3 film fantasy da vedere se amate Il Signore degli Anelli
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3 film fantasy praticamente sconosciuti da vedere se amate Il Signore degli Anelli

Dalle fiabe del folklore norvegese a un brutale mondo animato dominato dalla magia: tre avventure rimaste lontane dal grande pubblico, ma capaci di mostrare volti molto diversi del genere fantasy

3 film fantasy praticamente sconosciuti da vedere se amate Il Signore degli Anelli

Dalle fiabe del folklore norvegese a un brutale mondo animato dominato dalla magia: tre avventure rimaste lontane dal grande pubblico, ma capaci di mostrare volti molto diversi del genere fantasy

tre film fantasy

Ancora oggi, quando si parla di cinema fantasy, è quasi impossibile non passare attraverso Il Signore degli Anelli. La trilogia diretta da Peter Jackson ha stabilito un modello con il quale buona parte delle produzioni successive ha dovuto confrontarsi, trasformando la Terra di Mezzo in uno dei principali punti di riferimento dell’immaginario cinematografico contemporaneo. Viaggi attraverso territori sconosciuti, antiche profezie, creature mostruose e personaggi apparentemente comuni chiamati ad affrontare imprese immense sono diventati elementi immediatamente riconoscibili per il pubblico.

Il genere, tuttavia, non si limita alle trasposizioni delle opere di J.R.R. Tolkien o alle altre grandi saghe che hanno raggiunto il successo internazionale. Nel corso degli anni il fantasy è stato esplorato anche da produzioni indipendenti, film europei e opere d’animazione rivolte a un pubblico adulto. Titoli meno conosciuti, spesso realizzati con risorse limitate, hanno scelto di concentrarsi sulle atmosfere, sul folklore o sugli aspetti più oscuri e violenti delle leggende medievali. I tre film che seguono non cercano di riprodurre le dimensioni spettacolari de Il Signore degli Anelli. Ognuno di loro recupera però alcuni elementi centrali del fantasy epico, rielaborandoli attraverso linguaggi e tradizioni molto differenti.

The Ash Lad: In the Hall of the Mountain King

Diretto da Mikkel Brænne Sandemose e uscito nel 2017, The Ash Lad: In the Hall of the Mountain King è un’avventura norvegese ispirata alle fiabe tradizionali dedicate ad Askeladden, figura ricorrente del folklore scandinavo. Il protagonista Espen è il figlio di un povero contadino e vive insieme al padre e ai due fratelli in una fattoria minacciata dalla rovina. La possibilità di cambiare il destino della famiglia arriva quando la principessa Kristin scompare e il re promette una grande ricompensa a chi riuscirà a riportarla a casa. Espen parte quindi con i fratelli, attraversando foreste e montagne alla ricerca della giovane. Ad attenderli c’è però il Re della Montagna, un enorme troll legato a un’antica leggenda. Il viaggio assume progressivamente le caratteristiche di una fiaba iniziatica, nella quale il protagonista deve dimostrare che l’intelligenza e la capacità di osservare il mondo possono essere più utili della forza.

Il film si muove su tonalità più leggere rispetto a quelle della trilogia di Peter Jackson, ma possiede un analogo interesse per il paesaggio e per la dimensione del viaggio. Gli ambienti naturali non costituiscono semplicemente uno sfondo, ma diventano parte integrante di un mondo regolato da superstizioni, racconti popolari e creature nascoste. The Ash Lad può quindi rappresentare una scoperta interessante per chi cerca un fantasy classico, costruito attorno a un giovane eroe sottovalutato e a una missione apparentemente impossibile. La sua identità rimane però profondamente scandinava, soprattutto nel modo in cui utilizza troll, principesse e leggende tramandate oralmente senza trasformarli in semplici imitazioni dei modelli hollywoodiani.

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The Head Hunter

Con The Head Hunter il fantasy assume una forma decisamente più cupa ed essenziale. Il film del 2018 è diretto da Jordan Downey e ha come protagonista Christopher Rygh nei panni di un guerriero solitario, incaricato di eliminare le creature che minacciano un regno medievale. L’uomo conserva le teste dei mostri uccisi sulle pareti della propria abitazione, ma alla sua collezione manca quella della creatura responsabile della morte di sua figlia. Quando il mostro torna a manifestarsi, il protagonista vede finalmente la possibilità di completare la propria vendetta. La vicenda è molto semplice, ma Downey la utilizza per costruire un racconto dominato dalla solitudine, dal dolore e dalla ripetizione. Il guerriero ripara continuamente la propria armatura, prepara trappole e cura le ferite riportate durante battaglie che il film sceglie spesso di non mostrare direttamente.

Questa decisione permette a The Head Hunter di trasformare i propri limiti produttivi in una precisa scelta narrativa. Al posto di eserciti, assedi e grandi scontri, il pubblico osserva soprattutto ciò che rimane dopo la battaglia: il corpo ferito del protagonista, l’equipaggiamento danneggiato e le conseguenze di una vita trascorsa a combattere. Il risultato è un fantasy contaminato dall’horror, nel quale il mondo esterno appare quasi completamente svuotato. Le foreste immerse nella nebbia, le armature logore e le abitazioni scarsamente illuminate evocano un Medioevo ostile, molto lontano dalla componente più avventurosa e rassicurante del genere. È un film adatto soprattutto a chi ha apprezzato i momenti più oscuri de Il Signore degli Anelli e desidera osservare un universo simile da una prospettiva ridotta, brutale e profondamente personale.

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The Spine of Night

The Spine of Night porta invece il fantasy nel territorio dell’animazione per adulti. Scritto e diretto da Philip Gelatt e Morgan Galen King, il film è stato presentato nel 2021 e utilizza la tecnica del rotoscopio, attraverso la quale i disegni vengono realizzati ricalcando le immagini girate con attori reali. Il risultato richiama apertamente una certa animazione fantasy tra gli anni Settanta e Ottanta, oltre alle opere di Ralph Bakshi e alle illustrazioni di Frank Frazetta. La storia attraversa epoche, popoli e civiltà differenti, seguendo il percorso di una misteriosa pianta capace di conferire un potere immenso. La conoscenza legata a questa forza dovrebbe essere protetta, ma finisce nelle mani di uomini interessati a utilizzarla per conquistare e dominare. Da quel momento prendono forma guerre, regni autoritari e pratiche di magia oscura che coinvolgono diversi personaggi nel corso dei secoli.

A differenza di The Ash Lad e The Head Hunter, il film non si concentra su un solo viaggio o su un unico protagonista. La sua ambizione è quella di costruire una mitologia completa, mostrando come la stessa forma di potere possa influenzare generazioni diverse e contribuire alla nascita e alla caduta di intere civiltà. La corruzione provocata dal desiderio di controllare una forza assoluta costituisce inevitabilmente un punto di contatto con Il Signore degli Anelli. The Spine of Night affronta però questo tema attraverso una violenza esplicita e immagini rivolte chiaramente a un pubblico adulto. Il suo universo non distingue sempre in maniera netta tra eroi e antagonisti: a emergere è soprattutto la facilità con cui la conoscenza può trasformarsi in uno strumento di oppressione.

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Tra i tre titoli proposti è probabilmente quello più distante dal fantasy cinematografico tradizionale. Proprio questa diversità lo rende però un’opera da recuperare per chi cerca un racconto epico, oscuro e visivamente riconoscibile, capace di dimostrare come il genere possa ancora allontanarsi dai modelli più conosciuti senza rinunciare alla costruzione di un mondo vasto e ricco di leggende.

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