Doctor Strange racconterà le origini del Maestro delle Arti Mistiche creato nel 1963 da Steve Ditko e sviluppato poi con l’aiuto di Stan Lee, il deus ex machina della Marvel, che con lui aveva già dato vita a Spider-Man. Il protagonista (Benedict Cumberbatch) è un famoso neurochirurgo che, caduto in depressione dopo un incidente d’auto che gli compromette l’uso delle mani e dunque la carriera, durante un viaggio di guarigione in Oriente incontra l’Antico, che diventa il suo mentore e lo inizia alla magia.
Del film non si sa molto di più, se non che i due villain – Karl Mordo e Kaecilius, anch’essi stregoni – non corrisponderanno esattamente ai loro omonimi a fumetti, ma saranno una fusione di più avversari di Strange. Mentre l’interesse sentimentale dovrebbe essere rappresentato dal chirurgo Christine Palmer (Rachel McAdams), ex collega del nostro.
A proposito di fumetti, visto che il Dottore non ha avuto lo stesso oceanico successo editoriale di Spidey, nonostante la Marvel abbia ingaggiato negli anni schiere di grandi professionisti per valorizzarlo, vale la pena approfondire la storia del personaggio e dei comprimari, buoni e cattivi, con l’aiuto di alcune testimonianze d’eccezione (e di una piccola guida al suo mondo).

Per esempio quella di Steve Englehart, sceneggiatore dall’immaginazione fervida e creatore tra le altre cose di Star-Lord dei Guardiani della Galassia, a cui il dottore viene affidato nel 1972. Per Best Movie, Steve ritorna con la memoria a quel tempo, quando lui e il disegnatore Frank Brunner stavano pensando alla nuova serie. «Avevamo deciso di rendere lisergici i primi numeri e volevamo in qualche modo ripensare il classico Disney Alice nel paese delle meraviglie. All’epoca non esisteva internet, anzi, non c’erano neanche VHS e DVD. Se volevi riguardare un film dovevi cercare un cinema nei paraggi che lo proiettasse. Lo trovammo, si trattava di un drive-in che, prima di Alice, dava Il Maggiolino tutto matto. Dopo la prima bobina del capolavoro ispirato al romanzo di Lewis Carroll, il proiezionista ci fece vedere direttamente la fine, saltando la parte più utile per noi. Protestammo, ma lui ci disse che eravamo gli unici interessati in quel momento a vederlo e che voleva andare a casa: niente Alice! Io e Frank dovemmo fare tutto da soli. Creare storie a fumetti in quel periodo era roba per veri duri!».

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Foto © Marvel Studios/Walt Disney Motion Pictures

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