Oggi pubblichiamo la tredicesima puntata del nostro approfondimento sulla storia degli Effetti speciali al cinema, con cui ripercorriamo alcuni dei momenti più memorabili passati sul grande schermo. L’obiettivo questa volta è puntato su un mostro sacro della cinematografia, l’inventore del Dynamation Ray Harryhausen.

Ci sono nomi destinati a rimanere scolpiti nella roccia. Per quanto riguarda la storia della cinematografia uno di questi è senz’altro quello di Ray Harryhausen, un uomo che seppe fare della sua passione un mestiere e che è ora universalmente riconosciuto come maestro e pioniere dell’animazione passo a uno, o stop motion. Come vi abbiamo già raccontato in alcune delle nostre puntate di questo approfondimento sul mondo degli effetti speciali (vedi le puntate 2,  4, 7, 9, 10 e 11) questa tecnica permette di “animare”, appunto, frame dopo frame, modellini di mostri, dinosauri e di qualunque altro tipo, creando un movimento fluido di fronte alla telecamera). Il grande merito di Harryhausen, che seguì le orme e lavorò insieme a un altro grande animatore stop motion, Willis O’Brien, fu quello di riuscire a integrare l’animazione dei modellini con l’azione di attori in carne e ossa, attraverso la tecnica dello split screen o Dynamation (la ripresa live action e quella del modellino vengono effettuate separatamente e poi unite).

Oggi quasi novantenne (è nato a Los Angeles il 29 giugno del 1920), Harryhausen è diventato un esempio e un modello di riferimento nel settore dei Visual Effects per tanti apprezzati professionisti, come il quotato truccatore e consulente di effetti speciali Rick Baker (sue le “maschere” di Un lupo mannaro americano a Londra e delle saghe di Guerre stellari, X-Men e di tanti altri film), Phil Tippett (animatore stop motion per la saga di Guerre stellari, passato poi all’animazione computer grafica), così come per registi famosi che dalla sua opera hanno tratto ispirazione. Tra questi in particolare Tim Burton, che ha seguito le sue orme dando vita ai cartoon in stop motion Nightmare before Christmas, come produttore, e La sposa cadavere, come regista; e John Landis (Un lupo mannaro americano a Londra) che ha anche voluto Harryhausen in veste di attore in un paio di suoi film (Spie come noi e Un piedipiatti a Beverly Hills 3).

È incredibile constatare come, anche a più di 50 anni di distanza, alcune delle animazioni di Harryhausen restino stupefacenti. Tra le più celebri si ricordano quelle de Il re dell’Africa (di cui vi abbiamo parlato nella puntata n°9), in cui Ray realizzò il suo sogno lavorando fianco a fianco con quello che per lui era un mito assoluto: il veterano Willis O’Brien. Quest’ultimo era stato infatti animatore dei due film che avevano affascinato Harryhausen fin da bambino e lo avevano spinto ad avvicinarsi a questo mondo: Il mondo perduto e King Kong (leggi le puntate I dinosauri del mondo perduto e Fate largo, arriva King Kong!).  Fu proprio su consiglio di O’Brien che un giovanissimo Harryhausen aveva perseverato nella sua passione e si era iscritto a corsi serali di anatomia per imparare “dove i muscoli di uniscono alle ossa” e perfezionare così le sue creazioni rendendole più realistiche. Il percorso per arrivare a Hollywood però fu graduale: Ray iniziò auto-producendo alcuni corti sperimentali, usando come set il garage di casa e prendendo in prestito una Victor 16mm, poi acquistò una Kodak cine II e realizzò il corto Evolution of the World, in cui raccontava la storia del mondo dall’alba dei tempi fino all’arrivo dei suoi amati dinosauri. Tra il 1942 e il 1945 si arruolò nell’esercito americano nel settore dedicato alla cinematografia di propaganda e in seguito realizzò, sempre a proprie spese, la serie di corti animati per bambini Mamma Oca. E fu proprio il successo di questi ultimi che gli permise di ottenere un incarico alla Warner e di affiancare O’Brien nell’animazione del gorillone e di tutti i modellini de Il re dell’Africa, in cui inaugurò la tecnica dello split screen. Dopo qualche tentativo fallito (Valley of the Mist e War of the worlds – che non c’entra con La guerra dei mondi del 1953-) Harryhausen iniziò a collaborare con  Charles H. Schneer, dando vita tra gli altri al polpo gigante de Il mostro dei mari (1955) e buttandosi poi anima e corpo nel fantascientifico A 30 milioni di km dalla Terra (1957). Ma il successo vero arrivò con Il 7°viaggio di Sinbad (di cui vi abbiamo parlato nella puntata 7), in cui animò anche un ciclope, un rapace a due teste e una donna serpente.

