Nel corso di oltre quarant’anni di carriera, trascorsi su palcoscenici, set cinematografici e televisivi, Helen Mirren ha sperimentato di tutto e lavorato con i più grandi registi (Altman e Greenway, tanto per citarne un paio), dando vita a personaggi molto diversi gli uni dagli altri: un’agente del Mossad, una detective, una killer professionista e persino Fata Morgana. Ma la prima parte che viene in mente quando si pensa a lei è anche quella che le ha regalato il suo primo Oscar, sette anni fa, quando interpretò Elisabetta II in The Queen, diretta da Stephen Frears. Sarà per il suo charme e un’innata raffinatezza che, nel tempo, l’attrice è stata scelta per impersonare ben tre sovrane inglesi, sia al cinema che in tv. Ora è tornato sul grande schermo nei panni di Madame Mallory: anche lei una regina, sì, ma stavolta del gusto. Il film è Amore, cucina e curry ed è diretto da Lasse Hallström, uno che di accoppiate cinema-cibo se ne intende (vi ricordate Chocolat?). Madame Mallory è una chef francese che vede il proprio equilibrio minacciato da un piccolo ristorante indiano che ha aperto esattamente davanti al suo.

Quando la incontriamo in un hotel di Londra, Helen Mirren sorride radiosa, contenta di parlare di questa piccola storia di sentimenti e cucina (dietro la quale ci sono grandi nomi come Steven Spielberg e Oprah Winfrey, entrambi produttori).

Nel 2007 fu invitata al Festival della fiction di Roma, dove fu premiata per Prime Suspect : The Final Act.
«Oh, sì, ricordo! Mi trovai molto bene».

Tra le altre cose parlò di Roma, all’epoca la sua serie tv preferita. Cosa le piace guardare oggi?
«Beh, proprio ieri sera ho iniziato a guardare Gomorra e devo dire che mi piace molto! Penso che il film fosse spettacolare. Visto che non l’avevo ancora vista, dovrò recuperare tutti gli episodi. E poi ce n’è un’altra che mi piace molto: è una serie italiana, su un commissario di polizia di cui però adesso non ricordo il nome…».

Intende dire Montalbano?
«Montalbano, ecco! Io adoro Montalbano!»

È interessante, recitata in siciliano. È un po’ più difficile da capire rispetto ad altre serie.
«(Iniziando a parlare in italiano) Sì, è molto difficile per me. Io ho una casa in Puglia, a Tiggiano, in Salento. Penso che anche il salentino sia molto complicato da capire».

Parliamo un po’ di Amore, cucina e curry. Madame Mallory è una perfezionista perché mette molta passione nel suo lavoro. Lei sente di avere qualcosa in comune con lei?
«Non direi. Sono molto più rilassata di lei e francamente non capisco molto le persone così, troppo ossessionate. Penso di esserlo stata un po’ di più quando ero una giovane attrice, ma in fondo questo è il bello dell’invecchiare, no? Le cose si fanno più facili. Il nostro approccio alla vita in genere si semplifica. Con l’età si diventa meno pignoli e si capisce che la vita non riguarda tanto la perfezione, bensì il suo contrario: vivere significa avere a che fare con differenze e imperfezioni. Non posso identificarmi con lei ma mi è piaciuto moltissimo interpretarla!»

So che non ama molto cucinare. Trovandosi sul set del film ha sviluppato qualche curiosità in più o ha scoperto delle ricette interessanti?
«Mi trovavo in Salento, di recente, e un’amica mi ha spedito dall’Umbria dei tartufi neri. Perciò ne ho approfittato e ho cucinato una deliziosa pasta con tartufo. Ma sento che posso fare di più, so che posso renderla ancora migliore. Era buonissima».

Una delle frasi del film recita “Il cibo è memoria”. Credo anche che il cibo sia una lingua, un tipo completamente diverso di comunicazione.
«Assolutamente! E gli italiani capiscono benissimo il cibo. Ad esempio, in Salento, ogni ristorante e ogni casa devono avere dei tavoli lunghissimi che possano ospitare almeno 12 persone! In Inghilterra, invece, ai tavoli possono sederne quattro o sei al massimo. Ma nel vostro Paese è molto diverso, perciò in ogni ristorante capita di vedere grandissime tavolate con bambini, genitori e nonni. Credo che sia un approccio tutto vostro: il cibo va condiviso insieme alla famiglia».

È una grande esperienza sociale, in fondo.
«Esattamente. È un momento che unisce fortemente nella nostra società. E un’altra splendida caratteristica che ho notato in Italia è che, anche se non sai di cosa parlare a cena, ti basterà parlare di cibo e di colpo tutti i presenti si uniranno alla conversazione naturalmente! E con così tanta passione e interesse per ogni piatto! Lo trovo fantastico».

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