Ci sono film nati con l’ambizione di cambiare le regole del gioco, ma che finiscono per essere dimenticati troppo in fretta. Alcuni crollano sotto il peso delle aspettative, altri vengono affossati da strategie promozionali sbagliate. Poi ci sono casi come John Carter, uscito nel 2012, che sembrava avere tutto: un regista premio Oscar, un universo immaginifico tratto da un classico della letteratura sci-fi e il potenziale per diventare il primo tassello di un nuovo franchise Disney. Eppure, è stato etichettato come uno dei più grandi flop della storia del cinema. A distanza di 19 anni, però, John Carter merita di essere rivalutato: è molto più audace, coinvolgente e innovativo di quanto si pensasse allora.
Tratto dai romanzi di Edgar Rice Burroughs – quelli che hanno ispirato intere generazioni di narratori, da George Lucas a James Cameron – John Carter racconta la storia di un ex soldato sudista che, per uno strano fenomeno, viene trasportato su Marte (o meglio, Barsoom), dove si ritrova al centro di una guerra tra razze aliene. Il regista Andrew Stanton, già autore di capolavori Pixar come Wall-E e Alla ricerca di Nemo, porta in scena una visione ambiziosa: battaglie aeree, creature gigantesche, una principessa guerriera e un protagonista tormentato. Il tutto condito da una costruzione del mondo che non ha nulla da invidiare a Dune o Avatar.
Quello che molti non sanno è che Tom Cruise cercò a lungo di ottenere il ruolo del protagonista. Alla fine la parte fu affidata a Taylor Kitsch, noto per Friday Night Lights, che diede al personaggio un’impronta più vulnerabile e meno divistica. Accanto a lui, Lynn Collins nei panni dell’affascinante Dejah Thoris e un cast di supporto notevole che include Willem Dafoe, Bryan Cranston e Mark Strong. Nonostante tutto questo, il film faticò a imporsi: la colpa non fu del contenuto, ma della comunicazione.
Disney, inspiegabilmente, decise di eliminare ogni riferimento ai romanzi originali e al background Pixar di Stanton nella campagna promozionale. Il film venne lanciato con un titolo generico – John Carter, senza nemmeno il riferimento “di Marte” – e con trailer poco chiari sul genere e sulla portata del progetto. Il risultato fu disastroso: il pubblico non capì cosa aspettarsi e il film incassò meno della metà del budget, diventando per anni sinonimo di fallimento.