Il più celebre tra i film cui Harryhausen prese parte resta però Gli Argonauti (1963) nel quale compare la celebre scena in cui Giasone combatte con gli scheletri. Questa sequenza, della durata finale di 4 minuti e 37 secondi, costò a Harryhausen 4 mesi e mezzo di lavoro e richiese circa 184.800 movimenti dei modellini. La sua passione infantile per i dinosauri trovò sfogo in altre pellicole come Un milione di anni fa (1966) e La vendetta dei Gwangi (1969), mentre negli anni ’70 si diede alla mitologia con altri film della serie di Sinbad (Il viaggio fantastico di Sinbad e Sinbad e l’occhio della tigre) e con quello Scontro di titani (1981) con cui chiuse la sua carriera cinematografica e di cui è ora in lavorazione un remake diretto da Louis Leterrier e previsto in sala per aprile 2010. Come a volte capita ai più grandi, anche Harryhausen non ha mai avuto la soddisfazione di stringere tra le mani un premio Oscar. Nel 1992 però l’animatore si è consolato ricevendo dalle mani di Tom Hanks il Gordon Sawyer Award che l’Academy attribuisce ogni anno a un “individuo dell’industria cinematografica il cui contributo tecnologico abbia accresciuto il prestigio dell’industria stessa”.  Passeggiando per la celebre Hollywood Walk of Fame inoltre può capitare di imbattersi anche nella stella dedicata a Ray Harryhausen che oggi vive a “milioni di kilometri dalla sua terra”, a Londra, insieme a sua moglie Diana, con la quale si occupa della Ray and Diana Harryhausen Foundation, impegnata a preservare e a far conoscere al mondo il suo lavoro.

Una video-compilation di tutte le animazioni di Harryhausen

Dal Re dell’Africa a Scontro di Titani, passando per Gli Argonauti : un excursus di tutti i personaggi animati da Ray Harryhausen nel corso della sua carriera.

Gli Agonauti (1963)

Ray Harryhausen beve un caffè con i suoi scheletri animati in stop motion

Scontro di Titani (1981)

Ray Harryhausen con i modellini di Scontro di Titani


Alcune illustri dichiarazioni di stima:

«Ciò che conta di più per me è che Ray ci ha dimostrato che anche un uomo può continuare a giocare con i mostri e “farla franca”. Addirittura essere pagato per farlo. Quanto è bello? Creare mostri, ed essere pagato per giocarci. È quello che vorrei fare da grande.  Grazie Ray per avermi indicato la via.»

Rick Baker (truccatore e esperto effetti speciali)

«Ho raccontato tante volte di aver visto Il 7° viaggio di Sinbad quando avevo 8 anni. Quell’esperienza di “sospensione dell’incredulità” fu un momento decisivo della mia vita. Quando chiesi a mia madre «chi ha fatto il film?», lei rispose: «il regista». Da quel momento “un regista” era tutto ciò che volevo diventare. Fu solo dopo anni che scoprii che non sempre il regista è colui che “fa il film”.

Ray è davvero unico nella storia dei film come tecnico degli effetti speciali che è davvero autore dei suoi film. Le creature in stop motion e i veicoli che Ray creò non solo erano le “star” di quei film ma la loro principale ragione di esistere»

John Landis (regista)

Tributi nei film:

Nel 1993 Sam Raimi rese omaggio a Ray Harryhausen usando la tecnica del Dynamation per far muovere l’esercito di scheletri de L’armata delle tenebre. Un’evoluzione della tecnica fu la Introvision, un processo che consentiva di visionare direttamente in camera il risultato della ripresa in stop motion effettuata davanti al fondale su cui era proiettato il background.

Anche in tempi di computer grafica c’è stato chi ha reso il suo tributo al maestro della stop motion. È stato Peter Jackson che, come è lui stesso a  raccontare nel commento contenuto nel Dvd del suo film Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello, ha voluto rendere omaggio ad Harryhausen nella scena in cui un gigantesco troll attacca la Compagnia, facendo muovere la creatura (ovviamente qui realizzata al computer) come si muovevano quelle di Harryhausen.

E come poteva non rendere omaggio al padre di tanti esseri mostruosi anche il film animato con protagonisti i nuovi mostri fatti di pixel del nuovo millennio? Così è stato infatti nel 2001 con il film della Pixar Monsters & Co., nel quale i personaggi cenano all’interno di un ristorante giapponese chiamato proprio “Harryhausen’s”.

Non avrebbe potuto esimersi da un tributo a un così illustre predecessore anche un “patito di stop motion” come Tim Burton che ne La sposa cadavere infatti sceglie per il pianoforte piazzato nella casa della famiglia Everglot la marca Harryhausen. Fotto curioso:anche in un altro celebre film in stop motion, Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro, appare un pianoforte marcato proprio Harryhausen.

Vai all’elenco di tutte le puntate

Leggi la puntata precedente “Hitchcock e l’effetto Vertigo”

© RIPRODUZIONE RISERVATA