Questa serie horror è così estrema che un episodio è stato considerato "impossibile da mandare in onda"
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Questa serie horror è così estrema che un episodio è stato considerato “impossibile da mandare in onda”

È trapelato soltanto in seguito e sì, richiede uno stomaco forte anche da parte degli appassionati del genere

Questa serie horror è così estrema che un episodio è stato considerato “impossibile da mandare in onda”

È trapelato soltanto in seguito e sì, richiede uno stomaco forte anche da parte degli appassionati del genere

Imprint di Takashi Miike nella serie Masters of Horror

Tutti gli appassionati di horror conoscono la serie degli anni 2000 Masters of Horror. Creata dal regista Mick Garris e andata in onda per due stagioni, consisteva in un’antologia di episodi di circa un’ora, diretti dai grandi Maestri del genere, tra cui Joe Dante, Don Coscarelli, John Carpenter, Tobe Hooper, Dario Argento, Stuart Gordon e Larry Cohen. Anche se oggi viene forse ricordata meno, rispetto ad altri famosi esempi del genere, non c’è dubbio che abbia avuto un forte impatto sul mondo seriale, dimostrando che fosse possibile proporre storie dal concept sofisticato, di stampo autoriale e con un alto budget, il tutto senza rinunciare alla libertà creativa su aspetti come violenza, nudità e profanità.

Nonostante si trattasse di uno show che godeva di maggiori possibilità rispetto alla norma delle serie americane, Masters of Horror è stato protagonista di una delle più grandi controversie di sempre per un prodotto horror in Tv quando il network, Showtime, si è rifiutato di mandare in onda un episodio. All’epoca, i produttori furono accusati di aver orchestrato una mossa pubblicitaria per creare clamore attorno alla serie; ma essi negarono tutto, affermando di aver visionato l’episodio in anteprima e di essere «rimasti scioccati dalla sua intensità». Preoccupati per il benessere degli spettatori, avrebbero così deciso di bandirlo dalla TV

La puntata in questione è oggi una sorta di leggenda tra gli appassionati. Si tratta di Imprint, il tredicesimo episodio della prima stagione, diretto dal regista giapponese Takashi Miike e ispirato a un romanzo scritto dall’autrice Shimako Iwai. La storia è ambientata nel Giappone dell’Ottocento e segue un giornalista americano, Christopher, mentre si reca in un bordello in cerca di una prostituta di cui si era innamorato anni prima. Lì incontra una prostituta deforme e inquietante, che lo informa che Komomo, la sua amata, si è suicidata subito dopo la sua partenza, distrutta dal dolore. Christopher, tuttavia, non le crede e la incalza a raccontargli la verità. La donna, allora, comincia a immaginare delle versioni differenti della tragica fine di Komomo, che diventano di volta in volta sempre più violente ed estreme.

A distanza di anni, è facile capire perché i produttori abbiano deciso di tagliare del tutto questo episodio dalla messa in onda. L’adattamento di Miike, infatti, portava oltre il limite gli elementi horror del romanzo originale, con scene esplicite che includevano abusi sessuali, incesto, immagini di feti abortiti, creature soprannaturali, tortura, gore e body horror. L’intero episodio, insomma, richiede uno stomaco forte anche da parte dei fan più “resistenti”.

Per fortuna, Imprint non è rimasto nel cassetto per troppo tempo: anche se Showtime si è sempre rifiutata di trasmetterlo in Tv, ha scelto comunque di includerlo nel DVD ufficiale della serie, per rispondere alle richieste degli spettatori, curiosi di scoprire quali elementi così terrificanti avessero determinato il divieto totale da parte dell’emittente. In seguito, altri canali lo hanno ufficialmente trasmesso anche in televisione, ma sempre in versione censurata, tagliando le scene più disturbanti. Oggi è stato riscoperto come uno dei capolavori del Maestro, non soltanto come storia dell’orrore, ma anche per il forte messaggio politico che porta con sé, sulle tematiche del colonialismo, della libertà e del racconto storico.

Fonte: Screen Rant

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