Troppo estremi per il pubblico? 10 film che hanno messo in crisi la censura
Agnese Albertini
Con Y Tu Mamá También, Alfonso Cuarón raccontò un viaggio di formazione attraversato da sessualità, desiderio e relazioni complesse, senza preoccuparsi troppo di attenuarne gli aspetti più espliciti.
Curiosamente, però, una delle forme più significative di censura subite dal film non riguardò direttamente le immagini. Nella versione destinata al pubblico statunitense, furono infatti i sottotitoli a essere fortemente adattati, soprattutto per rendere più comprensibile – e meno abrasivo – lo slang messicano. Il risultato non impedì comunque al film di conquistare la critica internazionale e ottenere una candidatura all'Oscar per la Miglior sceneggiatura originale.
Pochi film incarnano il conflitto tra libertà artistica e censura quanto Arancia Meccanica. L'adattamento di Stanley Kubrick del romanzo di Anthony Burgess ottenne nel Regno Unito una classificazione X, soprattutto per le sue sequenze di violenza e abuso.
La vicenda prese però una piega insolita: fu lo stesso Kubrick a ritirare il film dalla distribuzione britannica. Per anni, quindi, vedere legalmente A Clockwork Orange nel Paese del regista diventò estremamente difficile. La situazione rimase sostanzialmente invariata fino alla morte del cineasta nel 1999, contribuendo a trasformare il film in una delle opere più controverse e discusse della sua carriera.
Vincere la Palma d'Oro a Cannes non bastò a evitare a La vita di Adele una classificazione particolarmente restrittiva negli Stati Uniti. Il film di Abdellatif Kechiche ricevette infatti un NC-17 per le lunghe ed esplicite sequenze di sesso tra le protagoniste interpretate da Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos.
Il caso mise ancora una volta in evidenza la distanza tra diversi sistemi di classificazione cinematografica. Quello che in Europa era stato accolto come uno dei film più importanti dell'anno venne considerato troppo esplicito per una distribuzione americana destinata a un pubblico più ampio. Il successo critico internazionale, tuttavia, non ne fu minimamente intaccato.
Quando Sacha Baron Cohen è coinvolto in un progetto, provocare il pubblico fa praticamente parte del programma. Brüno non fece eccezione: nel 2009 il film ottenne inizialmente una classificazione NC-17, costringendo il regista Larry Charles a presentare una seconda versione.
Numerose sequenze furono così ridimensionate per arrivare a una classificazione R, ma il tono volutamente irriverente del film rimase intatto. Basti pensare che già il lunghissimo titolo di lavorazione era costruito appositamente per mettere a disagio e provocare. Anche davanti ai censori, insomma, Cohen sembrava intenzionato a vedere fin dove fosse possibile spingersi.
La cosa sorprendente di Non aprite quella porta è che gran parte della sua fama di film estremo deriva più da ciò che suggerisce che da ciò che mostra realmente. Tobe Hooper costruì infatti un'esperienza soffocante e brutale, pur lasciando fuori campo una parte significativa della violenza.
Proprio per questo negli Stati Uniti il film riuscì a ottenere una classificazione R. Ciò non impedì però a diversi Stati americani di limitarne o vietarne la programmazione, mentre nel Regno Unito venne bandito e in altri Paesi europei furono richiesti ulteriori tagli. La sua reputazione controversa non fece che crescere negli anni, fino a renderlo uno degli horror più influenti della storia.
Oggi RoboCop è ricordato come uno dei grandi classici della fantascienza degli anni Ottanta, ma il suo percorso verso le sale fu tutt'altro che semplice. Paul Verhoeven aveva costruito un film estremamente violento, in cui l'eccesso serviva anche a rafforzare la satira sociale e politica alla base della storia.
