Sono venti anni, oggi, che Massimo Troisi è scomparso; che il suo genio, la sua risata, non ci sono più, né in televisione e nemmeno al cinema. Venti anni che pesano come un macigno e che hanno il retrogusto di un’occasione mancata. Hollywood notò Troisi solo con Il Postino, nominato ed apprezzato agli Oscar. Ma l’Italia e gli italiani avevano già imparato a consocerlo dalla sua prima volta sul palco, quando insieme a Lello Arena ed Enzo Decaro mise in scena La Smorfia. Da lì, la strada fu – per così dire – tutta in discesa: il suo primo film Ricomincio da tre fu un successo. Due anni dopo, nel 1983, tornò sul grande schermo con Scusate il ritardo. Del 1984 è Non ci resta che piangere, film che diresse ed interpretò insieme a Roberto Benigni: memorabile la loro lettera a Savonarola, omaggio evidentissimo a Totò e Peppino e alla loro Malafemmina. Lavorò con i più grandi, come Marcello Mastroianni, e riuscì a conquistarsi un posto al sole nel cuore della gente. Era un talento, Troisi. Un vero talento. Di quelli che nascono una volta ogni cent’anni. E soprattutto: era un uomo semplice, timido, introverso, con le sue paure e le sue ansie. La sua comicità era innovativa – quasi rivoluzionaria. Non erano battute pungenti e sfrontate, ma incerte, traballanti, borbottate. Capelli ricci e neri, foltissimi, un viso scavato ed un’espressività incredibile, dita che si uniscono e spalle che si stringono.
Noi proviamo a ricordarlo così, con cinque delle scene più famose della sua filmografia e della sua comicità. Cliccate sul link qui sotto per iniziare con il primo video.
© RIPRODUZIONE RISERVATA