Ai piedi delle star
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Ai piedi delle star

Il cinema ha usato spesso le scarpe come uno strumento narrativo, estetico, sociale, politico e di appartenenza o divisione culturale

Ai piedi delle star

Il cinema ha usato spesso le scarpe come uno strumento narrativo, estetico, sociale, politico e di appartenenza o divisione culturale

Questo mese andiamo a curiosare tra i piedi delle star, tra scarpe eleganti, scarpe da lavoro, scarpette da danza, sneakers e tacchi a spillo. Cominciamo dai classici, la scarpa mangiata per fame da Charlie Chaplin in La febbre dell’oro, nel 1925. Era fatta di liquirizia e le ripetute riprese causarono un brutto mal di stomaco al genio della comicità.

Rimaniamo sempre nella Hollywood degli anni d’oro ma entriamo nel mondo del colore e delle scarpette rosse di Dorothy, nel film Il mago di Oz del 1939. Nel romanzo erano d’argento, ma era un peccato non sfruttare le potenzialità del Technicolor con un colore che avrebbe risaltato così poco a schermo, per questo si scelse di farle rubino. Dello stesso colore, ma con tutt’altra valenza simbolica, le calzature di Scarpette rosse (1948) che forse per la prima volta porta a schermo l’ossessione che spesso si nasconde dietro le eccellenze del balletto.

Nel 1950 è la volta dell’animazione e di Walt Disney, che porta a schermo Cenerentola e la sua scomodissima scarpetta di cristallo. Il tema viene ripreso sette anni più tardi da Audrey Hepburn che in Cenerentola a Parigi (Funny Face) rende iconiche delle ben più comode ballerine. Cambiamo decisamente atmosfera e spostiamoci avanti di qualche anno per parlare degli stivali argentati di Barbarella (1968), il film di fantascienza comicamente erotico tratto dal noto fumetto francese e interpretato da una esplosiva Jane Fonda. E per rimanere in ambito fantascientifico, le Nike Vandal indossate da Michael Biehn in Terminator (1984), forse la prima apparizione cinematografica significativa (e probabilmente sponsorizzata) dello Swoosh.

Sempre nel 1984, Michele Apicella, lo straordinario e inquietantissimo protagonista di Bianca, interpretato da Nanni Moretti (che del film è anche regista e sceneggiatore), celebra l’importanza delle scarpe con un monologo che è storia del nostro cinema. Nel 1985, invece, nel film L’uomo con la scarpa rossa, una singola calzatura fa finire nei guai Tom Hanks in una gradevolissima commedia che omaggia il cinema di Alfred Hitchcock.

Nel frattempo, nel mondo è iniziata la grande guerra delle sneaker e se nel 1986 la Reebok assesta un gran colpo mettendo ai piedi di Sigourney Weaver e della sua Ripley un paio di sneaker futuristiche concepite espressamente per Aliens di James Cameron (successivamente il modello verrà commercializzato con il nome di “alien stomper”, le “calpesta alieni”), sempre quell’anno la Nike trova il suo cantore assoluto nel regista Spike Lee che prima omaggia le Air Jordan nel film Lola Darling (She’s Gotta Have It) e poi gira numerosi spot per il marchio.

Sempre la Nike, nel 1989 trova un centro assoluto con le sneaker autoallaccianti di Ritorno al futuro – Parte II di Robert Zemeckis, che diventano un oggetto del desiderio ancora oggi non soddisfatto (esistono delle repliche ufficiali ma non funzionano così bene come nel film). Lo stesso succede qualche anno dopo con Forrest Gump (sempre di Zemeckis, che deve avere un qualche contratto con la Nike evidentemente), che pone al centro dello schermo l’iconico modello Cortez.

Ma non solo di buoni sentimenti si vive, giusto? E così le Adidas Samba, nel 1996, diventano il simbolo della ribellione e di una generazione perduta grazie al Trainspotting di Danny Boyle. A proposito di rabbia, come non citare le Onitsuka Tiger gialle con bande nere che Beatrix Kiddo (Uma Thurman) sfoggia nel primo capitolo di Kill Bill nel 2003, omaggiando un modello analogo che Bruce Lee indossava in Game of Death (L’ultimo combattimento di Chen)? A margine, questa è l’unica occasione in cui nel cinema di Tarantino viene premiato un piede femminile calzato, invece che nudo.

Siamo ormai nei primi anni Duemila e in questa decade, quando si parla di scarpe, non si può che citare Carrie Bradshaw, la protagonista di Sex and the City, che ha fatto la fortuna di marchi come Manolo Blahnik, Jimmy Choo, Christian Louboutin e via discorrendo. Inutile dire che Prada è il grande protagonista, anche per quello che riguarda le scarpe, del film Il diavolo veste Prada del 2006.

Negli ultimi anni, per merito di Taylor Sheridan e Yellowstone (e tutte le serie connesse), sono invece tornati prepotentemente gli stivali da cowboy e le scarpe da lavoro, con marchi come Justin Boots, Ariat, Tecovas, Caterpillar.

Prima di chiudere però, una citazione a parte la merita la scarpa che più volte è stata portata al cinema, in ogni tipo di pellicola. Parlo ovviamente delle Chuck Taylor All-Stars che da Rocky a Stand by Me, dal primo Ritorno al futuro a Io, Robot, da Fusi di testa a Transformers, da Twilight a Scott Pilgrim vs. the World, da Spider-Man a Suicide Squad, da sempre rappresentano i giovani ribelli non allineati americani. Non a caso, erano le scarpe dei Ramones.

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