Nel 2002, in una sala gremita del Festival di Cannes, uno dei film più discussi dell’anno fece la sua comparsa sul grande schermo. Non si trattava di un horror in senso classico, ma le reazioni del pubblico furono tra le più estreme mai registrate: svenimenti, conati di vomito, centinaia di spettatori usciti dalla sala prima della fine. Il film era Irréversible di Gaspar Noé, opera disturbante e provocatoria destinata a lasciare un segno indelebile nel cinema contemporaneo.
Raccontato interamente a ritroso, il film segue una giornata nella vita di due uomini, Marcus (Vincent Cassel) e Pierre (Albert Dupontel), alla disperata ricerca dell’uomo che ha violentato brutalmente Alex (Monica Bellucci), compagna di Marcus ed ex fidanzata di Pierre. Ma la narrazione procede al contrario: si parte dalla vendetta cieca e si risale verso l’origine dell’orrore, un’inversione temporale che obbliga lo spettatore a vivere l’irrimediabile con una consapevolezza straziante. È una scelta registica che amplifica il senso di disagio, culminando in una terrificante sequenza di stupro lunga oltre nove minuti, girata in un unico piano sequenza statico.
Irréversible venne definito da molti critici un film “fisico” per l’effetto che aveva sul pubblico. Durante la proiezione al Grand Théâtre Lumière di Cannes, circa 200 spettatori lasciarono la sala per il malessere, e secondo il regista “una ventina” svennero. La reazione non era solo dovuta alle immagini, ma anche a un subdolo lavoro sul suono: Noé rivelò di aver usato frequenze basse (circa 28 Hz), simili a quelle impiegate dalla polizia per disperdere la folla, per generare nausea e inquietudine fisica. «Un film che vuole farti star male», disse lui stesso in un’intervista del tempo.
Sui siti di critica, il film continua a dividere. Su IMDb il punteggio è 7.3/10 con migliaia di recensioni contrastanti. Un utente scrive: «Non è intrattenimento. È un’esperienza viscerale, disturbante e, in un certo senso, necessaria». Su Letterboxd si leggono reazioni forti come «Mi sentivo male fisicamente guardandolo» oppure «Non riesco a dire se sia un capolavoro o un’aggressione al buon gusto. Ma non riesco a smettere di pensarci».
Il film non venne accolto calorosamente alla sua uscita, ma con il passare degli anni ha guadagnato lo status di cult. Non è un film da guardare con leggerezza, né uno che si dimentica facilmente. La sua brutalità non è fine a sé stessa, ma al servizio di una riflessione sulla violenza, il tempo e l’irreversibilità delle azioni umane. Irréversible, insomma, resta una delle esperienze cinematografiche più estreme mai portate sullo schermo.
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