Ai piedi della rivoluzione
whatsapp

Ai piedi della rivoluzione

Si insinuano senza darlo troppo a vedere e poi te le ritrovi ovunque. Stiamo parlando delle uniche e inimitabili Converse Chuck Taylor All Star, che dal mondo della musica sono arrivate al cinema.

Ai piedi della rivoluzione

Si insinuano senza darlo troppo a vedere e poi te le ritrovi ovunque. Stiamo parlando delle uniche e inimitabili Converse Chuck Taylor All Star, che dal mondo della musica sono arrivate al cinema.

Le abbiamo citate più volte in vari pezzi passati perché, proprio come è successo nel cinema, le Converse Chuck Taylor All Star si insinuano senza darlo troppo a vedere e poi finisce che te le ritrovi ovunque. Tanto vale farci un pezzo sopra, visto che stiamo parlando di quelle che, molto probabilmente, sono le calzature più iconiche e trasversali di sempre.

Tutto ha inizio nel 1917 quando la Converse Rubber Shoe Company lancia l’All Star, una scarpa in tela con suola di gomma pensata esclusivamente per il basket. Funzionale, economica, niente di più. Tre anni dopo, un giocatore semiprofessionista di nome Charles “Chuck” Taylor entra nella sede della Converse lamentandosi di dolori ai piedi. Invece di mandarlo a quel paese, l’azienda intercetta le sue lamentele, si interessa ai suoi suggerimenti per cambiare il modello e renderlo più performante e, alla fine, lo assume come ambasciatore e venditore itinerante. Chuck gira l’America insegnando basket nelle palestre delle scuole e ovunque porta le sue scarpe. Nel 1932 il suo nome viene stampato sulla patch alla caviglia: nasce ufficialmente la Chuck Taylor All Star. È la prima scarpa nella storia ad avere il nome di un atleta sopra; prima di Jordan, prima di tutto.

Per i successivi trent’anni le Chuck restano quello che sono: scarpe da giocatori di basket. Di uno in particolare, Wilt Chamberlain, che le indossa nere nel cammino che lo porta a diventare uno dei più grandi realizzatori nella storia di questo sport.

Poi arriva il rock ‘n’ roll e tutto cambia. Negli anni Cinquanta e Sessanta, quando i musicisti cercano qualcosa da indossare che non sia né formale né sportivo, qualcosa che stia nel mezzo tra la strada e il palco, le Chuck Taylor sono lì: economiche e disponibili. Il primo a indossarle è forse Buddy Holly, ma quelli che le trasformano in una uniforme generazionale sono i Ramones, che le abbinano ai jeans skinny strappati e alle giacche di pelle. Non è solamente una scelta di stile, ma un manifesto sociale e politico: le Chuck costano poco, durano a lungo, e non assomigliano a niente che indosserebbe un adulto rispettabile. È esattamente quello che serve a quel rock aggressivo che, di lì a pochissimo, diventerà punk.

Il cinema recepisce e incorpora. In Rocky (1976) il pugile interpretato da Sylvester Stallone incarna il perdente, sottovalutato, pronto al riscatto. Le sue All Star contribuiscono a definire l’immagine di un atleta proletario cresciuto nei quartieri popolari di Philadelphia. Nel 1978 sono invece ai piedi di Olivia Newton-John in Grease, dove interpreta Sandy, una ragazza apparentemente semplice ma che ha un fuoco segreto che le arde dentro. Nel 1982 è Sean Penn a indossarle in Fuori di testa, mentre l’anno successivo tocca a I ragazzi della 56ª strada, una storia di ribellione e gioventù ai margini della società firmata Francis Ford Coppola.

Nel 1985, Marty McFly scambia le sue Nike con un paio di Chuck Taylor quando finisce negli anni Cinquanta di Ritorno al futuro e, nello stesso anno, Allison Reynolds, la stramba di The Breakfast Club, completa il suo outfit da eccentrica senza futuro, ma con molta rabbia dentro, proprio con un paio di umili scarpe da basket. Un anno dopo, la storia si ripete. Questa volta il film è Stand by Me e le Converse sono ai piedi dei ragazzini perdenti di Stephen King.

Con gli anni Novanta, la rabbia viene sostituita con la disillusione e così finiamo per trovare le Chuck Taylor ai piedi dei protagonisti di Clerks (1994), di Leonardo DiCaprio in Ritorno dal nulla (1995) e di Kurt Cobain, che intanto le ha riportate al centro della scena musicale. Cambia il secolo ma la storia non cambia: le Converse restano il simbolo di una gioventù non allineata in titoli come Suxbad: Tre menti sopra il pelo (2007) e Juno (2007). Negli ultimi anni, invece, la scarpa nata per giocare a basket, ma che ormai nessuno usa per quello scopo, diventa un poco il simbolo della cultura pop, post-moderna e nostalgica per moda. Quasi pleonastico dire che hanno un ruolo di primo piano in Stranger Things.

Ora, qualche Converse Chuck Taylor All Star da consigliare visto che, tra variazioni sul tema, collection, edizioni limitate o a tema, se ne trovano un’infinità di modelli tutti simili, ma tutti diversi? Se lo chiedete a me, l’unica scelta possibile è quella classica: il modello alto, preferibilmente nero o bianco, senza variazioni, senza lustrini e, soprattutto, senza trattamenti vintage artefatti per stile. La cosa bella delle All Star è che sono scarpe sincere e semplici, che invecchiano rapidamente ai piedi se indossate con regolarità, raccontando qualcosa di voi. Ogni elaborazione le fa apparire fasulle. E voi non volete sembrare fasulli, vero?

© RIPRODUZIONE RISERVATA