Tra tutti i generi narrativi, lo sci-fi è uno dei più cervellotici. Paradossi, viaggi nel tempo, timeline che si sovrappongono, universi paralleli, questioni etiche o politiche: fin dalle sue origini, questo genere ci ha messo di fronte ad artifici narrativi e a tematiche sfidanti, richiamando la nostra attenzione e mettendo alla prova il nostro ruolo attivo di spettatori. Ovviamente, alcune storie riescono a farlo più di altre: un esempio perfetto è la serie Dark Matter (2024), talmente stratificata e ben congegnata che a molti spettatori occorrerà un rewatch per comprenderla veramente.
Realizzata da Blake Crouch per Apple TV+ e basata sul romanzo omonimo, Dark Matter è la storia di Jason Dessen (Joel Edgerton), un professore di fisica di Chicago che inizialmente conduce una vita normalissima con la moglie Daniela e il figlio Charlie. Un giorno, però, Jason viene rapito da un uomo mascherato e si risveglia in una realtà alternativa in cui ha compiuto delle scelte differenti e quindi è diventato una persona completamente diversa. Da questo momento, il protagonista inizia a saltare tra diverse realtà parallele con lo scopo di tornare dalla sua famiglia e alla sua “vera” vita. Ma qual è, dopotutto, la “vera” vita? Se in ogni universo esiste un Jason che ha preso strade diverse, c’è davvero una sola realtà a cui tornare?
In apparenza un semplice thriller ambientato nel multiverso, Dark Matter è in realtà uno sci-fi molto sofisticato che richiede un alto grado di attenzione da parte dello spettatore. Quest’ultimo, infatti, è chiamato continuamente a tenere traccia dei “salti” di Jason tra realtà parallele: dato che non viene mai puntualizzato con precisione in quale universo ci troviamo, tocca a noi cogliere gli indizi per decifrare ciò che accade sullo schermo e capire se stiamo guardando il protagonista originario oppure un’altra versione di lui. E le differenze non sono sempre plateali: a volte, anche un minuscolo dettaglio può causare conseguenze e catena e modificare completamente la realtà. Inoltre, molte scene hanno dei significati nascosti e tantissimi dialoghi sembrano poco importanti finché non si conosce il contesto generale. Per questo, Dark Matter è una serie che premia non soltanto gli spettatori più attenti, ma anche coloro che sono disposti a fare un secondo round e riguardare gli episodi con un occhio nuovo, alla luce delle rivelazioni del finale di stagione.
Un eventuale rewatch permette anche di apprezzare maggiormente i temi filosofici alla base della storia, che a un primo sguardo potrebbero passare in secondo piano per la difficoltà di seguire i salti temporali e di comprendere i concetti di fisica quantistica spiegati dal protagonista. Al centro di Dark Matter c’è, essenzialmente, una questione identitaria: se esistono infinite versioni di te, chi sei veramente? C’è una realtà più “vera” delle altre, oppure sono tutte sullo stesso piano? E soprattutto, potresti davvero raggiungere la felicità, se avessi la possibilità di fare una scelta diversa e di cambiare il corso degli eventi?
Tutti questi temi, chiaramente, diventano molto più evidenti guardando la serie diverse volte. Ed è proprio questo che rende Dark Matter differente da una qualsiasi serie sci-fi sul multiverso: è un viaggio in cui la seconda visione trasforma completamente l’esperienza.
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