50 sfumature di grigio: lettera aperta ad Anastasia
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50 sfumature di grigio: lettera aperta ad Anastasia

Un'analisi semiseria del fenomeno che sta cambiando l’editoria e, un domani, il cinema

50 sfumature di grigio: lettera aperta ad Anastasia

Un'analisi semiseria del fenomeno che sta cambiando l’editoria e, un domani, il cinema

Da: Un lettore per caso
A: Anastasia Steele
Data: 5 Gennaio 2013 (15 giorni dopo la fine del mondo)
Oggetto: I miei problemi con le 50 sfumature di un sadomaso

Cara Anastasia,

nonostante abbia scelto il layout della mail per raccontarti cosa penso di te, il «cara» ricorda più da vicino le lettere di una volta, quelle con tanto di sigillo a cera rossa che, trascurando la storia, hanno mantenuto anche negli anni (per adesso giorni) post fine del mondo quel mix perfetto di mistero e passione che fa tanto romantico e seducente, per buona pace della vera origine di quel marchio rosso, destinato per lo più ad impegni giuridici e commerciali. Insomma, la famosa cera rossa che intrappola l’inchiostro in una pergamena segreta è diventata per tutte le donne il segno di una passione pericolosa, di storie d’amore impossibili quanto travolgenti e di quell’oretta passata davanti alla televisione, nella sala di un cinema o di fronte ad un romanzo dove l’amore, quello vero, è ancora possibile, dove il lieto fine è d’obbligo anche quando le premesse non promettono niente di buono; «Alle donne piace sognare»: ok, va bene, siamo d’accordo anche se poi tocca a noi, poveri uomini comuni, dover competere con il principe azzurro di turno quando la parola fine (o the end) compare sullo schermo del cinema, quando la pellicola non ha più niente da dire, quando il romanzo ha concluso le sue pagine o quando Cinzia TH Torrini ha deciso che per Elisa di Rivombrosa o per Elena di Terra ribelle la vita può cominciare a scorrere più tranquilla. Ma finché ciò con cui bisognava combattere era il principe azzurro (mister muscolo), impavido di fronte alle legge ingiusta e pronto a tutto per amore, la partita era ancora aperta: «Cara, ti prometto che dopo Natale mi iscrivo in palestra», con un mazzo di rose rosse e collanina a seguito che non guasta mai, per stemperare il clima ostile dell’ultimo mese.

Poi, però, ci si mette il dominatore e la partita è persa a tavolino. Tutta colpa di E. L. James: in principio, quando è esploso il caso di 50 sfumature di grigio, la verità è che non ho dato molta importanza alla cosa: «Cose da femmine» mi dicevo. Poi, però, l’invasione è stata eccessivamente frastornante. «Quello che ogni donna vuole» si leggeva di questo romanzo, in procinto di trasformarsi in pellicola cinematografica, della quale già molto si chiacchiera. E prima di trovarmi con le spalle al muro, a dover rispondere di mancanze delle quali non conoscevo neppure l’esistenza, l’angioletto sulla mia spalla destra mi ha suggerito di leggere il libro per trovarmi preparato alla sfuriata post 50 sfumature: «La mia vita fa schifo, tu non hai niente di Christian Grey». Ma nonostante il pericolo imminente ancora l’orgoglio era più forte della paura: «Non butterò via 14,90€ per la versione contemporanea di un malfidato Harmony rosa» mi dicevo. Non che ne avessi mai letto uno, ma nella mia mente hanno sempre rappresentato il peggio che si possa chiedere alla narrativa: un Harmony per me è il luogo dove la genialità della scrittura, la peculiarità dei personaggi e delle storie lascia il passo a dialoghi del tipo: «Ti amo, non posso vivere senza di te» disse trattenendo le lacrime lei. «Abbracciami allora, non andrò da nessuna parte» rispose lui. Ma non sapevo quanto mi sbagliavo.

In ogni cosa della vita c’è sempre un momento di svolta. Il mio è avvenuto quando, tra le mani Best Movie di ottobre o novembre, ho letto Oltre il giardino, la rubrica di Luca Argentero. Per farla breve anche lui aveva confessato di aver ceduto alla tentazione di capire cosa c’era in quel romanzo che tanto attraeva il sesso femminile. Allora, dopo altro indugiare e spinto dalla solidarietà maschile ho comprato il libro: due notti per leggerlo, meno circa 15 euro nel portafoglio e 548 pagine lette per far scaturire dentro di me un’unica domanda: cara Anastasia Steele, perché ti ci sono volute 540 pagine per capire che il tuo caro Christian Grey era un, cito, «bastardo squilibrato»? Tu cercavi l’amore e quel tipo non vedeva l’ora di legarti da qualche parte per provare il nuovo frustino comprato su Amazon! 50 sfumature di grigio lascia davvero senza parole. Viene presentata come una storia romantica, erotica e appassionante ma forse si sono dimenticati di scrivere anche sadomaso, dolorosa e irritante per la stupidità della trama e dei suoi risvolti. Altro che principe azzurro: a quanto pare le donne sono attratte dall’uomo nero. Ho letto che il romanzo è stato ispirato dalla storia d’amore di Edward e Bella (protagonisti dei romanzi di Stephenie Meyer), ma lì la dolce fanciulla di Forks faceva i conti con un vampiro sdentato a colpi di sensi di colpa, non con un dominatore miliardario e decisamente squilibrato. Che dire, uomini italiani preparatevi al peggio! Un consiglio, per evitare di partire svantaggiati e di subire le conseguenza di questa follia, munitevi di frustino perché non si sa mai.

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