Affinché un thriller risulti potente, ci sono alcuni elementi imprescindibili: il ritmo, la tensione, l’attesa, l’incertezza che continuano a coinvolgere lo spettatore su più livelli e a tenerlo col fiato sospeso fino all’ultimo secondo. Non sono molti i prodotti che riescono pienamente in questo intento, ma un ottimo esempio è la miniserie tedesca Dear Child, disponibile su Netflix con una stagione da sei episodi, diffusi nel 2023.
Si tratta di un thriller/crime psicologico ispirato al romanzo Liebes Kind di Romy Hausmann, che racconta una storia di finzione, a sua volta basata su casi reali di rapimento e segregazione avvenuti in Germania. Al centro della vicenda c’è infatti Jasmin, una donna che viene rapita da un uomo misterioso (di cui non vediamo mai il volto) e costretta a vivere in una situazione di estrema reclusione in compagnia di due bambini, Hannah e Jonathan. Dopo cinque mesi, riesce miracolosamente a fuggire, ma il suo gesto non risolve il mistero: al contrario, lo riapre. In base al suo racconto, infatti, le forze dell’ordine cominciano a indagare su un caso risalente a 13 anni prima, che porterà a scoprire cosa sia davvero successo dentro quella casa “blindata”.
Nonostante la sua breve durata, questo thriller è riuscito a conquistare gli spettatori Netflix proprio mettendo in campo le caratteristiche più riconoscibili del genere, a cominciare dalla tensione psicologica costante. Infatti, piuttosto che puntare su inseguimenti o scene d’azione spettacolari, la serie preferisce costruire una sensazione di inquietudine, che unita all’ambientazione chiusa e al tema della reclusione trasmette allo spettatore un senso di claustrofobia. Il disorientamento persiste anche per quanto riguarda la struttura della narrazione, che non è lineare, ma cambia continuamente prospettiva, costringendo chi guarda a rimanere sempre incollato allo schermo per mettere insieme tutti i pezzi del puzzle. Inoltre, non è presente un unico grande colpo di scena: vi sono piuttosto tanti piccoli ribaltamenti continui, che mantengono alta la curiosità e aumentano la soddisfazione del binge watching. E non dimentichiamo, ovviamente, la profonda connessione emotiva che è possibile stabilire con i personaggi, vittime di un crimine terribile e disumano.
Un thriller che ribalta le aspettative e ti intrappola lentamente, toccando anche paure concrete e assai disturbanti, proprio perché così vicine al quotidiano. L’unico difetto? Secondo alcuni spettatori, il finale troppo aperto, che lascia tante storyline irrisolte e regala più domande che risposte definitive. D’altra parte, però sono proprio queste le storie che ci restano in testa più a lungo…
Fonte: CBR
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