28 anni dopo, questo anime dimenticato è ancora tra i migliori mai realizzati
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28 anni dopo, questo anime dimenticato è ancora tra i migliori mai realizzati

La sua scrittura e il suo immaginario restano ineguagliati ancora oggi

28 anni dopo, questo anime dimenticato è ancora tra i migliori mai realizzati

La sua scrittura e il suo immaginario restano ineguagliati ancora oggi

Una scena da Revolutionary Girl Utena

A distanza di quasi tre decenni dalla sua uscita, Revolutionary Girl Utena rimane uno di quei titoli che chi ama l’animazione giapponese cita con un misto di venerazione e rammarico. Venerazione perché la serie del 1997 è, a tutti gli effetti, una delle opere più complesse, audaci e finemente scritte di tutto il panorama anime. Rammarico perché, nonostante il suo status di cult assoluto tra gli appassionati più esperti, continua a essere ignorato dal grande pubblico e spesso escluso dal canone dei “classici imperdibili” dominato da titoli come Neon Genesis Evangelion o Fullmetal Alchemist: Brotherhood.

Eppure, per profondità tematica, innovazione narrativa e costruzione dei personaggi, Utena è un’opera che non soltanto regge il confronto: lo travolge. È un anime che parla di identità, desiderio, dolore, violenza psicologica e liberazione con una maturità che ancora oggi sorprende per lucidità e coraggio autoriale.

La serie segue Utena Tenjou, una ragazza che decide di diventare un “principe” per proteggere Anthy, una studentessa misteriosa e fragile relegata al ruolo di trofeo all’interno di un’accademia dove la competizione è letterale, combattuta in duelli rituali dalle tinte quasi mitologiche. Da qui nasce un racconto che inizia come un classico shojo con sfumature magiche, per poi trasformarsi gradualmente in una discesa negli abissi della psiche.

Ogni arco narrativo è più cupo del precedente, ogni personaggio più complesso, ogni metafora più audace. L’apparente ripetitività delle scene ricorrenti – una scelta che molti anime degli anni ’90 utilizzavano per risparmiare sui costi – diventa qui parte del linguaggio simbolico della serie, un ritmo ipnotico che racconta la ciclicità del trauma e della manipolazione.

Ma il cuore assoluto di Utena è il rapporto tra le sue due protagoniste: una delle storie d’amore più belle, dolorose e rivoluzionarie che l’animazione abbia mai messo in scena, soprattutto considerando l’epoca in cui è stata realizzata. È anche attraverso questa relazione che la serie esplora temi come: l’adolescenza vissuta come campo di battaglia emotivo, l’abuso di potere e l’oggettificazione, la scoperta della propria identità, la rottura dei ruoli di genere. Tutto questo senza mai perdere un tono tra il fiabesco e il disturbante, tra il comico assurdo e il tragico più profondo.

È sorprendente che Revolutionary Girl Utena venga ancora oggi ricordato da pochi, soprattutto se si considera quanto sia simile – per struttura, ambizione e impatto artistico – al più celebrato Evangelion. Entrambi decostruiscono il proprio genere di riferimento, entrambi guardano all’interiorità dei personaggi più che all’azione, entrambi usano simboli, metafore e immagini che rimangono scolpiti nella memoria. Solo che Utena, invece di esplorare il mecha, scarnifica il linguaggio delle magical girl e dello shojo, trasformandolo in una riflessione magistrale su maturazione, desiderio e abuso.

Forse non tutti riusciranno a cogliere ogni riferimento o interpretare ogni scena carica di simbolismi, ma chiunque resti rapito da storie che osano spingersi oltre i confini del loro genere scoprirà un’opera che non ha perso un briciolo della sua potenza. Revolutionary Girl Utena rimane un anime unico e irripetibile, capace di parlare – oggi più che mai – a una nuova generazione di spettatori.

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Fonte: CBR

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