È difficile credere che Lucifer abbia debuttato ormai dieci anni fa, il 25 gennaio 2016. Ancora più sorprendente, però, è constatare come la serie continui a essere oggi più apprezzata rispetto ai suoi esordi. Al giorno d’oggi, sono molte le produzioni fantasy e soprannaturali che faticano a mantenere coerenza e qualità nel lungo periodo, ma Lucifer rappresenta un caso raro: uno show che non solo ha resistito al tempo, ma che è riuscito a crescere stagione dopo stagione, fino a chiudere il suo percorso con un finale considerato tra i più riusciti del genere.
A cinque anni dalla conclusione e a dieci dal debutto, la serie appare persino più solida se messa a confronto con le numerose produzioni soprannaturali arrivate in seguito. Molte di queste hanno replicato singoli elementi del suo successo senza però riuscire a trovare lo stesso equilibrio tra ironia, procedural crime, introspezione emotiva e mitologia. Lucifer, invece, ha saputo evolversi, trasformandosi gradualmente da prodotto leggero a racconto più consapevole e stratificato.
Come spesso accade alle serie che impiegano tempo a trovare una propria identità, l’inizio non è dei più semplici. Prima ancora della messa in onda, Lucifer diventa oggetto di polemiche per la rappresentazione del Diavolo come figura carismatica e, in parte, empatica. Le proteste non impediscono però allo show di proseguire, anche se la prima stagione riceve un’accoglienza critica piuttosto tiepida. Nonostante ciò, emerge fin da subito una caratteristica destinata a diventare centrale: la capacità di costruire finali di stagione efficaci, in grado di ribaltare la percezione complessiva dello show.
Dalla seconda stagione in poi, Lucifer inizia infatti a mostrare una crescita evidente. La scrittura diventa più sicura, i personaggi acquistano spessore e il tono riesce finalmente a bilanciare il lato procedurale con l’arco narrativo orizzontale. Gran parte del merito va al carisma di Tom Ellis, la cui interpretazione di Lucifer Morningstar diventa il vero motore della serie, soprattutto grazie alla dinamica con Chloe Decker, che offre un contrappunto umano e realistico alla dimensione soprannaturale del racconto.
La terza stagione, pur molto apprezzata, mette però in luce uno dei limiti del formato televisivo tradizionale: una durata eccessiva che finisce per diluire la tensione narrativa. Proprio questo passaggio si rivela decisivo per il futuro dello show. Dopo la cancellazione da parte di Fox e il salvataggio da parte di Netflix, Lucifer trova una nuova forma, più compatta e adatta alla fruizione in streaming. La riduzione del numero di episodi permette alla serie di concentrarsi maggiormente sui personaggi e sui temi centrali, dando vita a quella che per molti è la sua fase migliore.
Con il passaggio a Netflix, Lucifer abbandona definitivamente l’impostazione da procedurale puro per diventare una serie più emotiva e introspettiva. Il racconto si concentra sempre di più sul concetto di libero arbitrio, sul peso delle scelte individuali e sull’idea di redenzione, temi che vengono sviluppati con una maturità crescente fino alla sesta e ultima stagione. Anche quando la ricezione critica conosce qualche oscillazione, lo show riesce comunque a mantenere una forte identità, chiudendo il suo arco narrativo in modo coerente e soddisfacente.
Il riconoscimento arriva gradualmente anche a livello istituzionale. Dai premi più leggeri delle prime stagioni si passa a riconoscimenti più prestigiosi, culminati con l’Emmy vinto dopo la conclusione della serie. Un segnale chiaro di come Lucifer sia riuscita a superare l’etichetta di semplice intrattenimento per diventare un prodotto televisivo considerato, a posteriori, di qualità.
Negli anni successivi alla sua fine, poche serie fantasy soprannaturali sono riuscite a raccoglierne davvero l’eredità. Alcune hanno trovato un buon seguito, altre hanno brillato per brevi periodi, ma il confronto finisce spesso per rafforzare la percezione di quanto Lucifer fosse riuscita a costruire qualcosa di unico. A dieci anni dal debutto, la serie non appare quindi come un prodotto invecchiato, ma come uno di quei rari casi televisivi che continuano a crescere nella memoria collettiva, dimostrando che migliorare nel tempo è ancora possibile.
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Fonte: MovieWeb
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