La MPAA, tuttavia, non fu facile da convincere. Verhoeven dovette presentare undici versioni differenti del film prima di riuscire a ottenere la classificazione R richiesta dallo studio. Persino nella versione definitiva, RoboCop conservò una quantità di sangue, violenza e linguaggio esplicito decisamente superiore a quella di molti altri action dell'epoca.
Con Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante, Peter Greenaway non fece alcun tentativo di rendere il proprio cinema più accomodante. Nudità esplicita e violenza grafica portarono inevitabilmente il film a scontrarsi con il sistema di classificazione statunitense.
La MPAA mise Miramax davanti a un'alternativa: accettare una classificazione X oppure distribuire il film senza classificazione. Lo studio preferì la seconda strada, evitando così un'etichetta che all'epoca avrebbe potuto limitarne ulteriormente la circolazione. Il risultato fu comunque una distribuzione americana ridotta, perfettamente in linea con la fama provocatoria dell'opera di Greenaway.
Anche un film apparentemente innocuo come Tutto quella notte è finito sotto le forbici della censura, seppur molti anni dopo la sua uscita. Nel film diretto da Chris Columbus, una delle battute più ricordate vede il personaggio interpretato da Elisabeth Shue pronunciare un esplicito «Don't f*** with the babysitter!».
Quando il titolo è entrato nel catalogo Disney+, però, quella frase è stata modificata. Una scelta che dimostra come gli standard di ciò che viene considerato accettabile possano cambiare anche retroattivamente: un film può arrivare al pubblico in una certa forma e venire poi ritoccato decenni dopo per adattarsi alle politiche di una piattaforma.
Prima di diventare uno dei nomi più importanti del cinema horror, Sam Raimi si fece conoscere con La Casa, un concentrato di sangue, violenza e invenzioni visive che attirò inevitabilmente l’attenzione dei censori.
Negli Stati Uniti il film ricevette inizialmente una classificazione NC-17 e Raimi fu costretto a prepararne una nuova versione per ottenere una distribuzione più ampia. Nel Regno Unito, invece, il titolo divenne uno dei più celebri esempi dei cosiddetti video nasties, le videocassette accusate di contenere materiale eccessivamente violento o disturbante. Tutto questo non impedì al film di diventare un successo e di dare origine a un franchise destinato a durare per decenni.
Il caso più recente della lista dimostra che la censura cinematografica non appartiene affatto al passato. Citizen Vigilante, diretto dal controverso Uwe Boll e interpretato da Armie Hammer nei panni di un ex soldato che diventa vigilante, si è scontrato con le autorità tedesche, che di fatto gli hanno negato una classificazione a causa della violenza estrema e dei suoi contenuti.
La vicenda è diventata ancora più singolare quando, una settimana dopo il debutto statunitense, Elon Musk ha pubblicato gratuitamente l'intero film su X per 48 ore, presentando il blocco tedesco come un caso di censura. Quello che era nato come un B-movie dal budget di circa 2 milioni di dollari si è così trasformato in un nuovo terreno di scontro sul rapporto tra libertà d'espressione, piattaforme digitali e controllo dei contenuti.
Nel corso della storia del cinema, il confine tra ciò che poteva essere mostrato sul grande schermo e ciò che veniva considerato inaccettabile è cambiato continuamente. Sesso, violenza, linguaggio esplicito, politica e provocazioni sono finiti più volte nel mirino della censura, costringendo registi e studi a tagliare scene, modificare dialoghi o accettare classificazioni capaci di compromettere seriamente la distribuzione di un film.
In alcuni casi, però, la censura ha ottenuto l’effetto contrario: invece di far dimenticare un’opera, ne ha alimentato la fama, trasformandola in un simbolo di libertà creativa o in un vero e proprio caso culturale. Da Stanley Kubrick a Paul Verhoeven, passando per alcuni dei titoli più discussi degli ultimi decenni, ecco 10 film che hanno messo in crisi la censura, tra divieti, tagli e classificazioni controverse.
Troppo estremi per il pubblico? 10 film che hanno messo in crisi la censura
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