Prima che serie come Evil e From riportassero al centro del racconto televisivo il fascino del soprannaturale, dei misteri irrisolti e degli spazi infestati da presenze oscure, ABC aveva già provato a percorrere una strada simile con 666 Park Avenue. Andata in onda nel 2012 e cancellata dopo una sola stagione, la serie horror soprannaturale può essere oggi riscoperta come una di quelle visioni brevi, imperfette e intriganti che funzionano molto bene nel formato binge watching del weekend.
Ambientata nell’elegante Upper East Side di New York, la serie ruota attorno al Drake, un lussuoso palazzo residenziale che nasconde un’anima molto più inquietante di quanto lasci intendere la sua facciata. Chi vive tra quelle mura può ottenere ciò che desidera, ma ogni favore ha un prezzo. È una premessa semplice e immediatamente riconoscibile, costruita attorno a un’idea classica del racconto horror: la tentazione, il patto, il desiderio che si trasforma in condanna. Al centro della storia ci sono Jane Van Veen e Henry Martin, una giovane coppia assunta per occuparsi della gestione dell’edificio e destinata a scoprire, poco alla volta, che il Drake non è un luogo come gli altri.
Sulla carta, 666 Park Avenue aveva diversi elementi per funzionare. Il cast includeva volti molto noti della televisione americana, a partire da Terry O’Quinn, amatissimo dal pubblico di Lost, e Vanessa Williams, reduce dal successo di Ugly Betty e Desperate Housewives. Accanto a loro c’erano Rachael Taylor e Dave Annable, chiamati a interpretare la coppia di protagonisti trascinata in una spirale di segreti, presenze oscure e rivelazioni sempre più inquietanti. Per ABC, la serie sembrava una scommessa interessante: un drama soprannaturale patinato, collocato in una programmazione che già comprendeva titoli forti come Once Upon a Time e Revenge.
Il debutto, però, fu tutt’altro che semplice. Ancora prima della messa in onda del pilot, 666 Park Avenue venne presa di mira dal gruppo conservatore One Million Moms, che la accusò di promuovere contenuti satanici e demoniaci e chiese ad ABC di cancellarla. La polemica si allargò poi agli sponsor, con l’invito ai sostenitori del gruppo a contattare direttamente le aziende coinvolte nella programmazione pubblicitaria.
Quando la serie venne effettivamente cancellata dopo pochi episodi, l’organizzazione rivendicò la decisione come una sorta di vittoria. Eppure, ridurre la fine di 666 Park Avenue soltanto alle polemiche sarebbe probabilmente fuorviante. A pesare davvero furono soprattutto gli ascolti, che non riuscirono mai a sostenere le aspettative del network.
Il pilot partì con 6,9 milioni di spettatori, un risultato non disastroso in termini assoluti, ma inferiore a quanto ABC sperava per una serie inserita in una fascia così strategica. Già dal secondo episodio, però, la situazione peggiorò sensibilmente, con un calo a 4,99 milioni di spettatori. Da quel momento il pubblico continuò a diminuire, fino ad arrivare a circa 1,5 milioni di spettatori per il finale. Numeri che resero inevitabile la decisione di non proseguire oltre la prima stagione.
Anche la critica non aiutò. Molti giudizi dell’epoca rimproverarono alla serie una certa prevedibilità, soprattutto nella costruzione del mistero attorno al personaggio di Gavin Doran, interpretato da Terry O’Quinn. Il fascino ambiguo e minaccioso del proprietario del Drake avrebbe potuto diventare uno degli elementi più forti dello show, ma la serie svelava presto la natura oscura del personaggio, riducendo in parte la tensione.
Gavin e la moglie Olivia, interpretata da Vanessa Williams, controllano l’edificio e sembrano manipolare le vite di chiunque entri nella loro orbita. Il Drake, però, rimane l’elemento più interessante di 666 Park Avenue. Più che un semplice scenario, il palazzo funziona come un personaggio vero e proprio: un luogo elegante, seducente e sinistro, in cui ogni appartamento può nascondere un segreto e ogni desiderio può diventare una trappola.
Attorno a Jane e Henry si muovono altri residenti, ognuno con le proprie ossessioni, fragilità e tentazioni. Ci sono sottotrame sentimentali, ambizioni professionali, tradimenti, paure e presenze che sembrano emergere direttamente dalla storia dell’edificio. Non tutto funziona con la stessa efficacia, ma l’atmosfera resta uno dei motivi principali per cui la serie può ancora incuriosire gli appassionati del genere.
Vista oggi, 666 Park Avenue appare anche come una serie arrivata forse nel momento sbagliato. Nel 2012, la televisione generalista americana stava ancora cercando di capire come trattare il soprannaturale in prima serata, soprattutto quando il racconto si avvicinava all’horror vero e proprio. Pochi anni dopo, con l’espansione dello streaming e la crescita di un pubblico più abituato a storie dark, serializzate e costruite su misteri a lungo termine, una serie come questa avrebbe probabilmente avuto più spazio per trovare il proprio pubblico.
Non è un capolavoro dimenticato, né una serie perfetta. La sua cancellazione dimostra che l’idea di partenza non bastò a sostenere l’interesse degli spettatori fino in fondo. Eppure proprio la sua durata breve la rende oggi una visione ideale per chi cerca un horror televisivo compatto, atmosferico e diverso dalle solite proposte.
666 Park Avenue ha il fascino delle occasioni mancate: una serie con un concept forte, un cast riconoscibile e un’ambientazione perfetta per un racconto di mistero e tentazione, rimasta però intrappolata tra aspettative alte, ascolti in calo e polemiche arrivate prima ancora che il pubblico potesse davvero scoprirla.
Per chi ama le storie su edifici maledetti, patti oscuri e personaggi sedotti dalla possibilità di ottenere tutto ciò che desiderano, 666 Park Avenue merita quindi una seconda possibilità. Non tanto per riscrivere la sua storia televisiva, quanto per riscoprirla con lo sguardo di oggi: quello di una piccola curiosità horror degli anni 2010, cancellata troppo presto ma ancora capace di offrire un weekend all’insegna di mistero, atmosfera e soprannaturale.
Fonte: Collider
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