Claudio Cupellini è il regista di Una vita tranquilla e di alcuni episodi della prima stagione di Gomorra (ma tornerà anche per la seconda). Si sta quindi ritagliando uno spazio dentro il noir territoriale, che è il tratto più noto di quel piccolo rinascimento del cinema italiano di quasi-genere di cui Sollima è capofila, ma che passa anche per lavori come Senza nessuna pietà, Perez o Anime nere.

Il suo nuovo film Alaska è un melodramma lungo e intricato che non ha altre ragioni a parte i suoi personaggi, nel senso che la storia cambia bruscamente sulla base di eventi che sono frutto del caso, e a cui i protagonisti reagiscono. L’idea è di raccontare l’amore tra due ragazzi che vengono dal niente, non hanno legami e inseguono la fortuna senza mai riuscire ad afferrarla nello stesso momento. All’inizio del film, e siamo in Francia, è Fausto ad avere un lavoro – fa il cameriere in un grande albergo – e delle sicurezze, poi il rapporto si inverte quando lui finisce in prigione e Nadine trova lavoro a Milano come modella. E così via, in un flusso continuo di mancate occasioni, azzardi e ribaltamenti.

Quindi abbiamo questi due personaggi che sono in balìa del destino e delle loro ambizioni, ma fondamentalmente si piacciono sempre, mettendo lo spettatore nella posizione di domandarsi quando si raggiungerà un equilibrio in mezzo al casino delle loro vite, domanda che porta avanti il film fino ai titoli di coda.
Ecco, se Alaska funziona è molto più per merito di Elio Germano (che recita benissimo anche in francese) e Astrid Berges-Frisbey che per merito della sceneggiatura, sono loro che ci fanno affezionare anche quando tutto sembra arbitrario, cioè pensato a tavolino, senza urgenza.

Qual è la traiettoria di Alaska? Quando il film comincia che obiettivi ha davanti? Da dove si è partiti per metterlo assieme? E perché liquidare certe scelte di Fausto e Nadine, o far sparire alcuni dei comprimari, con lunghe ellissi?
Alla fine delle domande resta comunque il ricordo vivo dei due ragazzi, e in particolare alcuni momenti di perfetto romance (viene in mente Drake Doremus) che nel cinema italiano sono rari.

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