Pelé, il leggendario ex calciatore, icona indiscussa del calcio brasiliano e mondiale, è morto all’età di 82 anni.
L’annuncio della triste notizia è stato riportato dal suo agente, Joe Fraga. Il fuoriclasse brasiliano si è spento presso l’Albert Einstein Hospital di San Paolo, dove era ricoverato da qualche settimana in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Nel settembre 2021 gli era infatti stato diagnosticato un cancro al colon e negli ultimi tempi sembra che avesse iniziato a non rispondere più alle cure.
Al momento nessun comunicato è stato ancora rilasciato dalla famiglia. A esprimersi nelle ultime ore sullo stato di salute di Pelé è stata la figlia Kely Nascimento, la quale ha postato il seguente messaggio sugli ultimi momenti trascorsi col padre: «Questi momenti sono difficili da spiegare. A volte c’è molta tristezza e disperazione, altre volte ridiamo e parliamo di ricordi divertenti: quello che impariamo da tutto questo è che dobbiamo raggiungerci l’un l’altro e tenerci stretti l’un l’altro. Questo è l’unico modo in cui vale la pena. Tutti insieme».
Edson Arantes do Nascimento, detto Pelé, è nato il 23 ottobre 1940 a Três Corações, comune brasiliano nello Stato del Minas Gerais. Pelé ha legato quasi tutta la carriera sportiva alla squadra del Santos, del quale è ancora il miglior marcatore di tutti i tempi a fronte di 643 gol segnati in 659 partite disputate. Tra i maggiori traguardi raggiunti a livello di club vi sono sei titoli nazionali, la Coppa Libertadores del 1962 e del 1963, alle quali sono seguite le due vittorie nelle rispettive edizioni della Coppa Intercontinentale.
Con il suo gol segnato all’esordio in nazionale a soli 16 anni, rimane ancora a 65 anni di distanza il più giovane marcatore del Brasile, con il quale ha segnato 77 gol in 92 partite. Pelé rimane l’unico calciatore ad aver vinto tre edizioni del Campionato Mondiale di Calcio, rispettivamente nel 1958, 1962 e 1970. Il suo gol realizzato alla Svezia nella finale del 1958 è inoltre considerato il terzo più grande gol nella storia della Coppa del Mondo FIFA.
La FIFA gli riconosce il record di reti realizzate in carriera, che ammontano a 1281 in 1363 partite, mentre in gare ufficiali ha messo a segno 757 reti in 816 incontri, con una straordinaria media realizzativa pari a 0,93 gol a partita.
Un campione del genere non poteva che lasciare il segno anche nel mondo del cinema. L’esordio cinematografico di Pelé avviene nel 1978 con Os Trombadinhas, film poliziesco nel quale interpreta sé stesso e che lo vede impegnato nelle indagini. Tre anni più tardi viene poi coinvolto nella produzione di quello che rimane uno dei film sportivi più amati di sempre, Fuga per la vittoria, nel quale interpreta il campione originario di Trinidad Luis Fernandez.
Il film diretto da John Huston, liberamente ispirato alla famigerata ‘Partita della Morte‘ tenutasi a Kiev il 9 agosto 1942, è ambientato durante la Seconda guerra mondiale e racconta della sfida calcistica tra gli atleti di un campo di concentramento per Alleati e i militari tedeschi della base vicina. Il film, oltre a star del calibro di Sylvester Stallone, Michael Caine e Max Von Sydow, ha visto la partecipazione di molte leggende del calcio. Oltre allo stesso Pelé hanno fatto parte del cast anche Bobby Moore, Osvaldo Ardiles e Paul Van Himst.
In tempi più recenti O Rei, com’era definito dai suoi ammiratori, è stato oggetto di alcuni documentari e biopic che hanno avuto ampia risonanza internazionale, come Pelé eterno, documentario brasiliano del 2004 diretto da Anibal Massaini Neto premiato con il Premio Città di Roma Arcobaleno Latino al Festival di Cannes 2005.
Nel 2016 arriva il primo biopic dedicato al campione Pelé (titolo originale Pelé: Birth of a Legend), diretto da Jeff e Michael Zimbalist. Il film ne racconta la fulminea ascesa, partendo dall’infanzia difficile e travagliata spesa nelle favelas di San Paolo fino alla vittoria ai mondiali del 1958 in Svezia, che lo ha consacrato agli occhi del mondo. L’anno scorso è stato invece il turno di Pelé: il re del calcio, documentario prodotto da Netflix, diretto David Tryhorn e Ben Nicholas, che racconta la vita e la carriera del campione in parallelo con l’evoluzione politica e sociale del Brasile.
La sua influenza sulla cultura popolare brasiliana è arrivata al punto da spingere il presidente Jânio Quadros a dichiararlo ‘Tesoro nazionale‘, mentre nel luglio del 2011 è stato dichiarato ‘Patrimonio storico-sportivo dell’umanità‘.
Foto: MovieStillsDB
Fonte: TheAthletic
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