Sono lontani i giorni in cui “i sogni erano desideri”, ora sono trappole pericolosissime in cui si rischia di essere derubati dei propri segreti. Accade in Inception dove Christopher Nolan, vero e proprio maestro “nell’arte della complicazione”, ha dato il meglio di sé trascinandoci nella dimensione onirica e costruendo una sorta di percorso a scatole cinesi. Accettato e compreso il fatto che Leonardo DiCaprio sia un esperto in sicurezza subconscia, e quindi anche in grado di penetrare nei sogni altrui carpendo segreti e informazioni, le cose si complicano esponenzialmente quando si passa a doversi destreggiare tra i livelli dei sogni. L’abilità del buon Cobb (DiCaprio) e del suo team infatti è quella di costruire sogni nei sogni in cui le sue vittime si allontanano sempre di più dalla realtà e si perdono in veri e propri labirinti della mente. Ma il vero delirio inizia quando Cobb accetta di portare avanti una missione diversa dal solito “furto di idee”: quella di impiantarne una (Inception) completamente nuova nella testa del malcapitato Robert Fisher (Cillian Murphy), erede di un impero economico vastissimo che qualcuno vorrebbe vedere frammentato. E’ così che un “sonnellino” in aereo ci trascina tra le strade di una metropoli, in uno scantinato, nella stanze di un grand hotel, su un furgone in caduta libera e persino tra i ghiacci dell’Antartide (o qualcosa che le assomiglia). Nel frattempo viene fuori che se ti sparano nel sogno rischi di rimanere incastrato in un limbo che ti incasina il cervello, che popolare i sogni di ricordi fa arrabbiare gli altri abitanti dei sogni e che per capire se stai sognando o sei sveglio ti serve un totem. E la cosa che ti fa più arrabbiare poi non è tanto che sei lì a scervellarti, ma che Ellen Page, giovane universitaria arruolata da DiCaprio come architetto dei sogni, capisce tutto al volo senza la minima fatica e anzi dà consigli agli altri per risolvere le situazioni più assurde. Insomma, beata lei, non perde mai il filo. Forse è per questo che l’hanno chiamata Arianna


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