La fantascienza televisiva ha spesso dimostrato di poter esplorare territori narrativi complessi, tra universi paralleli, realtà alternative e interrogativi sull’esistenza umana. Tuttavia, avere idee ambiziose non è necessariamente sinonimo di successo. Per distinguersi davvero, una serie deve riuscire a trasformare concetti apparentemente impossibili in una storia coinvolgente, capace di spingere lo spettatore a mettere in discussione ciò che crede di sapere. Ed è proprio quello che è riuscita a fare The OA, una delle produzioni sci-fi più originali e audaci mai realizzate da Netflix.
Creata da Brit Marling e Zal Batmanglij, la serie si è sviluppata nell’arco di appena 16 episodi distribuiti in due stagioni, tra il 2016 e il 2019, prima di essere cancellata dalla piattaforma. Nonostante la sua breve durata, ha lasciato un segno nel panorama della fantascienza televisiva, soprattutto grazie alla volontà dei suoi autori di sperimentare continuamente, senza preoccuparsi troppo di rispettare le convenzioni del genere.
Fin dalla prima stagione, The OA costruisce il proprio racconto attraverso il punto di vista di una protagonista la cui attendibilità viene costantemente messa in discussione. Gli spettatori, esattamente come gli altri personaggi, sono chiamati a interrogarsi sulla veridicità della sua storia: ciò che racconta è realmente accaduto oppure rappresenta un modo per elaborare i traumi che ha vissuto? La serie gioca continuamente con questa ambiguità, introducendo progressivamente elementi sempre più difficili da spiegare attraverso la logica.
A rendere il progetto particolarmente affascinante è soprattutto il modo in cui affronta universi alternativi, viaggi interdimensionali, esperienze di pre-morte e possibilità di un’esistenza dopo la morte. Temi già ampiamente esplorati dalla fantascienza, ma qui rielaborati attraverso una prospettiva che intreccia dimensione scientifica, spiritualità e filosofia.
Uno degli aspetti più sorprendenti di The OA è la serietà con cui affronta anche le proprie idee più insolite. La serie non cerca di rendere meno bizzarri i suoi sviluppi narrativi attraverso l’ironia o l’autoparodia, ma chiede allo spettatore di accettarli all’interno di un universo costruito attorno alla fiducia, alla liberazione dalla paura e alla possibilità di credere in qualcosa che supera la comprensione umana.
L’esempio più rappresentativo è probabilmente quello dei cinque movimenti, una sequenza di gesti corporei simili a una danza attraverso la quale la serie esprime una delle sue componenti più misteriose. Un espediente che, descritto semplicemente sulla carta, potrebbe sembrare persino assurdo, ma che sullo schermo acquista una dimensione quasi mistica, diventando uno degli elementi più riconoscibili dell’intero racconto. Il suo impatto sul pubblico è stato tale che, dopo la cancellazione della serie, alcuni fan si sono radunati persino davanti alla sede di Netflix per eseguire quei movimenti come forma di protesta.
Pur partendo da premesse tipiche del genere, la serie rifiuta continuamente di lasciarsi rinchiudere in un’unica categoria. Alla componente spirituale e filosofica si affiancano infatti atmosfere da thriller investigativo neo-noir, con suggestioni che ricordano il cinema di David Lynch, insieme a una costruzione narrativa complessa e ricca di colpi di scena che può evocare produzioni come Dark e Sense8.
Come accaduto ad altre produzioni televisive particolarmente apprezzate ma interrotte prematuramente, anche The OA non ha avuto la possibilità di completare il percorso immaginato dai suoi creatori. Netflix ha infatti deciso di cancellarla dopo due stagioni, lasciando irrisolti numerosi interrogativi e impedendo alla storia di raggiungere la conclusione originariamente prevista.
Secondo quanto riportato, la piattaforma avrebbe offerto a Brit Marling e Zal Batmanglij la possibilità di realizzare un film televisivo conclusivo, così da dare una chiusura agli eventi narrati. I due autori, tuttavia, avrebbero preferito non comprimere in un unico lungometraggio un progetto concepito per svilupparsi nell’arco di cinque stagioni, scegliendo di preservare la propria visione creativa.
A distanza di anni, The OA continua comunque a mantenere un seguito di culto. Gli appassionati discutono ancora delle sue numerose teorie, analizzano i dettagli disseminati nelle prime due stagioni e continuano a sperare in un possibile ritorno. Al di là della sua cancellazione, rimane un esempio di quanto una serie televisiva possa essere ambiziosa quando sceglie di non sacrificare la propria identità creativa.
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Foto: Netflix
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