10 anni fa questo film di guerra italiano ha spiazzato il pubblico, ma non come potreste immaginare
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10 anni fa questo film di guerra italiano ha spiazzato il pubblico, ma non come potreste immaginare

Pochi lo ricordano, ma questo war movie ha proposto un approccio totalmente inaspettato al genere

10 anni fa questo film di guerra italiano ha spiazzato il pubblico, ma non come potreste immaginare

Pochi lo ricordano, ma questo war movie ha proposto un approccio totalmente inaspettato al genere

un frame del film di guerra Mine

Un decennio fa esordiva nei cinema italiani un curioso film di guerra ideato da due filmmaker italiani che avrebbe portato la dimensione bellica in una dimensione molto più personale e intima di quanto eravamo stati abituati a vedere fino a quel momento.

Stiamo parlando di Mine, film del 2016 scritto e diretto dagli italiani Fabio Guaglione e Fabio Resinaro. Sebbene al primo impatto possa sembrare un film di guerra destinato a rimanere nelle ben note zone di comfort, il film introduce il deserto come imprevedibile elemento di rottura che porta il film a muoversi in territori distanti dall’azione e dalla frenesia che caratterizzano il genere.

La trama di Mine prende piede nel bel mezzo di un deserto del medio oriente – quale non ci è dato sapere – seguendo due marines americani alla ricerca del villaggio più vicino, entrambi scorati dal sole alto, i viveri sempre più scarsi e la consapevolezza che la minima distrazione potrebbe risultare loro fatale. I loro peggiori incubi diventano tuttavia decisamente concreti quando realizzano di aver posato i piedi su due mine antiuomo.

Da qui in avanti per uno di loro, Mike Stevens, protagonista interpretato da Armie Hammer, inizia una prova fisica e mentale che lo vede costretto a rimanere fermo senza mai poter spostare il peso del corpo dall’ordigno. In attesa dei soccorsi, Mike si ritrova così a lottare contro le mille inside del deserto, tra tempeste di sabbia, animali e, soprattutto, i propri demoni interiori e la paura di cedere prima del tempo.

In questa situazione disperata, Mine ribalta le aspettative diventando più un thriller psicologico a tinte survival nel quale il contesto bellico rimane ancorato sullo sfondo, essendo tuttavia il motore principale dell’intera vicenda che ha portato alla situazione di stallo in cui versa il protagonista.

In Mine la spettacolarizzazione della guerra lascia quindi spazio alla (solo apparente) calma del deserto, la quale costringe Mike a fare i conti con il proprio mondo interiore e a interrogarsi come possa reagire in quella situazione, dove il minimo mutamento del suo baricentro potrebbe porre fine della sua vita. La paura di “andare avanti” emerge presto nelle riflessioni del soldato, ora costretto a guardarsi dentro, e a fare i conti con i propri traumi per tentare di divincolarsi dalla complessa e crudele situazione che il Fato gli ha riservato.

Insomma, se cercate un film di guerra sorprendente e capace di porre interrogativi tanto profondi quanto scomodi, dovreste assolutamente recuperare il film di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, il quale conserva ancora oggi tutta la sua potenza introspettiva.

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Foto: MovieStillsDB

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