A Knight of the Seven Kingdoms ha appena infranto la più grande tradizione di Game of Thrones (ma c'è un motivo)
telegram

A Knight of the Seven Kingdoms ha appena infranto la più grande tradizione di Game of Thrones (ma c’è un motivo)

La serie appena approdata su HBO Max sta regalando al pubblico qualcosa di ben diverso dalle altre iterazioni del franchise

A Knight of the Seven Kingdoms ha appena infranto la più grande tradizione di Game of Thrones (ma c’è un motivo)

La serie appena approdata su HBO Max sta regalando al pubblico qualcosa di ben diverso dalle altre iterazioni del franchise

Un frame di A-Knight-of-the-Seven-Kingdoms

Finalmente disponibile da pochi giorni in streaming su HBO Max, A Knight of the Seven Kingdoms sta prendendo a suo modo le distanza dalla serie madre Game of Thrones e dal primo spin-off House of the Dragon. Pur condividendone il DNA basato su intrighi politici e lotte per il potere, la nuova serie sceglie – come ampiamente anticipato – una strada più intima che rinuncia all’ampio respiro narrativo tipico dei predecessori per immergere i suoi protagonisti, Dunk ed Egg, in un’avventura dai toni spesso più vicini alla commedia.

Se questo cambio di registro non ha certo portato a rinunciare alla violenza e agli spargimenti di sangue tipici del franchise, un altro elemento di continuità si riscontra nella presenza di alcuni membri della dinastia Targaryen come Baelor, erede al Trono di Spade, Maekar e l’instabile Aerion. Tuttavia, nonostante il coinvolgimento di quest’ultimi, A Knight of Seven Kingdoms sembra aver rinunciato fin da subito ad uno degli elementi più distinguibili e iconici della saga televisiva.

La serie infatti si distingue dalle altre iterazioni del franchise per la totale assenza di draghi. Una scelta che, seppur clamorosa, nasconde in realtà una spiegazione molto più pragmatica e coerente di quanto si possa pensare. All’epoca in cui si svolge la storia di Dunk ed Egg, i draghi sono infatti ormai estinti. Come i fan ricordano bene, Game of Thrones è ambientata circa 90 anni dopo, e solo allora Daenerys riuscirà a riportarli in vita, dopo quasi 150 anni di assenza.

I Targaryen sono infatti rimasti sprovvisti delle loro creature simbolo per diverse generazioni a causa della ben nota Danza dei Draghi, il devastante conflitto interno raccontato in House of the Dragon, che non ha solo decimato la casata, ma ha anche portato alla morte la maggior parte dei temibili animali. Infatti, solo quattro sopravvivranno al conflitto, i quali deporranno alcune uova che daranno vita a draghi piccoli, deboli e malaticci, destinati a non vivere a lungo. Come se non bastasse, la consuetudine di tenerli rinchiusi nella Fossa dei Draghi di Approdo del Re aveva già contribuito a comprometterne la crescita nel corso delle generazioni, per poi raggiungere il punto di non ritorno nel 153 d.C. (circa 56 anni prima degli eventi di A Knight of Seven Kingdoms) con la morte dell’ultimo drago.

Insomma, per quanto uno show dell’universo di Game of Thrones privato delle sue creature più iconiche possa sembrare straniante, vale la pena sottolineare come si tratti di una decisione tanto coraggiosa quanto, in un certo senso necessaria. Se il franchise vuole davvero continuare a prosperare e a crescere, deve infatti essere in grado di narrare storie diverse, evitando di ripetere all’infinito la stessa formula e le stesse dinamiche. Un obiettivo che sembra essere perfettamente nelle corde di Dunk ed Egg, considerati senza timore di smentita due dei migliori personaggi mai scritti da George R.R. Martin.

Leggi anche: A Knight of the Seven Kingdoms ci ha già tolto ogni dubbio su chi sia il personaggio più potente del Trono di Spade

Foto: MovieStillsDB

© RIPRODUZIONE RISERVATA