I grandi classici non muoiono mai. E quale miglior modo per rivitalizzarli e farli conoscere alle nuove generazioni se non quello di tirarli a lucido con la tecnologia più moderna che offre il mercato? Ne è convinta tutta Hollywood, che di pescare dal passato non si stanca mai, e ne sono convinti più che mai il regista Robert Zemeckis e i suoi soci-produttori Jack Rapke e Steve Starkey che ultimamente hanno messo mano a un cult della letteratura ottocentesca come A Christmas Carol, spolverandolo per bene e riproponendolo in una versione decisamente intonata al 21esimo secolo: con la tecnica motion capture 3D (qui potete vedere la prima clip). Quella, per intenderci, utilizzata per creare il personaggio di Gollum ne Il signore degli anelli e, che lo stesso trio (che collabora dal 1998) aveva già sperimentato con Polar Express (2004) e La leggenda di Beowulf (2007).

La storia del tirchio finanziere londinese che disprezza il Natale ha da sempre avuto grande appeal sulla settima arte che l’ha fatta sua in un numero indefinito di adattamenti per il piccolo e grande schermo. E tra queste non è mancata anche la versione Disney che nel 1983 ha prodotto il mediometraggio Canto di Natale di Topolino, con Paperone e Topolino nelle vesti dell’avaro Ebenezer Scrooge e del fedele impiegato Bob Cratchit.
Tra gli adattamenti cinematografici del racconto di Dickens ricordiamo Lo schiavo dell’oro (1951) di Brian Desmond Hurst, La più bella storia di Dickens (1970) con Albert Finney nei panni del vecchio tirchio e la versione animata del 2001 che in originale aveva le voci di Nicolas Cage e Kate Winslet.

Ma nonostante le innumerevoli versioni, di Ebenezer Scrooge e dei tre fantasmi venuti a scuotergli la coscienza sembra non se ne abbia ancora abbastanza. Tanto più se le innovazioni tecnologiche consentono di rivivere la storia in modo totalmente nuovo, com’è il caso della tecnica scelta da Zemeckis e soci che hanno scelto Canto di Natale per scrivere un altro capitolo nella storia del 3D e della loro tecnica d’elezione. Dopo aver trasformato Tom Hanks in un capostazione digitale per Polar Express e Angelina Jolie nel seducente mostro de La leggenda di Beowulf , il trio ha puntato tutto su Jim Carrey che ha prestato le sue sembianze e la sua voce non soltanto al protagonista, Scrooge, ma anche ai tre fantasmi del Natale passato, presente e futuro. Come ce lo spiegano in questa intervista gli stessi Rapke e Starkey, presenti a Cannes nei giorni scorsi insieme al cast e al regista (guarda il video e le foto) per il lancio della campagna del film, che arriverà in sala il prossimo 20 novembre. Nelle interviste che potete leggere qui sotto ci svelano anche qualche curiosità sulle fasi di lavorazione, sul film che vedremo prima di Natale e i loro pensieri sul futuro del motion capture.

Il fruttuoso sodalizio Zemeckis-Starkey-Rapke vede le sue radici nell’incontro tra i primi due, insieme fin dai tempi di Chi ha incastrato Roger Rabbit? (1986), e dietro a successi come la saga di Ritorno al futuro e Forrest Gump (6 premi Oscar). Nel 1998 si è unito al gruppo anche Rapke ed è nata la società ImageMovers (oggi Image Movers Digital). Nel 2000 è stata la volta di Cast Away e nel 2004 è cominciata “l’era digitale” con Polar Express, proseguita nel 2007 con La leggenda di Beowulf e ora con A Christmas Carol, nel quale Starkey promette: «Vedremo più 3D che in qualunque altro film».

Jack Rapke, Jim Carrey, Robert Zemeckis, Steve Starkey al 62esimo festival di Cannes

(Getty Images)

Intervista a Jack Rapke

In cosa differirà questo film dagli altri film di A Christmas Carol?
«E’ diverso perché ha un cast nuovo e perché crediamo che questa versione di A Christmas Carol sarà la più fedele a quello che Charles Dickens aveva immaginato nel suo romanzo».

Che cosa vi ha attratto di A Christmas Carol di Charles Dickens?
«Noi ci consideriamo prima di tutto narratori di storie. E A Christmas Carol di Charles Dickens è uno dei classici della letteratura con un protagonista memorabile e simbolico. Inoltre ha un alto potenziale di spettacolarità che lo rende adattissimo a una trasposizione 3D e all’arte motion capture».

