Ormai più di 10 anni fa, quando Game of Thrones dominava ancora l’immaginario collettivo, con le sue battaglie spettacolari e i tradimenti che tenevano milioni di spettatori incollati allo schermo, Netflix lanciava una serie che, nel silenzio generale, avrebbe potuto competere con quel colosso: The Last Kingdom. Uscita nel 2015, la produzione britannica ha saputo trasformare la storia dell’Inghilterra medievale in un racconto di potere, sangue e identità che, per molti, non ha nulla da invidiare all’epica di Westeros.
Basata sui romanzi di Bernard Cornwell (The Saxon Stories), The Last Kingdom segue la vita di Uhtred di Bebbanburg (interpretato da Alexander Dreymon), un nobile sassone rapito dai Vichinghi e cresciuto secondo le loro usanze. Guerriero diviso tra due mondi, Uhtred vive una guerra interiore tanto violenta quanto quelle che combatte sul campo: quella tra la lealtà e la vendetta, tra la fede e la sopravvivenza, tra il passato che lo chiama e il futuro che vuole conquistare.
Proprio come Game of Thrones, anche The Last Kingdom racconta una lotta incessante per il potere, ma lo fa senza draghi né magie. Al posto degli incantesimi, ci sono le spade; al posto dei troni dorati, ci sono campi di battaglia fangosi e alleanze instabili. È una serie che mostra la costruzione di una nazione nel caos, dove la religione, la guerra e l’ambizione si scontrano ogni giorno.
Il confronto tra Uhtred e il re Alfred il Grande è il cuore pulsante del racconto: due uomini diversissimi, uniti da un sogno comune – creare un’Inghilterra unita – ma separati da tutto il resto. In questa tensione continua, The Last Kingdom trova la sua forza: un equilibrio perfetto tra introspezione e brutalità, tra storia e mito.
Come nell’universo creato da George R.R. Martin, anche qui le morti improvvise e i colpi di scena non mancano. Ogni alleanza può trasformarsi in un tradimento, e ogni vittoria costa un prezzo altissimo. Ma ciò che rende la serie ancora più coinvolgente è la sua umanità: i personaggi non sono eroi né mostri, ma uomini e donne che lottano per sopravvivere e per dare un senso alle proprie scelte.
Le figure femminili, in particolare, sono tra le più forti e complesse: da Brida, cresciuta insieme a Uhtred ma diventata sua nemica giurata, a Aethelflaed, figlia del re, destinata a diventare una delle leader più potenti del suo tempo.
Inoltre, The Last Kingdom ha avuto il merito di chiudere la sua epopea nel modo giusto. Dopo cinque stagioni, la storia di Uhtred si è conclusa infatti con il film Sette Re devono morire (2023), che porta a compimento il suo percorso personale e politico, tratteggiando un finale coerente e sentito, degno dell’investimento emotivo di chi ha seguito la serie fin dall’inizio.
Forse Game of Thrones resterà per sempre il simbolo della serialità moderna, ma The Last Kingdom ha qualcosa che l’epopea di Westeros ha perso nel tempo: la coerenza narrativa, la forza della storia e il coraggio di restare fedele a se stessa fino all’ultimo respiro.
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