Inutile girarci attorno: se si realizza un film impegnato sull’Italia di oggi, difficilmente non si arriva a parlare di mafia o corruzione. La nostra storia cinematografica ci ha regalato molti prodotti di ottima fattura riguardanti questi temi, ma qualcosa negli ultimi anni è cambiato. Una piccola rivoluzione è avvenuta (o sta ancora avvenendo) nel cinema italiano di genere e la si può riassumere in un nome: Sollima.
Il regista romano, col film “A.C.A.B. – All Cops Are Bastards” e la serie TV “Gomorra”, ha dato al cinema nostrano dei prodotti di respiro internazionale, capaci di essere al contempo impegnati e d’intrattenimento. Nel suo cinema Sollima ha dimostrato di saper gestire alla perfezione diversi personaggi, sviluppandone storie e psicologie sotto l’ombra di un evento o di una situazione più grande di loro, senza però rinunciare a momenti di alta spettacolarità o di grande pathos.
Con “Suburra” tutte le caratteristiche sopracitate si ripropongono forti di una maturità registica sviluppatasi grazie alle prime esperienze. Pur dando precedenza alla narrazione, è percepibile la ricercatezza nelle inquadrature della città eterna, la camera a mano sui volti in tensione dei personaggi, lo svariato utilizzo di lenti per rendere su pellicola lo stato psico-fisico dei protagonisti etc. Vedasi per esempio la lunga sequenza di Favino con le due escort che darà poi il via alle vicende.
Sollima non forza il ritmo, si prende i suoi tempi riuscendo a tenere sempre alta la tensione. Viene mostrato molto, ma non troppo. La sceneggiatura costruisce dei personaggi sfaccettati e ne interseca le storie mantenendoli comunque coerenti a loro stessi. La recitazione è ottima e tra gli ovvi Favino e Germano si distingue la grande prova della quasi esordiente Greta Scarano. Convince leggermente meno Amendola, che pur non sfigurando non riesce ad incutere timore come il suo personaggio dovrebbe.
“Suburra” raffigura una Roma nerissima, cupa e senza speranze. Raccordandosi alle vicende di Mafia Capitale, il regista racconta senza filtri una cruda parte della nostra realtà. Del nostro presente. “Suburra” non lascerà indifferenti. È un film che va visto e va mostrato, per riflettere. Scuote l’animo e lacera lo stomaco.

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