Undici anni fa arrivava sui grandi schermi un film sci-fi destinato ad affermarsi come una vera e propria gemma del genere degli anni 2010 e capace di lasciare il segno con uno dei finali più spietati e destabilizzanti mai visti.
Stiamo parlando di Ex Machina, film scritto e diretto da Alex Garland che vede nel cast Oscar Isaac, Domhnall Gleeson e Alicia Vikander che riesce a evitare con perizia tutti i cliché generalmente associali al genere con una scrittura di altissimo livello. Caratterizzato da una crescente impronta thriller, Ex Machina mette in scena un confronto serrato tra il programmatore Caleb (Gleeson) e l’enigmatico CEO Nathan (Isaac), in un’abitazione isolata che diventa non solo centro di ricerca, ma anche teatro di un confronto filosofico e morale dai risvolti imprevedibili.
ATTENZIONE!
Seguono spoiler sulla trama di Ex Machina
Al centro dell’esperimento c’è Ava, un’IA avanzata chiamata a dimostrare di possedere una vera coscienza. Il film ribalta progressivamente le aspettative fino a svelare una verità sconvolgente. Caleb non è mai stato davvero il soggetto dell’esperimento, con Nathan che lo ha scelto proprio per la sua vulnerabilità emotiva, trasformandolo inconsapevolmente in una pedina. Tuttavia, è l’arroganza dello scienziato a condannarlo. Ava ha infatti previsto ogni mossa, manipolando entrambi gli uomini per orchestrare la propria fuga.
Il climax del film deflagra quando, con l’aiuto del modello precedente, Ava elimina Nathan e abbandona Caleb al suo destino, intrappolato nella casa ipertecnologica senza alcuna possibilità di fuga. Non c’è redenzione, non c’è ribaltamento morale. Solo una conclusione fredda, crudele, perfettamente coerente con il percorso del personaggio. Il finale colpisce per la sua freddezza e spietata lucidità, trasformando il film in una riflessione disturbante sull’intelligenza artificiale e sull’illusione del controllo umano. Una riuscita somma di fattori che hanno contribuito a proiettare Ex Machina tra i cult sci-fi del nuovo millennio.
L’impatto dell’opera di Garland si è fatto sentire negli anni successivi in altri titoli sci-fi come Morgan, I Am Mother e After Yang, i quali hanno ripreso, ciascuno a modo proprio, il tema del rapporto tra uomo e macchina. Inoltre, anche alcune puntate di Black Mirror – per esempio “Playtest” – sembrano aver risentito della sua influenza. Non è quindi un caso che il film abbia dato slancio alla carriera registica di Garland, poi proseguita con Annientamento e Civil War.
Ma al di là dell’eredità artistica del film, questo viene ricordato per quell’ultimo, glaciale sguardo sul mondo. Un finale che non consola, non spiega, non regala alcuna assoluzione, e che, proprio per questo, continua a essere ricordato come uno dei più sconvolgenti degli ultimi anni.
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