Nina, Owen Gleiberman: «È stata una pessima decisione affidare a Zoë Saldana il ruolo della leggendaria Nina Simone. Lei è anche una brava attrice, ma è la caratterizzazione che si è voluta dare al personaggio che lascia basiti. Si è preferito puntare sui suoi problemi di alcolismo, trascurando quasi in toto la gloria dell'artista».
Blair Witch, Owen Gleiberman: «Per favore, Dio - o per favore, Anticristo - basta! Basta corse infinite di notte, basta bastoncini stregati, basta pessimi attori che fanno finta di essere persone vere, basta spaventi gratuiti. Basta con gli horror found footage!»
Ben-Hur, Owen Gleiberman: «Il blockbuster flop dell'anno, sotto tutti i punti di vista: dall'idea di affidare a Jack Huston il ruolo reso leggendario da Charlton Heston all'aver trasformato il climax della corsa delle bighe in una sorta di "Gladiatore sulle ruote"».
Hillary’s America: The Secret History of the Democratic Party, Owen Gleiberman: «Il regista Dinesh D'Souza accumula una serie di teorie complottiste e trascura la verità dei fatti solo per accusare il partito democratico praticamente di tutto, dalla schiavitù all'assassinio di Abraham Lincoln».
Alice attraverso lo specchio, Owen Gleiberman: «Sembra una fabbrica di effetti speciali che è esplosa. La storia c'è, ma è davvero brutta. Racconta di come il Cappellaio matto sia stato maltrattato, il che spiega i motivi per cui si è trasformato nel chiacchierone stralunato di Johnny Depp. Quello che non spiega, è perché dovrebbe interessarci».
Grimsby – Attenti a quell’altro, Peter Debruge: «Sacha Baron Cohen esplora nuovi livelli di infantile umorismo che raggiungono il punto più alto nella scena in cui lui e Mark Strong si nascondono nella vagina di un elefante femmina che viene inspiegabilmente violentata da un toro (mentre loro sono dentro...). Povera Penelope Cruz: prima trattato come oggetto in Zoolander 2, e ora costretta a far parte di questo film...».
Man Down, Peter Debruge: «Dite quello che volete su Shia LaBeouf, ma il ragazzo sa recitare e con un'intensità che è diventata a tratti spaventosa. Ma se un film come American Honey si nutre della sua energia, per il lavoro di Dito Montiel non è sufficiente. La storia esplora la sindrome da stress post traumatico di un soldato tornato dall'Afghanistan. Poteva essere l'entusiasmante reunion tra l'attore e il regista dopo "Guida per riconoscere i tuoi santi" e invece sembra un brutto episodio di The Twlight Zone».
La foresta dei sogni, Peter Debruge: «Gus Van Sant dirige un bruttissimo melodramma infarcito di pacchiano esoterismo ambientato nella foresta di Aokigahara, in Giappone, in cui ogni anno anime disperate si recano per suicidarsi. Matthew McConaughey è il protagonista, nei panni di un americano disposto a fare un viaggio interminabile pur di togliersi la vita. Peccato che una volta giunto nella foresta incontri un altro uomo (Ken Watanabe) depresso quanto lui che riesce a convincerlo di quanto valga la pena vivere».
La ragazza del treno, Peter Debruge: «Il regista Tate Taylor sbaglia tutto ciò che si può sbagliare, sprecando una coraggiosa performance di Emily Blunt, senza nasconderci l'unica cosa che avrebbe potuto tenere in piedi il film: il sospetto su chi fosse il colpevole».
Kate Plays Christine, Peter Debruge: «Kate Lyn Sheil interpreta Christine Chubbuck, reporter che negli anni '70 si è sparata in diretta tv. Il finto documentario di Robert Greene solleva interrogativi riguardo al rapporto con il pubblico e l'impatto emotivo che certi ruoli hanno sugli attori. Peccato che Kate Lyn Sheil non abbia convinto».