Apre il Giffoni Film Festival 2025 e arriva in sala domani Unicorni, il nuovo film di Michela Andreozzi che racconta con delicatezza, ironia e coraggio il tema della crescita personale e dell’identità di genere. Al centro della storia c’è Blu, un bambino di nove anni che vive in una famiglia all’apparenza progressista e inclusiva, ma che si ritrova spiazzata quando il figlio decide di partecipare alla recita scolastica vestito da Sirenetta.
Attraverso il punto di vista di Blu e della sorella adolescente Diletta, interpretata dalla giovanissima Viola Gabriele al suo debutto sul grande schermo, il film riflette sui limiti dell’amore genitoriale e sull’urgenza di accompagnare i figli nelle loro scelte con ascolto e accoglienza, senza imporre etichette o aspettative.
Prodotto da Paco Cinematografica in collaborazione con Vision Distribution, e realizzato con il sostegno dell’associazione GenderLens per garantire un racconto autentico e rispettoso, Unicorni si presenta come un’opera che cerca il dialogo tanto con i ragazzi quanto – e soprattutto – con gli adulti. Ne abbiamo parlato con Viola Gabriele, che interpreta Diletta: una ragazza in piena trasformazione, stretta tra il bisogno di essere se stessa e un rapporto difficile con la madre.

Unicorni segna il tuo primo ruolo in un film per il cinema. Com’è stato confrontarsi con un personaggio come Diletta?
«Diletta ed io siamo coetanee, e forse per questo siamo simili: è in un momento di cambiamento, di crescita, cerca sè stessa sperimentando e ribellandosi alle regole e alle etichette. Si mostra forte, decisa, fa la dura ma anche lei ha le sue fragilità e vulnerabilità. Ho dovuto lavorare sul rapporto conflittuale che ha con la madre, a me distante, che contribuisce a questa corazza che porta».
Chi sono i tuoi riferimenti nel cinema che ti hanno spinta a portare avanti la passione per la recitazione?
«La mia passione per la recitazione viene alimentata dal teatro e forse, proprio per questo, non ho grandi punti di riferimento cinematografici. Quello che mi spinge più di tutto a portarla avanti è ciò che mi trasmette: magia e libertà».
Il film parla agli adolescenti, ma è soprattutto un messaggio rivolto agli adulti. Cosa ti auguri che colgano i genitori guardando Unicorni?
«Credo che i genitori, ma in generale gli adulti, trovino in questo film degli spunti di riflessione diversi per avvicinarsi alle nuove generazioni. Spero imparino ad abbassare quelle barriere emotive che da generazioni si portano dietro, ad ascoltare un po’ di più e in modo vero i giovani ma soprattutto, spero possano imparare che nella vita dei loro figli non tutto può essere deciso, e che la felicità per loro più grande sarà essere accolti e accettati dai genitori nonostante tutto».
Dopo questa esperienza, dove ti rivedremo?
«Sicuramente mi troverete a teatro! Speriamo in futuro anche al cinema, io continuo con i provini!».

Credits: @alessandropensinistudio
Lucio (Edoardo Pesce), brillante conduttore radiofonico, ed Elena (Valentina Lodovini), moglie amorevole ma emotivamente dipendente, vivono in un contesto familiare sereno e allargato, dove Blu ha sempre avuto la libertà di esprimersi come vuole, almeno entro le mura di casa. Ma quando il bambino vuole portare quella stessa libertà fuori, l’equilibrio si incrina. Completano il cast Lino Musella, Thony, Donatella Finocchiaro e Paola Tiziana Cruciani, in un perfetto equilibrio tra leggerezza e profondità.
Nel percorso che li porterà a confrontarsi con i propri limiti e pregiudizi, Lucio ed Elena parteciperanno agli incontri dei “Genitori Unicorni”, un gruppo di auto-aiuto gestito da una psicologa interpretata dalla stessa Andreozzi, insieme a famiglie alle prese con esperienze simili. Tra le fila di questo gruppo troviamo anche bambini interpretati da giovani attori gender variant e veri genitori appartenenti all’associazione GenderLens, che ha collaborato al film per garantirne autenticità e rispetto.
La regia, affidata a un solo punto macchina e costruita in modo “emozionale” insieme al direttore della fotografia Stefano Salemme, riflette l’approccio intimo voluto dalla regista: un film fatto di sguardi, esitazioni, sentimenti in movimento.«Unicorni – spiega Andreozzi -, non è un film sul gender, ma sull’amore che inciampa nella paura, sulla libertà che si scontra con le aspettative. È un film sulla fatica e il coraggio che sono necessari a un genitore per lasciar andare l’idea che ha di un figlio, per fare spazio all’individuo che ha davanti».
La regista racconta di aver costruito il personaggio di Lucio come una sorta di alter ego: un uomo convinto di essere progressista, che però si scopre ancora prigioniero di un immaginario patriarcale. Unicorni, spiega, nasce proprio da una domanda personale: “E se capitasse a me?”. Da lì, l’urgenza di scrivere un film che affrontasse il tema della genitorialità in modo onesto, privo di retorica e radicato nella complessità del reale.
La famiglia di Blu si definisce aperta, moderna, inclusiva. Eppure, proprio quando il bambino decide di esprimere sé stesso davanti agli altri, emergono dubbi, paure e fragilità. I genitori – Lucio, si trovano impreparati davanti a un cambiamento che li costringe a interrogarsi sul loro ruolo e sulle proprie convinzioni.
«Abbiamo raccontato la storia di Blu perché ci riguarda tutti: è il momento in cui un genitore deve scegliere se amare un figlio per com’è o per come lo aveva immaginato. È un momento di rottura, ma anche di rinascita», ha dichiarato Andreozzi.
Dopo l’anteprima al Giffoni Film Festival, Unicorni arriverà nelle sale italiane dal 18 luglio.
Credits foto: @alessandropensinistudio
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