A distanza di 50 anni, questo film con David Bowie continua a mandarci in crisi esistenziale
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A distanza di 50 anni, questo film con David Bowie continua a mandarci in crisi esistenziale

Il debutto cinematografico della rockstar inglese ci ha mostrato cosa vuol davvero dire vivere in un mondo che non ci comprende

A distanza di 50 anni, questo film con David Bowie continua a mandarci in crisi esistenziale

Il debutto cinematografico della rockstar inglese ci ha mostrato cosa vuol davvero dire vivere in un mondo che non ci comprende

un frame del film con David Bowie L'uomo che cadde sulla Terra

Alcuni film riescono a toccare le corde più intime del nostro animo, facendoci sprofondare in emozioni tanto complesse quanto intense. L’uomo che cadde sulla Terra, film del 1976 diretto da Nicolas Roeg, con la compianta rockstar David Bowie, appartiene a questa categoria, regalando allo spettatore un’esperienza destabilizzante, affascinante, e a suo modo dolorosa

A quasi cinquant’anni dalla sua uscita, il film tratto dall’omonimo romanzo di Walter Tevis si erge ben oltre l’etichetta del film di fantascienza, portando in scena un toccante requiem alla solitudine, sull’identità e sul pesante prezzo dell’adattamento, e riuscendo ancora oggi a toccare gli anfratti più remoti del nostro animo mettendoci in crisi.

Se l’arte cinematografica ci permette di immedesimarci, soffrire e sperare con i suoi protagonisti, ci sono storie come quella de L’uomo che cadde sulla Terra che non offrono alcun tipo di consolazione, che non promettono alcuna salvezza o redenzione. Insomma, il film di Roeg richiede presenza, ascolto, accettazione del vuoto, facendo tutto questo con una lucidità visiva e tematica ancora oggi sconvolgente.

L’uomo che cadde sulla Terra porta in scena un racconto psichedelico, partendo come una storia sci-fi ma trasformandosi presto in una disturbante discesa lenta e lisergica nell’alienazione, nel potere corrosivo del consumismo, nella solitudine dell’identità perduta. Il protagonista alieno di Bowie, Thomas Jerome Newton arriva sulla Terra con la mente lucida e la speranza nel cuore. Tuttavia la cultura umana – con le sue droghe, il suo denaro, il suo intrattenimento superficiale – finisce per trasformarlo in una creatura spezzata.

Un tormento interiore ben restituito dallo stile visionario, Roeg, il quale costruisce una narrazione frammentata e allucinata. I flashback del pianeta natale di Newton si fanno sempre più sfocati. I suoi legami umani si deteriorano. I suoi occhi, un tempo brillanti, si svuotano, e nell’ultima mezz’ora del film ogni appiglio emotivo crolla, lasciando spazio solo all’abisso interiore.

Uno dei punti di forza del film rimane senza dubbio la scelta di affidare il ruolo di Thomas Jerome Newton a David Bowie, qui al suo debutto cinematografico. La rockstar britannica si muove con fare etereo, fragile e disorientato. È un alieno che arriva sulla Terra con l’obiettivo di salvare il proprio pianeta, ma che finisce risucchiato dalla stessa disfunzione umana che avrebbe voluto evitare, e che nei momenti più tragicamente umani, ci mostra cosa voglia dire perdersi in un mondo che non ti capisce.

A colpire più di ogni altra cosa è infatti la progressiva spersonalizzazione del protagonista. Newton perde la sua missione, la sua lucidità, e infine se stesso, venendo rinchiuso, isolato e manipolato. Viene trasformato in qualcosa di accettabile per il mondo, e proprio per questo viene distrutto. E quando il film finisce, non c’è vittoria né pace. Solo il silenzio, e l’immagine di un uomo che non è mai davvero appartenuto a niente.

Insomma, L’uomo che cadde sulla Terra non è un prodotto da guardare distrattamente. È un film al quale abbandonarsi completamente, che entra sotto pelle e che lascia domande a cui non vogliamo rispondere. Cosa ci rende umani? Cosa perdiamo per adattarci? E vale davvero la pena salvarci, se il prezzo è diventare come gli altri? A distanza di mezzo secolo, il film resta un’opera profondamente malinconica che non consola, ma interroga. E forse è proprio questo il suo segreto: rimane impresso nell’animo ed è impossibile da dimenticare. Esattamente come David Bowie.

Cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

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Foto: British Lion Films

Fonte: Slashfilm

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