Lo chiamavano Jeeg Robot: la recensione di Giorgio Viaro

Lo chiamavano Jeeg Robot: la recensione di Giorgio Viaro

di Marita Toniolo 25/02/2016 2
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Oh mamma mia: allora è possibile…

Fare un film di supereroi in Italia. Che rispetta tutte le regole del genere, ma non è un furto di idee altrui. Che ha le nostre facce, la nostra musica, i nostri luoghi, eppure è appropriato.
Eppure è un film di supereroi.

Dunque. Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) è un ladruncolo che vive di espedienti. Un pomeriggio, mentre scappa dalla polizia, finisce a mollo nel Tevere, e ingurgita una melma marrone fuoriuscita da un barile. Quella melma prima rischia di ucciderlo, poi lo trasforma. Enzo Ceccotti diventa “Jeeg”, cioè un energumeno dalla forza sovrumana, innamorato di una squinternata fanatica del cartone (Ilenia Pastorelli) che lo chiama Hiroshi Shiba (anzi, “Hirò”, in romanesco).

Questa è la genesi, e occupa un terzo del film, ma ci sono anche il secondo e il terzo atto: lo scontro con una gang malavitosa capeggiata dallo “Zingaro” (Luca Marinelli, impressionante), spacciatore e aspirante cantante, l’arrivo di un supercattivo, lo scontro finale. E poi l’amore, la presa di coscienza, la consacrazione dell’eroe: un’epica in tre passi che riconosci appena la vedi.

Ecco, se Lo chiamavano Jeeg Robot dimostra una cosa, dimostra questo: che il film di supereroi è un genere come un altro, ti offre una griglia, puoi riempirla come vuoi – con la tua musica, le tue facce, la tua lingua e i tuoi luoghi, costruendo una mitologia più efficace, perché radicata dentro un immaginario che non hai preso in prestito, ci sei cresciuto.
Senza contare che Gabriele Mainetti, il regista, declina questo tipo di racconto dandogli sfumature adulte, pulp, che sono lontane dall’uso che gli americani ne fanno di solito.

Casting perfetto, con menzione obbligatoria per Marinelli, che crea un villain da fumetto indimenticabile: la scena in cui canta Un’emozione da poco di Anna Oxa è da pelle d’oca.

Leggi la trama e guarda il trailer

Mi piace: che sia la dimostrazione che si possano realizzare film di supereroi in Italia, ma con le nostre facce, la nostra musica, i nostri luoghi. Il villain di Luca Marinelli.

Non mi piace: qualche lungaggine di troppo nella seconda parte.

Consigliato a chi: è alla ricerca di un nuovo modo di intendere il cinema italiano.

VOTO: 4/5

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Recensioni
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  • perrone91#1

    03/03/2016

    Ora che il film è uscito abbiamo capito che lo si sta pubblicizzando per conto di qualche produzione.
    Vorrei analizzare il film che sotto queste recensioni e con lo splendido slogan dello spot televisivo “a metà tra un film di tarantino e uno della marvel” (si ma solo per una questione temporale in base alle uscite di “The hateful eight e Civil War”) mi ha fatto cascare in questo tranello buttando via i soldi del biglietto.
    Partiamo dal cast: Un bravissimo attore come Claudio Santamaria interpreta bene il suo ruolo, nulla da dire, e si conferma uno dei più talentuosi. Lo stesso vale per Luca Marinelli, si vede che si dà da fare. Un piccolo complimento, ma solo per incitamento per la neo attrice Ilenia Pastorelli. Considerando ora la buona volontà di questo cast a tratti funzionante c’è da dire che il contesto non regge.
    Il super-criminale che diventa super eroe, l’emulatore di joker sono una minestra riscaldata, e confermano sempre di più il cinema italiano che non sa tirare fuori idee.
    Il mutamento causato da sostanze radioattive lo abbiamo già visto in Daredevil, in una maniera più coerente, e poi queste sostanze radioattive da dove arrivano? Perchè genera questa grande forza? Va beh..
    Il super villain che imita Heat Ledger è banale e privo di spina dorsale, per lo più se alla fine gli dai la super forza e gli rovini la faccia alla ” Due Facce”….(per non parlare dell’orrenda parrucca che indossa alla fine).
    La storia è semplice e senza colpi di scena, la stessa morte del personaggio Alessia è frettolosa e insipida, a mio parere non arriva allo spettatore il brivido malinconico, anzi diventa una pretesa vederla morire per dare al film un pizzico di interesse.
    Il contorno è la solita zuppa della delinquenza camorrista, che ormai sembra andare di moda, con l’aggiunta di un’ evento sportivo, che durante lo scontro tra i due personaggi sembra durare 10 min.
    Due ore di film noiose in attesa di qualcosa che non arriva, perché una volta finito era come te lo aspettavi.
    Si salva la bella fotografia usata dal regista, qualche inquadrature e quei pochi, ma usati decentemente, effetti speciali.
    Vedere roma sullo schermo cinematografico è sempre uno spettacolo, ed è ammirevole aver mostrato quella parte di città che non tutti conoscono e rappresentata con un pizzico in più di dark l’ avrebbe risaltata molto di più.
    Cerchiamo di convincerci che possiamo arrivare ai livelli degli altri paesi pubbicizzando film che anche noi sappiamo non avere confronto, invece di ammettere che siamo lontani anni luce e che buttiamo soldi su copioni già passati.
    Noi arriviamo sempre tardi, un film del genere non entrerebbe nemmeno nei Marvel Studios, quindi guardiamo in faccia la realtà e diciamo a tutti che questo film è l’ennesima pellicola mediocre priva di originalità ma con tanta buona volontà, che purtroppo peró non basta…
    Non offendetevi, una recensione come si sa è soggettiva, e sono totalmente d’accordo con la maggior parte delle vostre recensioni, ma questa no. Non sono d’accordo!

