Viva l’Italia. Ci vediamo a casa. Mai Stati Uniti. Nessun messaggio in codice. Solo il titolo di tre film che in comune hanno tre cose: la prima è che sono usciti di recente (i primi due) o usciranno a giorni (il terzo); la seconda Ambra Angiolini. «Essere in sala con diverse pellicole a distanza di un mese e mezzo l’una dall’altra è una follia; finiscono per cannibalizzarsi a vicenda e non danno il tempo alle persone di respirarci dentro, di poter scegliere. Senza parlare del fatto che per gli “addetti ai lavori” sono dei weekend da Sottile linea rossa, che creano imbarazzo anche a fare promozione. Non si sa mai bene come muoversi. Ma d’altronde non tocca a me scegliere…».
Anche se, certo, da parte sua la scelta è stata fatta a monte. Quella di dedicarsi con passione a un lavoro impegnativo, che molto spesso la porta lontano da casa e dalla famiglia, ma anche appagante; e questo momento d’oro e di sovraesposizione ne è una conferma.
Un lavoro che, nonostante la finzione, la costringe a confrontarsi con la realtà. E in questo sta il terzo punto in comune: tutte le commedie sopracitate, in qualche modo, raccontano l’Italia di oggi, con i vizi della politica e del malcostume, le difficoltà e gli effetti collaterali del precariato, la crisi della famiglia.

Almeno sono film che portano il sorriso in questo momento di crisi…
«Non sono convinta che la gente abbia bisogno di sorridere per superare i momenti di crisi. La commedia, a parte rare occasioni, funziona al botteghino per ragioni per me un po’ misteriose. Un trend colto anche da Immaturi, una pellicola che ha avuto molto successo. A me spiace molto, però, che non ci sia spazio per tutta una serie di prodotti che non riescono a trovare una produzione o una distribuzione. Spero che presto o tardi la realtà cambi».

Tre commedie e tre personaggi particolari. Come ti sei preparata?
«La commedia è un genere molto difficile. Ha un equilibrio precario. Cercare le risate in modo elegante non è semplice. L’importante è non perdere mai il contatto con la realtà, affinché i personaggi non perdano credibilità. Per ottenere questi risultati sono necessari intuito e “mestiere”. Lo studio è importante, ma io mi aiuto anche con l’osservazione diretta. Adoro guardare la gente, il modo di muoversi, di parlare».

I tuoi ultimi film parlano d’attualità, ma anche di famiglia. Con Francesco Renga hai deciso di non sposarti. Come ti poni nei confronti della coppia, qual è il segreto per stare insieme?
«Non voglio generalizzare, parlo più che altro della mia esperienza personale. Sentirsi liberi di scegliersi tiene vivo il rapporto. Scegliersi ogni giorno per motivi diversi dai doveri, dagli obblighi e dalle leggi. Mi piace l’idea che una persona potrebbe lasciarmi ogni giorno, ma invece decide di restare con me. Credo anche che sia giusto mantenere un po’ di sano mistero: qualcosa che sia solo tuo e che mantiene viva la curiosità dell’altro». […]
(Foto Getty Images)

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