1992, la serie prodotta da Sky e ideata da Stefano Accorsi (anche protagonista) che racconta attraverso l’intreccio di sei storie differenti l’Italia di Tangentopoli, è sbarcata in Blu-ray e Dvd. Per l’occasione, qui di seguito vi proponiamo un estratto dell’intervista a Domenico Diele, che nello show interpreta il cupo agente Luca Pastore. Per leggere l’intervista completa, cliccate qui:

Cosa ne pensi del tuo personaggio Luca Pastore, siete simili?
«Quello che mi hanno affidato in 1992 è un personaggio amareggiato e animato da sentimenti negativi. Tutti possiamo condividere tali stati d’animo – ma io sono diverso da lui: mentre recitavo e dicevo le battute mi veniva sempre da dire “Reagisci, ribellati, fai qualcosa per accettare quello che ti è accaduto, non lasciarti sopraffare dalla malattia e dalle circostanze attraverso le quali l’hai contratta”. Luca vuole vendicarsi di chi ha permesso l’infezione dell’HIV con sangue infetto all’ospedale dove è stato curato, quindi non pensa ad andare avanti, lo vediamo lasciarsi prendere dal cinismo e fare di tutto per trovare le prove che incriminimo Mainaghi, mentre gli sforzi e lo stile di vita lo rendono più soggetto a peggioramenti. Il suo atteggiamento è comprensibile e la parte che mi è toccata è profondamente tragica, ma Luca e io siamo decisamente diversi».

In 1992 convivono figure reali e fittizie: a te ne è toccata una di fantasia.
«Mi piace molto il fatto che personaggi fittizi e figure reali interagiscano. Nella serie compaiono Antonio di Pietro [interpretato da Antonio Gerardi, ndr] e altre persone – sia al servizio del team giudiziario di Mani pulite che coinvolte nelle indagini come imputati – viste al telegiornali ai tempi dello scandalo. Personalmente, mi va bene avere avuto la parte di un personaggio non reale, perché amo basare la mia interpretazione solamente su quello che ricevo dal copione. In ogni caso, non potevo senz’altro attingere ai miei ricordi personali perché nel 1992 era un bambino».

 

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