Venezia risponde a Cannes. Se sulla Croisette, in maggio, si erano visti grandi autori e un gran numero di storie cupe o morbose, in Laguna la selezione si presenta molto simile, con un differenza: la netta predilezione per i generi. In questo senso è, una volta di più, la vittoria del direttore Marco Müller, sempre in cerca di equilibrio tra le ragioni della critica e quelle del pubblico, il cui punto di incontro più ovvio è proprio il cinema di genere firmato da grandi registi. Cominciamo con i nomi, tanti e altisonanti come non accadeva da un po’: David Cronenberg, Roman Polanski, William Friedkin, Abel Ferrara (in concorso) e Steven Soderbergh (fuori concorso) non hanno bisogno di presentazioni, ma sono autori di assoluto prestigio – seppur più noti ai cinefili duri e puri – anche Aleksander Sokurov, Sion Sono (che a fine novembre, al Festival di Torino, godrà di una retrospettiva completa), Todd Solondz, Philippe Garrel e Andrea Arnold. Poi ci sono gli attori passati dietro la macchina da presa: non solo George Clooney con l’attesissimo Le idi di marzo che aprirà il Festival, ma pure Madonna (W.E., biopic sentimentale sulla scandalosa storia d’amore tra Wally Simpson ed Edoardo VIII) e Al Pacino, che con Wilde Salome ripropone qualcosa di simile a quanto aveva fatto con Riccardo III – Un uomo o un re, ovvero mischiare un lavoro teatrale (in questo caso di Oscar Wilde) con le emozioni e il privato degli interpreti. Tra gli outsider per cui è impossibile non fare il tifo, tre segnalazioni sono obbligatorie: Steve McQueen, il cui Hunger del 2008, mai distribuito in Italia, resta il più impressionante esordio del nuovo millennio, torna a lavorare con Michael Fassbender in Shame; lo svedese Tomas Alfredson, autore del delicato horror adolescenziale Lasciami entrare, debutta in una coproduzione internazionale con il thriller spionistico ad alto tasso di star (Gary Oldman, Colin Firth, Tom Hardy, John Hurt) Tinker, Taylor, Soldier, Spy; Ami Canaan Mann (figlia del regista Michael), al suo debutto, dirige Sam Worthington e Jeffrey Dean Morgan nel noir Texas Killing Fields. E c’è anche Marjane Satrapi, che dopo aver realizzato dalla sua opera a fumetti più famosa il film d’animazione Persepolis, passa al live action per un’altra delle sue graphic novel: Pollo alle prugne. E l’Italia? A fronte di ben cinque titoli americani in concorso, si ferma a tre, come Francia e Gran Bretagna. È la prima volta dal 2008, quando lo standard era diventato di quattro, suscitando di lì in poi non poche polemiche per lo sbilanciamento tra il numero delle opere e la loro qualità, oltre che per gli equilibri “politici” cui le scelte dovevano far fronte. Un problema che l’avvento della sezione Controcampo Italiano – sempre più “gonfia” (ne parliamo più avanti) – sembra avere in parte risolto. A rappresentare il tricolore sono gli ampiamente pronosticati Cristina Comencini con Quando la notte – storia d’amore con Claudia Pandolfi e Filippo Timi ambientata tra panorami alpini – ed Emanuele Crialese con Terraferma, che come in Nuovomondo racconta una storia di mare e incontro di culture (con Donatella Finocchiaro, Giuseppe Fiorello e Claudio Santamaria). E poi l’outsider Gian Alfonso Pacinotti, in arte Gipi, irresistibile fumettista che per il suo debutto su grande schermo sceglie proprio un fumetto, ma non suo: L’ultimo terrestre è ispirato a una graphic novel di Giacomo Monti, in cui un’invasione aliena è il pretesto per raccontare una serie di storie di ordinaria alienazione urbana. Fuori concorso, invece, l’attesissimo documentario biografico dedicato a Vasco Rossi: Questa storia qua.

