Teatro cinema e televisione, ma anche internet. La passione per la recitazione nata durante gli anni dell’università – «Studiavo in una facoltà scientifica e il mio bisogno di vita mi ha portato in un laboratorio teatrale», ci dice – l’ha condotta a calcare i palchi più importanti d’Italia, poi in pochi anni a diventare uno dei volti più riconoscibili del cinema e della Tv. Stiamo parlando di Lucia Mascino, 40enne originaria di Ancona che ha assaggiato per la prima volta la popolarità grazie a una web serie, poi approdata su RAI2 che la voleva Mamma Imperfetta alle prese con una quotidianità in cui milioni di telespettatrici si sono riviste. Mentre siamo in attesa di rivederla su Sky nella serie tratta dai romanzi di Marco Malvaldi, I delitti del BarLume, Lucia è protagonista assoluta del nuovo film di Francesca Comencini, Amori che non sanno stare al mondo, il racconto di una donna alle prese con una storia d’amore finita miseramente. Per parlare del film l’abbiamo raggiunta al telefono.

La tua Flavia è un personaggio complicato che deve trovare il modo di sopravvivere al cuore spezzato. È stato impegnativo interpretarla?
«Flavia è un personaggio emotivamente estremo che prova sentimenti estremi. Passa dalla calma all’agitazione senza vie di mezzo. La cosa bella nell’interpretarla è che un personaggio del genere ti permette di attraversare vari linguaggi, da quello naturalistico che è quasi non scritto, a quello della commedia, che è tutto di ritmo».

C’è chi a sentire a parlare di commedia pensa alle risate e al divertimento tout court, nel film invece se si ride sono risate amare.
«La commedia che è fatta di battute di ritmo più che di risate, è un’arte quasi matematica e deriva molto dalla scrittura. Io mi ci sento molto affine quindi non è stato un salto mortale».

Alcune scene sono così esagerate che arrivano a essere grottesche.
«Non parlerei di grottesco, è che certe scene sono così drammatiche da diventare comiche, ma questo accade spesso anche nella vita di ogni giorno. Però c’è esagerazione, penso anche alla scena nel bagno con il mio personaggio e quello di Iaia Forte, c’è un livello di narrazione che è quasi onirico, e quindi davvero esagerato. Per un’attrice spaziare da un registro all’altro in questo modo è molto appagante».

Il film è diretto e scritto da Francesca Comencini, che è anche l’autrice del libro omonimo da cui il film è tratto. Com’è stato lavorare con lei?
«Quando sono stata coinvolta nel progetto il film era già scritto, mi hanno mandato lo script e mi ha conquistato subito. Ricordo che dopo averlo letto sono salita in macchina per andare a un appuntamento ma ho dovuto accostare, non ce la facevo ad aspettare di arrivare dove dovevo, e ho chiamato Francesca per dire che mi aveva conquistata».

Hai trovato qualche somiglianza con il personaggio.
«Sì, c’è una somiglianza in alcuni aspetti, e proprio per questo, quando assieme a Thomas (Trabacchi, il coprotagonista del film, ndr) ci siamo ritrovati per fare le prove prima del set ho avuto delle piccole idee che sono state accolte ben volentieri. Francesca Comencini è una regista di grande esperienza e sensibilità, e anche se il film era già scritto da lei è stata accogliente alle proposte durante tutte le prove. Il set poi è durato solo cinque settimane e lì noi attori ci siamo totalmente affidati».

Una cosa che, da donna, ho apprezzato molto del film, è che il punto di vista è marcatamente femminile, Flavio è quasi un pretesto. In questo ultimo periodo molte opere televisive e cinematografiche hanno avuto il coraggio di affidarsi a una protagonista femminile, pensi che qualcosa stia cambiando nel modo di raccontare le donne?
«Penso che la strada sia lunga purtroppo ancora. Ma penso che anche che il nostro, nel suo piccolo, sia un film femminile e femminista. Questa battaglia interiore, questa auto ironia spiccatamente femminile, questa capacità di prendere un dolore profondo e renderlo anche ironico, anche questo forse è un atteggiamento femminista. Poi Amori che non sanno stare al mondo è stato scritto da tre sceneggiatrici donne, diretto da una regista donna, e si parla di una donna. Non c’è nessun giudizio rispetto all’altra parte, non ci sono maschi contro femmine».

Trovi differenze nell’essere diretta da un uomo o da una donna?
«No, nessuna e non ho una predilezione, per me conta solo il talento di chi mi deve dirigere. È vero però che sento subito se lo sguardo con cui si guarda al personaggio femminile è completo o parziale, e può valere sia per le donne che per gli uomini».

Tu hai iniziato la carriera in teatro, poi sei approdata al cinema e alla Tv, passando per internet. Com’è andata?
«Quando ho iniziato a recitare in teatro non ho mai pensato che fosse l’anticamera per qualcos’altro. Ho iniziato per distrarmi dall’università, cercavo vita, e poi man mano che andavo avanti non mi sono mai chiesta dove mi avrebbe portato. Alla fine ho dovuto fare i conti con la definizione d’attrice e ho preso la mia carriera in mano. Nel 2005 ho fatto un film e mi sono entusiasmata, era una cosa completamente diversa, e molto più remunerativa. Di teatro non si può vivere, e per questo un periodo gli ho voltato le spalle. Poi sono tornata. Infine c’è stata la televisione e ammetto che ogni tanto mi sono chiesta che stessi facendo, può capitare, se non aderisci allo spirito del progetto».

Cosa preferisci fare?
«Non c’è un preferito, la televisione mi ha dato ottime soddisfazioni, da Una mamma imperfetta a I delitti del Bar Lume, e lo stesso vale per il cinema, ma il teatro mi ha in qualche modo salvato. È un mondo meno esposto e girano meno soldi, hai un rapporto più stretto con le parole e con la regia, che può essere di qualità o meno ma, ma non è mai niente… Da ogni linguaggio però ho preso qualcosa, dal teatro l’energia e l’importanza del corpo, dal cinema lo scivolarsi dentro perché tutto si trasmette con gli occhi, dalla televisione la leggerezza del buttarsi d’istinto».

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
«In Tv con I delitti del BarLume, poi arriverà al cinema Favola, dove riprenderò il ruolo che per cinque anni ho interpretato in teatro in uno spettacolo di e con Filippo Timi, quello dell’elegantissima signora Eme. E dal prossimo anno sarò in teatro diretta da Lucia Calamaro per un monologo dal titolo Anatomia di una solitudine, sulla poetessa uruguaiana Idea Vilariño».

Foto: Andrea Pirrello

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