  • JAMovie#2

    01/03/2016

    Enzo è un ladruncolo che vive a Tor Bella Monaca. Un giorno, mentre scappa dalla polizia, si nasconde tuffandosi nel Tevere e viene a contatto con un barile di materiale radioattivo. Il giorno dopo si sveglia con una forza sovraumana. Nel frattempo nella capitale c’è una lotta per il comando tra due clan che spaventano la città con attentati. Il più temibile per il protagonista è un boss chiamato Lo Zingaro, che in cerca anche di visibilità, minaccia la vicina di casa di Enzo, figlia di un suo amico morto. Questa si aggrappa al nostro antieroe ed è così presa dalla serie Jeeg Robot da pensare che esista veramente.

    Dopo aver conquistato in anteprima la Festa del Cinema di Roma, e me, esce nelle nostre sale il primo superhero movie 100% italiano. Una gioia per gli occhi e per il cuore, sia per i fanatici dei supereroi che per i detrattori del genere.

    Ci viene presentato un antieroe, un ladruncolo che sfrutta i suoi poteri non per fare dal bene, ma per rubare ancora di più… e quando decide di essere un supereroe lo fa perché mosso da una motivazione solida ben lontana dal solito riscatto dello sfigato. Enzo, il Jeeg Robot di Tor Bella Monaca, rimane con le sue maniglie dell’amore anche dopo aver preso i poteri, un dettaglio che dona sempre più realismo a un personaggio che si adora.

    L’ironia è una componente fondamentale di “Lo chiamavano Jeeg Robot“: dal modo in cui Enzo prende i poteri (frecciatina all’inquinamento reale del Tevere) alle battute dei protagonisti, dalle mozzarelle di bufala che rimpiazzano lo scotch isolante all’amore sfegatato dello Zingaro per le canzoni della Bertè e della Oxa.

    Se da una parte la risata non manca, dall’altra troviamo una componente drammatica ben solida rappresentata da Alessia, ragazza così sotto shock dalla morte della madre, e non solo, da rifugiarsi nell’Universo di Jeeg Robot. Una sola cosa la fa stare bene: quel dvd dentro il lettore portatile. Un altro personaggio che si fa amare in ogni scena, il quale crea un’ottima coppia atipica con Enzo, che si trova all’improvviso nel difficile compito di padre. Giorno dopo giorno si accettano, si conoscono arrivando a volersi bene. I video porno del protagonista lasciano spazio alle puntate di Jeeg Robot e insieme sconfiggono la solitudine.

    Non mancano gli effetti speciali, tutti di buon livello e mai eccessivi. Gabriele Mainetti, al suo debutto nel lungometraggio, si rivela un ottimo regista promettente visto che riesce a destreggiarsi meravigliosamente tra dramma, commedia, ironia, azione, amore. Non è per tutti! Sicuramente è aiutato da una grande sceneggiatura di Nicola Guaglianone e Menotti, che racconta una bellissima storia in modo convincente presentando anche personaggi belli, umani anche nella bizzarria, tridimensionali, da amare. Questo capita raramente in un superhero movie, visto che spesso ci si concentra più al botto che alle emozioni.

    Il cast è ineccepibile: Claudio Santamaria è uno dei più grandi attori italiani e lo dimostra incarnando perfettamente Enzo, un gigante buono con molte sfaccettature. Ilenia Pastorelli, al suo primo film, riesce a tenergli testa interpretando Alessia, un ruolo per niente facile. Una sorpresa visto che la giovane attrice è “conosciuta” solo per aver partecipato al Grande Fratello. Luca Marinelli sta diventando una garanzia e si diverte nei panni del villain con un passato da Buona Domenica che strizza l’occhio,anche troppo, al Joker di Ledger. Meglio non svelare troppo per non togliervi la sorpresa.

    Sicuramente “Lo chiamavano Jeeg Robot” è un trionfo sotto ogni punto di vista! Uno dei migliori film italiani degli ultimi anni, un superhero movie che non perde contro i blockbuster fracassoni americani.

    Il cinema italiano è morto? Bitch, please!