133 anni dopo, uno dei più grandi villain della letteratura avrà finalmente una serie tutta sua
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133 anni dopo, uno dei più grandi villain della letteratura avrà finalmente una serie tutta sua

Il nuovo progetto ribalterà il punto di vista del classico racconto investigativo, mettendo al centro una figura oscura e geniale pronta a uscire dall’ombra

133 anni dopo, uno dei più grandi villain della letteratura avrà finalmente una serie tutta sua

Il nuovo progetto ribalterà il punto di vista del classico racconto investigativo, mettendo al centro una figura oscura e geniale pronta a uscire dall’ombra

In arrivo una serie tv sul villain Moriarty

Per oltre un secolo, il Professor James Moriarty è stato ricordato soprattutto come l’avversario definitivo di Sherlock Holmes: il genio criminale capace di tenere testa al detective più famoso della letteratura. Ora, però, il personaggio creato da Arthur Conan Doyle si prepara a uscire dall’ombra del suo rivale. A 133 anni dalla sua prima apparizione, uno dei villain più celebri dell’immaginario crime avrà infatti finalmente una serie tutta sua, costruita intorno alla sua mente, ai suoi segreti e alla sua doppia identità.

Il progetto, attualmente indicato con il titolo provvisorio Moriarty, è in sviluppo presso Fremantle e Archery Pictures, società legata a Operation Mincemeat. La sceneggiatura sarà firmata da Chris Cornwell, già coinvolto in A Discovery of Witches, e da Oliver Lansley, autore di Where’s Wanda?. Al momento non c’è ancora una rete o una piattaforma ufficialmente collegata alla serie, mentre il cast deve ancora essere annunciato.

La serie viene descritta come una moderna reinvenzione del crime procedural, ma con una prospettiva decisamente diversa dal solito; questa volta il centro del racconto non sarà il detective chiamato a risolvere il caso, bensì l’uomo che per tradizione incarna il lato più raffinato e pericoloso del crimine. In questa nuova versione, Moriarty sarà un professore di psicologia criminale alla Durham University: una figura rispettabile in apparenza, ma in realtà anche il burattinaio dietro i crimini più sofisticati del Nord dell’Inghilterra.

La premessa ribalta in modo interessante il mito holmesiano: quando un’organizzazione rivale minaccia il suo impero criminale, Moriarty si ritrova costretto a compiere una mossa paradossale: collaborare con la polizia come consulente. In questo modo potrà usare la legge come arma contro i propri nemici, sfruttando le indagini ufficiali per proteggere se stesso e mantenere il controllo. Il problema, naturalmente, è che dovrà farlo restando sotto gli occhi di chi, almeno in teoria, dovrebbe arrestarlo.

A complicare il gioco ci sarà Detective Imogen Burrows, una detective dello Yorkshire destinata a lavorare al suo fianco. Il rapporto tra i due dovrebbe rappresentare uno dei motori principali della serie: da una parte un criminale brillante che finge di aiutare la giustizia, dall’altra una poliziotta che potrebbe lentamente intuire che qualcosa non torna. La vera minaccia per Moriarty, quindi, non sarà soltanto la gang rivale pronta ad attaccare il suo impero, ma il sospetto crescente di una collega sempre più vicina alla verità.

È una scelta narrativa forte, perché trasforma Moriarty da antagonista esterno a protagonista ambiguo, costretto a muoversi continuamente tra due identità. Da un lato il professore, l’esperto, il consulente capace di leggere la mente criminale meglio di chiunque altro; dall’altro il manipolatore che conosce il crimine perché ne è uno dei massimi architetti. La serie potrà quindi giocare non solo con le regole del procedural, ma anche con il fascino pericoloso dell’anti-eroe.

Del resto, Moriarty è sempre stato un personaggio perfetto per essere reinventato. Nei racconti originali di Conan Doyle appare molto meno di quanto la sua fama farebbe pensare: viene introdotto soprattutto in The Final Problem, pubblicato nel 1893, come figura necessaria a portare Sherlock Holmes verso uno scontro apparentemente definitivo. Gran parte del mito del “Napoleone del crimine” è stata costruita dopo, attraverso adattamenti e riletture che hanno trasformato Moriarty in un simbolo del male intelligente e organizzato.

Negli ultimi anni, il pubblico ne ha viste incarnazioni molto diverse: da Andrew Scott nella serie BBC Sherlock a Jared Harris in Sherlock Holmes: Gioco di ombre, fino alla rilettura di Elementary, che ha fuso Moriarty con Irene Adler. Proprio questa elasticità rende il personaggio ideale per una nuova serie: è riconoscibile, ma non così definito da impedire nuove interpretazioni.

La sfida principale sarà dimostrare che Moriarty può reggere una storia anche senza Sherlock Holmes al centro della scena. Per tradizione, la sua forza nasce dal rapporto con il detective, dal suo essere il riflesso oscuro di Holmes. Togliere Sherlock dall’equazione significa chiedersi chi sia davvero Moriarty quando non esiste soltanto come nemesi ma, se la serie riuscirà a rispondere a questa domanda, potrebbe offrire una delle riletture più interessanti del mito holmesiano degli ultimi anni.

Fonte: Deadline

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