bingbing Li e Gianna Jun anche Hugh Jackman) e soprattutto realizzato da un regista “cosmopolita”. Di origine hongkonghese ma ormai naturalizzato americano, Wayne Wang è davvero quel che si dice un autore transnazionale la cui identità e cultura globale si riflette perfettamente in quella sua filmografia che spazia da titoli fortemente hollywoodiani come Un amore a cinque stelle e Il mio amico a quattro zampe a opere profondamente americane e indipendenti come Smoke e Blue in the face senza dimenticare i suoi primi film sulla “diaspora cinese”. Un autore eclettico, e proprio in questa prospettiva va inserito anche il suo ultimo lavoro. Un film che, tra costumi di sete pregiate, sapori lontani e tradizioni remote come mandarsi messaggi segreti scritti tra le pieghe dei ventagli, è un perfetto esempio di quel cinema dal sapore esotico ma addomesticato all’“estetica fusion” e ai palati globali del mondo di oggi. Elegante, ben recitato, con un montaggio preciso che interseca le vivide immagini del passato con quelle del presente dove una grigia Shangai potrebbe ricordare qualsiasi metropoli nel mondo, Il ventaglio segreto compone una storia universale di amicizia e amore che coinvolge ma certo non sconvolge. Alla fine, nulla di nuovo sul fronte orientale.

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Mi piace
Il gioco di incastri tra passato e presente, la messa in scena suntuosa della Cina del XIX secolo con i vividi colori e costumi, ma anche la descrizione di una modernissima Shangai che, come molte delle grandi capitali occidentali, è un concentrato di solitudini umane.

Non mi piace
Il film, dalla lunghezza eccessiva, indugia sulle emozioni un po’ facili, dal dolore straziante di una lunga amicizia spezzata alla solitudine di un matrimonio senza amore.

Consigliato a chi
A chi ama le atmosfere esotiche che non si allontanano troppo dal gusto occidentale.

Voto
3/5


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