La storia di Dickens è piuttosto dark in alcuni tratti. Quanto sarà spaventoso il nuovo film?
«Sì, la storia ha elementi dark, che sono imprescindibili per un film sul viaggio di un uomo verso la redenzione della sua anima. Il film sarà il Christmas Carol della Disney, quindi noi resteremo fedeli al brand, senza però sacrificare gli elementi dark necessari per raccontare questo genere di storia».

Il fatto che a ricoprire il ruolo del protagonista fosse Jim Carrey (principalmente conosciuto per il suo talento per ruoli comici) ha influenzato lo stile del film, indirizzandolo verso il genere della commedia o è rimasto sui binari del dramma?
«La sceneggiatura scritta da Bob Zemeckis è fedele alla storia di Dickens. Scrooge è un uomo a più dimensioni, principalmente drammatico, ma anche con elementi di commedia. Noi sapevamo che Jim Carrey aveva la giusta profondità di attore drammatico per questo ruolo. E non c’è bisogno di dire che anche il suo genio comico si inserisce di tanto in tanto nella storia».

Qual è il vantaggio principale apportato dalla performance capture a un progetto come questo?
«Questa particolare forma d’arte ha permesso a Bob Zemeckis di ottenere la sua visione della storia meglio di qualunque altra tecnica che avremmo avuto a disposizione».

In quale direzione andrà la tecnica della performance capture nel futuro? Riesci a immaginare un modo per utilizzare l’immagine di un attore senza che sia presente sul set?
«È molto difficile prevedere quale sarà il futuro della performance capture. La nostra speranza è che questa forma d’arte sia solo all’inizio e continui a essere perfezionata e diventi sempre più accessibile per molti registi. Non prevedo la possibilità di fare questi film senza gli attori sul set. Noi crediamo in una partecipazione intensa dell’attore e anzi ci auguriamo che siano gli stessi interpreti ad apportare il loro speciale contributo al personaggio. Tanto più che è proprio la spontaneità dell’interpretazione a dare vita a quei magici momenti che talvolta hanno luogo».

Cosa direbbe a un pubblico che mostra una certa reticenza alla tecnologia della motion-capture?
«Io ho frequentato una scuola di cinema e sono stato istruito come un classico film-maker. Non capisco bene la resistenza a questa forma d’arte. La storia del cinema è fatta di continue innovazioni tecnologiche che permettono di raccontare storie in modi sempre nuovi e migliori. La prima volta che qualcuno mosse una tradizionale cinepresa si credeva fosse impossibile. La stessa cosa accadde la prima volta che si usò il montaggio incrociato in un film. L’avvento del sonoro, così come quello del colore, all’inizio fu rifiutato. Sembra che qualunque forma di modernizzazione della tecnica abbia suscitato all’inizio una sorta di reticenza naturale».

Intervista a Steve Strakey

Che cosa ci dobbiamo aspettare dalla versione di A Christmas Carol firmata da Zemeckis?
«Bob Zemeckis è rimasto molto fedele alla storia originale di Dickens. In questo film comunque potete aspettarvi di trovare più elementi 3D di qualsiasi altro film abbiate mai visto».

Qual è il suo personaggio preferito nel film e perché?
«Come per i figli, non puoi mai averne uno preferito. Quindi, se si può dire così, amo molti personaggi per ragioni diverse. Mi ha particolarmente colpito il modo in cui Jim si contorceva per interpretare il personaggio di Scrooge. Ed era altrettanto divertente vedere Jim calarsi nei panni dei fantasmi. Assumeva un accento e un modo di muoversi completamente diverso per ognuno di loro. È stato divertente vederlo passare da un personaggio all’altro. Ma devo ammettere che mi è piaciuto anche guardare Bob Hoskins e Gary Oldman interpretare  ruoli molto diversi tra loro. Davvero non ho un personaggio preferito nel film. Li amo tutti».

Avete deciso all’inizio di offrire a Jim Carrey più ruoli o l’idea è nata durante le prove con la performance capture?
«La decisione di “usare” Jim Carrey per interpretare tutti i personaggi che fa nel film è stata presa all’inizio. È stato molto impegnativo per Jim, perché ha dovuto elaborare voci differenti e tratti distintivi per ciascuno di loro. Ha anche dovuto calarsi nei panni di Scrooge-ragazzo e Scrooge-adulto. E ciò ha richiesto una riflessione approfondita su ciò che lo aveva portato a essere ciò che è diventato».

È stato difficile riuscire a elaborare tutte queste voci diverse?

S.S: Sì. Abbiamo assunto un istruttore linguistico che ha lavorato con Jim per ottenere la voce di Scrooge, degli spiriti del Natale passato, presente e futuro. Quindi la difficoltà è stata di Jim!»

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