Se c’è un genere rischioso al botteghino è il fantastico. Sia fantasy che sci-fi sono due generi narrativi amatissimi dal pubblico, ma non particolarmente apprezzati dai produttori: più e più volte, infatti, le storie con personaggi originali hanno faticato a farsi spazio tra i colossi già esistenti e già stabiliti. E siccome si tratta quasi sempre di pellicole molto costose, che richiedono scenografie imponenti ed effetti speciali sofisticati, sono pochi gli autori che hanno il coraggio di addossarsi il rischio.
Tra chi ci ha provato c’è sicuramente il regista francese Luc Besson, il cui sogno di dare il via a un franchise sci-fi del tutto originale è naufragato nel 2017, con uno dei flop più tristemente ricordati degli ultimi anni, quello di Valerian e la città dei mille pianeti.
Un vero e proprio passion project dell’autore a venti anni da Il quinto elemento, il film è tratto dalla serie a fumetti francese Valérian et Laureline di Pierre Christin e Jean-Claude Mézières, che Besson amava quando era ragazzo. La storia è ambientata in un futuro immaginario in cui gli esseri umani possono viaggiare nello spazio e sono entrati in contatto con diverse specie aliene. Nel 2740, il maggiore Valerian e la sergente Laureline sono due agenti speciali incaricati di mantenere l’ordine nell’universo. Il Governo assegna loro la missione di recuperare un misterioso oggetto detto trasmutatore nella gigantesca stazione spaziale Alpha, una metropoli che ospita migliaia di razze aliene. Nel farlo, i due scoprono le prove di una cospirazione legata alla storia del pianeta Mül, una sorta di oasi di pace distrutta anni prima durante una guerra.
Sulla scia di Avatar, il regista ha spinto l’acceleratore sulla CGI e gli effetti speciali, rendendo Valerian e la città dei mille pianeti il film più costoso della storia del cinema francese e una delle produzioni indipendenti più costose in assoluto (il budget dichiarato è stato di 180 milioni di euro). Cosa è successo dopo lo sappiamo tutti: nonostante il cast composto da star di alto livello, tra cui Dane DeHaan, Cara Delevingne, Clive Owen, Rihanna, Ethan Hawke e Rutger Hauer, la pellicola non ha fatto presa sul pubblico internazionale e ha portato a casa soltanto 226 milioni, diventando uno dei più grandi flop del cinema sci-fi e non riuscendo a convincere pienamente neanche la critica.
Eppure, di potenziale inesplorato ce n’era moltissimo, a partire dall’immaginazione visiva fuori dal comune dell’autore, che – flop o non flop – rende comunque Valerian una visione interessante per gli appassionati del genere. Pianeti, specie aliene, tecnologie e ambientazioni sono ricchissimi di dettagli e trasmettono un autentico senso di meraviglia, consentendo allo spettatore di immergersi totalmente nella storia e nell’universo narrativo. Tra gli altri punti di forza ci sono anche la sequenza iniziale sulle note di Space Oddity, considerata da molti uno dei migliori prologhi della fantascienza recente, l’estetica e l’utilizzo del colore, ma soprattutto il fatto che si tratta di un film che sembra un blockbuster ma che ha tutta l’anima autoriale di un’opera indie.
È inutile negarlo: ci sono diverse ragioni concrete e oggettive che hanno portato al flop. Tuttavia, pur con una sceneggiatura imperfetta, questo sci-fi presenta ambizione, worldbuilding e un’identità visiva unica: aspetti non scontati e sicuramente da non sottovalutare.
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