Ognuno reagisce all’emergenza sanitaria a modo suo ma – se parliamo di cinema e serie tv – mi sento di identificare due scuole di pensiero.
La prima, quella dei “distrattisti”, privilegia i film divertenti, gli spettacoli di stand-up, le sit-com. Ovvero: una risata ci salverà.
La seconda, quella degli “spaventisti”, al contrario predilige gli horror, i documentari sui serial killer, gli show inquietanti. Ovvero: poteva andarci peggio.

C’è però una terza categoria, gli ipocondriaci ossessivi, quelli che anche finito il telegiornale vogliono continuare a sentir parlare di ciò che li terrorizza. Io, lo confesso, faccio parte di questa terza categoria. E il nostro film-simbolo, la bandiera che sventoliamo in pigiama sul divano, in una mano il telecomando e nell’altra una scodella di nachos, è: CONTAGION di Steven Soderbergh.

Apro parentesi critica.

Nel 2011 il film viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, dove sostanzialmente non se lo fila nessuno. Costato 60 milioni di dollari, interpretato da un plotone di star (dalla C di Marion Cotillard alla W di Kate Winslet), è invece una delle tessere più emblematiche del grande puzzle che Soderbergh va costruendo in quegli anni (e non ha ancora smesso: basti vedere Unsane o High Flying Bird, ancor più che The Panama Papers), una specie di neorealismo digitale in cui, saltando dentro e fuori dai generi, traccia la sua mappa militante della globalizzazione. In questo caso il tema è: cosa accadrebbe al mondo iper-connesso in cui viviamo se scoppiasse una pandemia?

Chiudo parentesi critica.

Comunque, ieri sera, terminato l’ultimo telegiornale e chiusi tutti browser aperti sui siti di informazione, mi sono riempito di nachos una scodella, mi sono disteso sul divano e con il telecomando ho selezionato Contagion sulla app di Tim Vision. Il mio gatto osservava dallo schienale i fanali delle poche auto che passavano in strada, il plaid mi teneva caldo, i nachos erano croccanti, insomma ero nella condizione perfetta per affrontare il film.

Ora, il vero rischio di guardare Contagion in questo periodo è di vederlo interamente in modalità “Virus Finto VS Virus Vero”.
Ovvero, mettersi in testa di fare un confronto serio tra il Coronavirus e la fantasia di Soderbergh sulla base di:
– le informazioni pseudo-scientifiche veicolate dal film, un’opera di finzione senza alcuna reale autorevolezza in merito
– le informazioni lacunose e probabilmente mal interpretate che abbiamo raccolto da canali di informazioni di seconda mano e dalle dicerie in chat degli amici
Un comportamento ridicolo e del tutto irrazionale, dettato principalmente dall’ansia.

Ebbene: è esattamente quello che ho fatto.

Non solo, ho redatto una lista di voci sul taccuino per assegnare un punteggio ai due virus e vedere alla fine chi vinceva. Riporto di seguito i dati del mio esperimento, qualora potessero essere di un qualche aiuto all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

VIRUS SODERBERGH (per comodità SODERVIRUS) vs CORONAVIRUS

1) Nel film, il Sodervirus ha un fattore di trasmissibilità R0 di 2. Il fattore stimato per il Coronavirus è di 2,5. Vince il Coronavirus.
2) Nel film di Soderbergh un sacco di gente viene a contatto con il virus e poi muore nel giro di un giorno o due, al massimo una settimana. Il Coronavirus ha un periodo di incubazione stimato che arriva fino a 14 giorni. Vince il Sodervirus.* 
3) Nel film, il Sodervirus si trasmette per via aerea o per contatto su superfici contaminate, quindi bisogna lavarsi continuamente le mani ed evitare di toccarsi la faccia. Il Coronavirus, uguale. Pareggio.
4) Nel film, il Sodervirus attacca principalmente il cervello. Il Coronavirus invece i polmoni. Non saprei come assegnare il punto, anche se il cervello mi fa più impressione.
5) Nel film, la gente non fa lunghe code di notte all’ingresso dei supermercati: li assalta direttamente rovesciando gli scaffali e picchiandosi nei parcheggi per delle pesche sciroppate. Per ora vince senz’altro il Sodervirus.

In conclusione, facendo due conti, il SODERVIRUS batte il CORONAVIRUS 2-1.
Stasera guardo VIRUS LETALE, vi aggiorno domani con i risultati.

*Qui qualcuno di voi potrebbe obiettare che un’incubazione e un decorso della malattia più lunghi, in realtà aiutano il virus a trasmettersi, perché uccidono il portatore più tardi mantenendolo infettivo più a lungo, quindi l’assegnazione del punto è effettivamente ambigua.

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