A Gli Anelli del Potere è bastata una scena per essere più spaventosa di tutto Il Signore degli Anelli
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A Gli Anelli del Potere è bastata una scena per essere più spaventosa di tutto Il Signore degli Anelli

La serie Amazon ha diviso pubblico e critica, ma un momento chiave legato riesce a superare persino la trilogia di Peter Jackson sul piano emotivo e tragico

A Gli Anelli del Potere è bastata una scena per essere più spaventosa di tutto Il Signore degli Anelli

La serie Amazon ha diviso pubblico e critica, ma un momento chiave legato riesce a superare persino la trilogia di Peter Jackson sul piano emotivo e tragico

gli anelli del potere e il signore degli anelli

Le prime due stagioni de Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere hanno lasciato molti spettatori con l’amaro in bocca. Tra scelte narrative discutibili, un ritmo altalenante e un rapporto complesso con il canone tolkieniano, la serie Amazon non è ancora riuscita, per molti, a reggere il confronto con la trilogia cinematografica di Peter Jackson, che resta un punto di riferimento quasi irraggiungibile per il fantasy moderno. Eppure, proprio all’interno di un progetto spesso accusato di non essere all’altezza, c’è un dettaglio, una singola scena, che riesce là dove i film non avevano mai osato spingersi davvero.

Il momento in questione è la rivelazione di Annatar a Celebrimbor, una scena che si distingue non per l’azione o per lo spettacolo visivo, ma per il suo peso simbolico e tragico. Quando Sauron abbandona definitivamente l’identità di Halbrand e si manifesta come Annatar, lo fa emergendo da una fiamma quasi “celestiale” all’interno della dimora di Celebrimbor, a Eregion. È un’immagine potentissima, che richiama immediatamente un immaginario di matrice biblica: una figura apparentemente perfetta, luminosa, che si presenta come portatrice di dono e conoscenza, ma che in realtà nasconde la rovina.

La forza della scena sta tutta nel suo sottotesto. Annatar non costringe Celebrimbor con la violenza, non lo minaccia apertamente: lo seduce facendo leva sul suo desiderio più profondo, quello di creare qualcosa di eterno, di lasciare un segno nella storia. È in questo passaggio che Gli Anelli del Poterein attesa ora di tornare con la sua terza stagione – riesce a raccontare il male in modo più sottile e disturbante rispetto ai film, per questo più spaventoso. Non c’è un mostro da sconfiggere o una creatura da cui fuggire, ma un patto che si stringe lentamente, quasi senza che la vittima se ne renda conto. Quando Celebrimbor arriva finalmente a comprendere la verità, è ormai troppo tardi. La sua presa di coscienza non porta a una redenzione eroica, ma a una constatazione devastante: la città è sotto assedio, il suo popolo è in pericolo e lui è completamente impotente di fronte a colui che ha servito. La disperazione che attraversa la scena non nasce dalla paura immediata, ma dal rimorso e dalla consapevolezza di aver contribuito, con le proprie mani, alla distruzione di tutto ciò che amava.

È qui che, per un breve momento, la serie supera la trilogia cinematografica. Scene iconiche come le Paludi Morte, Shelob o l’ossessione di Bilbo per l’Anello colpiscono per l’orrore visivo o per la tensione improvvisa, ma raramente affondano così a fondo nel senso di tragedia personale. La rivelazione di Annatar non ha bisogno di jump scare o di creature mostruose: il vero terrore nasce dall’idea che l’errore sia irreversibile e che il destino sia ormai segnato. Perché Celebrimbor non è un villain, ma una vittima della propria ambizione e dell’abilità manipolatoria di Sauron.

Con una sola scena, Gli Anelli del Potere è riuscita a restituire tutta la freddezza e l’intelligenza del suo antagonista, mostrando un male che non urla, ma sussurra, e che proprio per questo risulta ancora più inquietante. Un raro momento in cui la serie, pur con tutti i suoi limiti, dimostra di aver trovato una voce capace di distinguersi davvero.

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