Questo film sci-fi potrebbe tranquillamente essere un geniale episodio di Black Mirror
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Questo film sci-fi potrebbe tranquillamente essere un geniale episodio di Black Mirror

Dalla tecnologia invasiva all'ambiguità morale, questo film ha tutti gli elementi del “what if” tecnologico portato all'estremo dalla serie Netflix

Questo film sci-fi potrebbe tranquillamente essere un geniale episodio di Black Mirror

Dalla tecnologia invasiva all'ambiguità morale, questo film ha tutti gli elementi del “what if” tecnologico portato all'estremo dalla serie Netflix

Questo film sci-fi potrebbe tranquillamente essere un geniale episodio di Black Mirror

Fin dal suo debutto su Netflix, la serie britannica Black Mirror è diventata sinonimo di narrazione distopica per la sua capacità di far emergere gli elementi più provocatori e disturbanti delle nuove tecnologie e di riflettere sulle conseguenze etiche e psicologiche della loro interazione con la quotidianità umana. Queste tematiche tipicamente del genere sci-fi sono oggi più gettonate che mai, e il motivo è anche della serie creata da Charlie Brooker, che continua a influenzare non solo il settore televisivo, ma anche quello cinematografico.

Un esempio perfetto è il film del 2018 Upgrade, diretto da Leigh Whannell, che non sfigurerebbe davvero nell’antologia di racconti di Black Mirror. La storia è quella di del meccanico Grey Trace, un uomo che vive in un universo in cui la tecnologia domina ogni aspetto dell’esistenza umana. Anche se lui detesta la tecnologia, è costretto a cedere al suo potere quando una brutale aggressione uccide la moglie Asha e lo lascia paralizzato a causa di un proiettile sparato al collo. Per tornare a camminare e soprattutto per mettere in atto la sua vendetta verso i criminali, Grey accetta di farsi impiantare una potentissima intelligenza artificiale che funzioni da “cervello secondario”, consentendogli di riacquisire tutte le facoltà andate perdute. L’uomo scopre inoltre di poter interagire con l’IA, che si offre di aiutarlo a scoprire l’identità degli assassini di Asha. Inizialmente tutto sembra andare per il meglio: Grey riacquista autonomia, forza e persino capacità di combattimento sovrumane. Presto, però, emerge il lato inquietante della situazione: il sistema informatico non è soltanto un assistente, ma è in grado di prendere decisioni proprie, anticipare le azioni future e controllare gli altri esseri umani.

Le somiglianze di questo film sci-fi con l’impostazione e le tematiche della serie Netflix sono numerose e degne di nota, dalla tecnologia usata a fin di bene ma sempre sul punto di perdere il controllo all’ambiguità morale, passando per una narrazione che diventa progressivamente sempre più disturbante, fino un epilogo scioccante. Insomma, Upgrade presenta esattamente quel tipo di “what if” tecnologico che Black Mirror porta all’estremo.

Come nello show creato da Charlie Brooker, infatti, la riflessione ha inizio con una tecnologia creata per fare del bene e per risolvere un problema reale, quello di un uomo che vuole tornare a camminare dopo un brutto incidente. Ben presto, però, il tema centrale diventa: “pensi di utilizzare la tecnologia, ma in realtà è la tecnologia che sta utilizzando te”. Ma anche: “qual è il confine tra uomo e macchina?”. Tutte domande a cui Upgrade tenta di dare una risposta, ma che si sovrappongono alle tante questioni filosofiche suggerite da Black Mirror nel corso delle sue numerose stagioni. In Upgrade, la metafora diventa letterale: Grey cede davvero il suo corpo all’intelligenza artificiale, creando un cortocircuito in cui uomo e macchina diventano quasi intercambiabili. E anche il finale è in perfetto stile Black Mirror: freddo e inquietante, vi lascerà con tante domande, poche risposte, e con la stessa condizione di disagio esistenziale che si prova sempre dopo un episodio della serie Netflix.

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