UNO SGUARDO ALL’ORIZZONTE
Le nostre segnalazioni per la sezione più sperimentale della Mostra

Sempre all’interno della selezione ufficiale, Orizzonti resta la sezione più concentrata sui linguaggi sperimentali e la diversità dei formati, tra fiction e documentari, lunghi, medi e cortometraggi. Tra le 55 opere che verranno presentate vi consigliamo una manciata di titoli. Innanzitutto Sal, quarto lungometraggio di James Franco – proprio lui, il protagonista di 127 ore –, un biopic dedicato a Sal Mineo, attore italoamericano divenuto celebre per i ruoli in Gioventù bruciata e Il gigante al fianco di James Dean, cui lo legavano un’amicizia e un’affinità profonde. Mineo morì nel 1976, ad appena 37 anni, ucciso in un vicolo di West Hollywood da una coltellata durante una tournée teatrale. Poi il ritorno di Jonathan Demme, a tre anni da Rachel sta per sposarsi, con un documentario dedicato alla designer inglese Carolyn Parker. E ancora due titoli italiani: il regista teatrale e attore Pippo Delbono (Io sono l’amore) presenta Amore carne, con Irene Jacob, mentre Pietro Marcello – dopo l’esordio La bocca del lupo con cui vinse a Torino nel 2009 – torna con un altro documentario, Il silenzio di Pelesjan. Da segnarsi infine il film d’apertura dell’iraniano, ma adottato dagli Stati Uniti, Amir Nader, che tre anni fa aveva conquistato il lido con il geniale Vegas: Una storia vera. Stavolta ha girato in Giappone e il suo Cut, ambientato nel mondo della yakuza, promette sorprese.

OBIETTIVO ITALIA
Controcampo e le sezioni collaterali: un’onda tricolore

Nata nel 2009, la sezione quest’anno assume dimensioni monstre, quasi un festival a parte, dividendosi in tre categorie competitive – lungometraggi, cortometraggi e documentari, ognuna destinata ad avere il suo vincitore – più il fuori concorso, e presentandosi ai nastri di partenza con una selezione di ben 29 titoli. Tra i sette lungometraggi in concorso i nomi più attesi sono quelli di Ricky Tognazzi (Tutta colpa della musica, con Stefania Sandrelli ed Elena Sofia Ricci) e Francesco Patierno (Cose dell’altro mondo, con Diego Abatantuono e Valerio Mastandrea), ma c’è grandissima curiosità anche per l’esordio di Francesco Bruni (Scialla!, con il duo Bentivoglio/Bobulova) e per il folle mistery dei Manetti Bros, L’arrivo di Wang. Tra i documentari segnaliamo l’accoppiata ad alto coefficiente politico Piazza Garibaldi di Davide Ferrario, che ripercorre il cammino dei Mille di Garibaldi 150 anni dopo, e Black Block di Carlo Augusto Bachschmidt. Mentre tra i corti, apre il programma il debutto alla regia di Maria Grazia Cucinotta, Il maestro. Infine, spostando l’obiettivo sulle due sezioni collaterali Le Giornate degli Autori e La Settimana della Critica, si scovano altri due titoli molto attesi, entrambi con Filippo Timi tra i protagonisti. Nel primo caso si tratta di Ruggine di Daniele Gaglianone (già autore di Nemmeno il destino e Pietro) tratto dal romanzo di Stefano Massaron, in cui un gruppo di adulti si ritrova a fare i conti con un passato di traumi rimossi risalenti agli anni ’70. Nel cast anche Valeria Solarino, Stefano Accorsi e Valerio Mastandrea. La Settimana della Critica ha invece selezionato Missione di pace di Francesco Lagi, che ambienta la sua storia nei Balcani e sceglie il grottesco come chiave per toccare il tema delicatissimo delle missioni all’estero. Accanto a Timi, Silvio Orlando e Alba Rohrwacher.

L’articolo è pubblicato su Best Movie di settembre a pag. 82

Sotto, il film d’apertura Le idi di marzo e A Dangerous Method di David Cronenberg

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