Nel panorama del cinema sci-fi non è raro che alcune opere di stampo distopico riescano a rivelarsi nel corso degli anni quasi profetiche, arrivando ad anticipare in maniera sorprendente un futuro inquietante che sembra esserci sempre più tristemente familiare. Pochi tuttavia sono riusciti a rivelarsi d’impatto come l’acclamato Snowpiercer, il cupissimo film diretto nel 2013 da Bong Joon-ho, che a distanza di oltre un decennio continua a colpire per la sua impressionante attualità.
Tratto dalla graphic novel francese Le Transperceneige, il film immagina un futuro in cui un esperimento climatico fallito ha trasformato la Terra in una distesa ghiacciata e inabitabile riuscendo anche a restituire tutto il conflitto di un’umanità divorata dalle disuguaglianze sociali. La storia ci mostra infatti gli ultimi sopravvissuti dell’umanità ormai stabilitisi a bordo dello Snowpiercer, un gigantesco treno in moto perpetuo che continua a viaggiare attorno al globo senza mai fermarsi. Tuttavia, anche davanti ad un’estinzione mai così vicina, l’umanità non riesce a liberarsi dei vecchi retaggi, con il treno che si rivela organizzato secondo una rigidissima gerarchia sociale.
Nelle carrozze di coda sopravvivono i poveri, stipati come bestiame e privati di qualsiasi dignità, mentre più ci si avvicina alla locomotiva, invece, più aumentano lusso, privilegi e potere. È da queste condizioni di forte disuguaglianza che prende forma la rivolta guidata da Curtis, interpretato da Chris Evans, deciso a rovesciare l’ordine imposto dal misterioso Wilford, la figura che alloggia alla testa del convoglio.
La genialità di Snowpiercer sta proprio nel trasformare il treno in una perfetta metafora sociale. Ogni vagone rappresenta un diverso livello della società, e il viaggio verso la testa del convoglio assume i contorni di una salita negli ingranaggi del potere e a una presa di coscienza del loro funzionamento. Bong Joon-ho mescola thriller, action e satira politica con una sicurezza impressionante, dando vita a un film che riesce a essere allo stesso tempo tanto inquietante quanto avvincente.
Non è infatti un mistero che ad oggi molte delle intuizioni del film sembrino parlare direttamente al presente. Nel 2013 temi come il controllo delle risorse, la gestione della paura collettiva, il divario sempre più netto tra élite e classi popolari sembravo essere stati volutamente estremizzati nel film, tuttavia ad oggi rappresentano questioni al centro del discorso pubblico. Una lungimiranza che ha permesso alla gemma sci-fi del regista sudcoreano di affermarsi come un punto di riferimento imprescindibile per tutte le distopie cinematografiche successive.
Il successo del film ha poi portato alla realizzazione dell’omonima serie televisiva Snowpiercer, con Jennifer Connelly e Daveed Diggs, ampliando ulteriormente l’universo narrativo presentato sul grande schermo. Pur con alti e bassi, soprattutto nelle ultime stagioni, la serie è riuscita a mantenere viva la forza del concept originale, venendo spesso accostata a produzioni sci-fi moderne come Silo.
Ad ogni modo, la forza espressiva del film del 2013 rimane ancora oggi più potente che mai. Compatto, feroce e visivamente straordinario, Snowpiercer continua a funzionare perché dietro una storia ambientata in un futuro immaginario parla del presente non facendo sconti a nessuno.
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