Un altro pezzo di cinema italiano se n’è andato. Dino Risi, tra i maggiori registi del secondo dopoguerra, si è spento sabato a Roma nel residence Aldovrandi del quartiere Parioli, dove viveva da tempo. Nato a Milano il 23 dicembre del 1916, si laurea in medicina ma poi, contrariando i suo genitori che lo vorrebbero psichiatra, decide di dedicarsi al cinema lavorando con Alberto Lattuada e Mario Soldati. Dopo i primi cortometraggi, Barboni e Buio in sala, in cui affronta due temi a lui particolarmente cari come la disoccupazione a Milano nel dopoguerra e il “cinema maestro di vita”, si trasferisce a Roma, dove collabora con Lattuada scrivendo il soggetto di Anna. La sua prima regia per un lungometraggio arriva a 35 anni con Vacanze col gangster (1951), mentre per la prima notorietà deve attendere il 1955 con Pane, amore, e… del 1955, terza pellicola della fortunata serie iniziata con Pane, amore e fantasia (1953) e proseguita con Pane, amore e gelosia (1954), entrambe di Luigi Comencini. Risi è considerato, accanto a Mario Monicelli, Comencini, Nanni Loy ed Ettore Scola uno dei padri della commedia all’italiana, per il suo modo graffiante, sarcastico e disincantato di ritrarre la realtà del nostro Paese. Tra i suoi film di maggiore popolarità ricordiamo Il segno di Venere (1955), Poveri ma belli (1957), Il vedovo (1959), Una vita difficile (1961), Il sorpasso (1962), I mostri (1963) e Profumo di donna (1974). Nel 2002 riceve alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia il Leone d’Oro alla carriera.

El.Va.

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