Anche se non tutti hanno apprezzato la sua conclusione, non c’è dubbio che Stranger Things abbia segnato uno spartiacque per il mondo delle serie Tv, riaccendendo la passione del pubblico per la pop culture anni ’80 e per quell’epoca dominata da storie di ragazzini che si cacciavano in ogni tipo di disavventure, spesso condividendo la scena con pupazzi, marionette o incredibili prop reali, al posto dell’onnipresente CGI attuale.
E dunque, se è vero che Stranger Things ha influenzato molti altri prodotti moderni, è altrettanto vero che è proprio negli anni ’80 e ’90 che vanno ricercate le opere a cui si sono ispirati i fratelli Duffer. Una di essere è senza dubbio Eerie, Indiana, andata in onda nel settembre 1991 su NBC e nota in Italia con il titolo Gli acchiappamostri.
Con un pilot diretto da Joe Dante, il leggendario regista di Gremlins (che è stato anche consulente creativo), la serie è un esperimento sci-fi/horror ambientato in Indiana. Il protagonista è il quindicenne Marshall Teller, che si trasferisce in una cittadina dove accadono strani eventi misteriosi e soprannaturali: un incontro con il Bigfoot, la scoperta di una colonia di cani superintelligenti che stanno progettando di conquistare il mondo, un cacciatore di tornado, una mummia e persino Elvis Presley. In ogni episodio, Marshall e il suo amico Simon Holmes si trovano alle prese con qualcosa di bizzarro, mescolando ironia e risate con qualche brivido lungo la schiena.
Le somiglianze con Stranger Things sono davvero numerose, a cominciare dalla presenza della città (Eerie/Hawkins) come vero e proprio “personaggio” vivo, con tanti segreti da scoprire e pieno di anomalie inspiegabili. In entrambe le serie, inoltre, la verità è in mano ai ragazzini: sia Undici & Co. che Marshall e Simon sono outsider, ma sono i primi a collegare i puntini e ad accorgersi che c’è qualcosa che non va, mentre gli adulti spesso non capiscono o non credono a ciò che sta accadendo intorno a loro. Ogni episodio suggerisce inoltre che ci sia un mondo nascosto da cui hanno origine i fenomeni paranormali, e mescola diversi generi come la fantascienza, l’horror, il surreale e il mystery.
Certo, erano altri tempi, e pertanto Eerie, Indiana non è riuscita né a raggiungere la longevità di Stranger Things, né a proporre una trama orizzontale coerente e ambiziosa, fermandosi a semplici episodi autoconclusivi in stile “caso della settimana”. Nonostante ciò, le somiglianze sono davvero interessanti da notare, e questa potrebbe ancora essere una visione piacevole per chi fosse alla ricerca di una versione più light, umoristica e surreale della serie Netflix.
Fonte: SlashFilm
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