Abbiamo incontrato il maestro Aleksandr Sokurov all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia, lo scorso settembre, durante la Mostra del Cinema.
Maglietta nera a maniche corte nere, capelli a spazzola brizzolati, l’autore di capolavori come Moloch e Arca Russa ha un fisico compatto e robusto, che quasi sembra un’eco della potenza delle sue visioni.
Già Leone d’oro a Venezia nel 2011 con Faust, il maestro ha presentato al festival la sua ultima opera, Francofonia, che prendendo spunto dall’occupazione tedesca di Parigi racconta la storia del Louvre e di due uomini eccezionali: il direttore del museo Jacques Jaujard e l’ufficiale nazista Franziskus Wolff-Metternich, che – collaborando – riusciranno a salvare tantissime opere.
Francofonia è un film sull’arte, sulla storia dell’Europa, e sull’uomo. Ed è un monito ai giovani.

BM: Nel film si percepisce una sorta di preoccupazione nei confronti dell’Europa.
A.S: «Ho girato Francofonia, perché la vulnerabilità delle basi della cultura mi preoccupa molto. Dobbiamo preservare l’identità dell’arte e della cultura anche dai giovani artisti d’oggi, che spesso rinnegano l’evoluzione della vita dell’arte. Sono loro i nemici più grandi dell’arte, anche italiana. Ogni principio rivoluzionario è un segno di distruzione, perché rinnega tutto ciò che è stato fatto. Un autore dovrebbe sempre ricordare che ciò che sa fare gli è stato insegnato da qualcuno. L’arte è un presente continuo. Va recuperata la nozione di scuola: ogni grande pittore è stato apprendista di bottega per molti anni. A parer mio, e non voglio aver ragione a tutti i costi, senza scuola e senza evoluzione e sviluppo, l’arte non va avanti».

BM: E c’è anche una certa distanza tra Parigi e la Russia.
A.S.: «Ho portato sullo schermo due grandi della cultura russa, Tolstoj e Cechov, e affermo che stanno dormendo. Questo vuol dire che c’è una chance di svegliarli, c’è una speranza. Ma chi potrà farlo? Io non ci sono riuscito, ho tentato, ma non ce l’ho fatta».

BM: Quindi c’è fiducia nei confronti dell’uomo.
A.S.: «Si può avere fiducia solo nell’uomo morale. Se l’uomo non è morale, non è giusto, non possiamo fidarci. Ecco perché non possiamo credere nei politici: non possiamo affidargli la nostra vita, perché per definizione i politici sono dei voltagabbana. Nel film racconto due uomini: un tedesco e un francese. Nonostante il dualismo che sta alla base ci fidiamo di lui perché è un uomo colto e istruito. Lui è un uomo morale. Ma se la Storia avesse avuto un esito diverso, come si sarebbe comportato Franz Wolff-Metternich? È probabile che, se l’unione Sovietica non fosse riuscita a fermare la Germania, tutti i tesori del Louvre sarebbero stati saccheggiati e tutte le opere portate in Germania o addirittura distrutte».

BM: Il suo film arriva poco dopo la notizia della distruzione delle opere del museo di Palmira, dobbiamo forse ringraziare Napoleone per aver “salvato” qualche opera?
A.S.: «Beh sì, e allora possiamo anche ringraziare i tedeschi per non aver fatto soffrire milioni di ebrei… a parte gli scherzi, la mia interpretazione di Napoleone nel film è libera. Ma è anche vero che da sempre i musei sono stati oggetto di furto e di saccheggi. Chissà quante opere sono andate perdute per mare, sotto le acque si trovano forse più di 20 Louvre. Nel film ricordo le opere perdute con i container in naufragio».

BM: Come mai ha utilizzato così tanti linguaggi: fiction, documentario, fotografie, immagini di repertorio, eccetera?
A.S.: «Ci sono tantissimi temi, molti livelli, Francofonia è una specie di lasagna e ogni donna di casa sa che quando si fa una torta strati bisogna usare strati molto vari e delinearli bene».

BM: Lei ha scelto di essere protagonista perché è particolarmente legato al tema?
A.S.: «Non ho alcun obbligo nei confronti della cinematografia, posso fare ciò che voglio, e quindi scelte diverse. Mi rendo conto di vivere in un periodo storico difficile e contraddittorio: da una parte abbiamo a che fare con una storia che crediamo conclusa, ma non lo è, dall’altra con segni che sono presagi di cose molto più spiacevoli di quelle passate. Il mio punto di partenza è stato leggere. Bisogna leggere, leggere, leggere, è da lì che nasce ogni espressione. Dentro un pezzo di repertorio non si troverà mai una risposta. Per avere le risposte bisogna leggere i documenti storici, senza però mai fidarsi del tutto. La cosa più vera che un documento storico può offrirci è l’esistenza del fatto. Poi noi, in base alla testimonianza del fatto, possiamo affermare che con ogni probabilità, ma sempre forse, e con tutte le precauzioni del caso, qualcosa è accaduto in un certo modo.
La storia è una volpe, ti sfugge e copre con la coda; mentre tu cerchi da un lato è già fuggita dall’altra parte.
E aspettatevi che a mezzogiorno i vostri eserciti inermi tirino fuori i tappetini e inizino a pregare».

Qui sotto, una clip del film:

© RIPRODUZIONE RISERVATA