La fibrosi cistica è la malattia genetica ereditaria mortale più comune. Nel mondo sono affette da FC settantamila persone circa e solo in Italia ne soffre un bambino su 3.500. A un metro da te, diretto da Justin Baldoni (Jane the Virgin) e ispirato all’omonimo libro di Rachael Lippincott, è un film coraggioso, tosto. In uscita il 21 marzo nei cinema italiani, racconta l’amore fra due ragazzi malati di fibrosi, che cercano di vivere una storia all’interno dell’ospedale in cui sono costretti.
Haley Lu Richardson (Split) e Cole Sprouse (Riverdale) sono Stella e Will, i due giovani protagonisti che portano sullo schermo le vite precarie di due innamorati, costretti a rimanere distanti pur trovandosi nello stesso edificio. L’intero lungometraggio è sulle spalle di questi due interpreti, e Richardson, nonostante i suoi 23 anni, dimostra una maturità artistica notevole, tanto da essere il vero fulcro di tutto il racconto. «Lavorare a questo progetto è stata una sfida per me, molto impegnativa per vari motivi ma allo stesso tempo gratificante e in qualche modo divertente».
La prima e l’ultima frase del film sono riferite al contatto umano e alla sua importanza.
«In questa storia i due protagonisti non possono toccarsi, perché sono entrambi affetti da fibrosi cistica. È una cosa che spezza il cuore, se ci pensi. Da un altro punto di vista, è interessante rappresentare questo tipo di rapporto in un film, in un momento in cui siamo abituati a vedere anche troppi rapporti sessuali sullo schermo. Questa è una relazione che trascende il contatto fisico e anche per questo diventa profondissima».
Per te, come persona, quanto conta il contatto fisico?
«Nella mia vita di tutti i giorni è fondamentale. Lavorando a questo film mi sono resa conto che vivere un’esistenza come quella di Stella sarebbe difficilissimo. C’è un test su internet che ti dice qual è il tuo linguaggio in amore, ci sono cinque risultati possibili. L’ho provato ed è risultato che il mio linguaggio è proprio quello del contatto, questo dice molto di me nella mia sfera privata. Credo però che se mi capitasse di vivere una situazione in cui non posso toccare la persona che amo, continuerei comunque a provare lo stesso sentimento».
L’intervista completa è pubblicata sul numero di Best Movie di marzo, in edicola dal
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